
Il Decreto Energia 2026 è legge: bonus da 115 euro e stop ai contratti telefonici
Il percorso del Decreto Bollette si è concluso a Palazzo Madama con una fiducia che ha blindato il provvedimento, trasformandolo ufficialmente in legge dello Stato. Con 102 voti favorevoli, il Governo Meloni incassa un risultato che la Premier definisce coraggioso e concreto, puntando a offrire una sponda immediata a chi si trova in condizioni di vulnerabilità economica. Il pacchetto di interventi, dal valore complessivo di circa 5 miliardi di euro, nasce per stabilizzare un mercato energetico reso incerto dalle nuove fiammate belliche in Medio Oriente, sebbene le opposizioni e le associazioni dei consumatori lamentino una parziale inadeguatezza delle cifre rispetto alla gravità dello scenario attuale.
Bonus una tantum e agevolazioni
Al centro della manovra si colloca il nuovo bonus una tantum di 115 euro per l’elettricità, destinato per l’anno 2026 a oltre due milioni e mezzo di cittadini già beneficiari del bonus sociale. Grazie alla possibilità di sommare questa cifra alle agevolazioni ordinarie, il risparmio totale in bolletta può toccare i 315 euro per i nuclei con ISEE entro i 9.796 euro, soglia che si alza a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli. Per la fascia di reddito fino a 25.000 euro è stato inoltre introdotto un meccanismo di contributo volontario erogato dai fornitori, pari a un massimo di 60 euro annui per il biennio 2026-2027.
Stop al telemarketing
Parallelamente agli aiuti diretti, la legge interviene con decisione sulla tutela della privacy dei cittadini, decretando il definitivo stop al telemarketing selvaggio. Da oggi viene sancito il divieto assoluto di stipulare contratti di luce e gas attraverso il telefono: qualsiasi accordo preso oralmente senza la firma fisica o digitale del cliente verrà considerato nullo, una vittoria storica per le associazioni che da anni chiedevano la fine delle attivazioni forzate.
L’aumento temporaneo dell’Irap
Sul fronte della politica energetica nazionale e del sostegno industriale, il decreto sceglie una linea di prudenza e continuità operativa. Viene infatti rimosso il vincolo di chiusura anticipata per le centrali a carbone, la cui operatività cesserà solo il 31 dicembre 2038 anziché nel 2025, garantendo così una maggiore sicurezza negli approvvigionamenti durante la transizione. Per coprire i costi di queste operazioni, il governo ha previsto un inasprimento fiscale temporaneo per i giganti dell’energia, portando l’aliquota Irap dal 3,9% al 5,9% per i prossimi due anni. Mentre il ministro Gilberto Pichetto Fratin parla di un risultato importante in linea con gli obiettivi ambientali, dal Codacons arriva una bocciatura netta che liquida il provvedimento come un semplice palliativo già superato dai recenti eventi geopolitici.





