
Guardia di Finanza, De Gennaro resta fino a fine 2026: il governo sceglie la proroga
Il governo ha scelto la strada della proroga per risolvere lo stallo al vertice della Guardia di Finanza. Tramite un emendamento al decreto sicurezza, l’esecutivo ha stabilito che il generale di corpo d’armata Andrea De Gennaro rimarrà in carica come comandante generale fino al 31 dicembre 2026. De Gennaro era stato nominato comandante generale il 23 maggio 2023 e il prolungamento di sei mesi gli consentirà di portare a termine un mandato che altrimenti sarebbe giunto a scadenza naturale nei prossimi mesi. Il Quirinale avrebbe già dato il proprio via libera alla soluzione.
Le ragioni della proroga
Nel testo dell’emendamento vengono richiamate le “esigenze connesse all’attuale straordinaria situazione geostrategica e di tensione internazionale” tra le motivazioni a sostegno della continuità al vertice del Corpo. La scelta riflette lo stallo che si era venuto a creare nella ricerca di un successore: la successione al vertice della Guardia di Finanza si era rivelata più intricata del previsto, con la strada della proroga inizialmente descritta come tutt’altro che semplice, poiché avrebbe richiesto un intervento normativo con effetti potenzialmente più ampi. Alla fine è proprio questa la soluzione adottata, inserita nel veicolo legislativo del decreto sicurezza.
Chi è De Gennaro
Nel grado di generale di corpo d’armata, De Gennaro ha ricoperto le cariche di comandante interregionale dell’Italia meridionale, comandante dei reparti speciali e aeronavale centrale, comandante interregionale dell’Italia centrale e, da ultimo, comandante in seconda del Corpo. Prende il posto di Giuseppe Zafarana, indicato a suo tempo dal governo come presidente di Eni. È fratello del prefetto Gianni De Gennaro, già capo della Polizia e presidente di Leonardo.
Il quadro normativo
La normativa prevede che il mandato del comandante generale abbia una durata pari a tre anni e non sia prorogabile né rinnovabile, salvo che il comandante non abbia raggiunto il limite di età al termine del triennio, nel qual caso permane nell’incarico per un massimo di un altro anno. La proroga disposta con emendamento al decreto sicurezza costituisce pertanto un intervento normativo ad hoc, che deroga alla disciplina ordinaria per fronteggiare una situazione contingente.




