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Opere incompiute, si insedia il tavolo tecnico al Ministero delle Infrastrutture:
Tullio Ferrante, Sottosegretario Ministero Infrastrutture e Trasporti
© Imagoeconomica
31 Marzo 2026

Opere incompiute, si insedia il tavolo tecnico al Ministero delle Infrastrutture:

Al MIT si è insediato il nuovo organismo voluto dal sottosegretario Ferrante per sbloccare centinaia di lavori fermi. Servono ancora 1,1 miliardi per completarli. Il Sud concentra quasi il 64% delle incompiute

Il 6 marzo 2026 è stato istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il Tavolo tecnico sulle opere incompiute, previsto dal DL Infrastrutture, con l’obiettivo di definire criteri chiari e condivisi per individuare le opere da sbloccare per prime. Un passo atteso da anni, che segna una svolta nella gestione di uno dei dossier più spinosi della pubblica amministrazione italiana. Il Tavolo riunisce rappresentanti del MIT, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano e contribuirà a rafforzare il monitoraggio e a mettere in luce le criticità che impediscono il completamento dei lavori, così da affrontarle con soluzioni operative. L’iniziativa è stata fortemente voluta dal Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dal Sottosegretario Tullio Ferrante, che segue i dossier relativi alle opere incompiute e che ha rivendicato la paternità dell’iniziativa ricordando che la norma istitutiva del Tavolo era già contenuta in un emendamento al DL Infrastrutture da lui promosso. Già con il decreto Salva Casa aveva introdotto la norma “Sblocca incompiute”, che consente ai Comuni di completare o demolire le opere utilizzando una parte delle entrate derivanti dalla regolarizzazione delle difformità urbanistiche.

I numeri del problema: 246 cantieri fermi e 1,1 miliardi da trovare

Il quadro che il Tavolo dovrà affrontare è complesso. In Italia, a fine 2024, risultano aperte 246 opere incompiute, un numero in calo rispetto agli anni precedenti, ma che continua a rappresentare un problema concreto soprattutto nel Mezzogiorno e nel settore delle grandi opere pubbliche. Le risorse necessarie per completare questi progetti raggiungono ancora 1,1 miliardi di euro. La distribuzione territoriale evidenzia una marcata concentrazione nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove si trovano 157 cantieri fermi, pari al 63,8% del totale nazionale. Nel Centro Italia le opere sospese sono 44, mentre al Nord si contano 40 cantieri non conclusi. In alcune regioni come Sicilia e Puglia il numero di incompiute rimane elevato, con 35 opere non concluse ciascuna. La Sicilia detiene il primato degli oneri di ultimazione, con 143,7 milioni stimati.

Le cause del blocco: burocrazia, fallimenti e nodi finanziari

Tra i nodi da affrontare rientrano mancanza o rimodulazione dei finanziamenti, problemi tecnici, fallimenti delle imprese appaltatrici, cavilli burocratici, modifiche normative o il mancato rispetto dei requisiti di progetto che, pur a lavori ultimati, rende le opere non fruibili.

Il nuovo organismo avrà il compito cruciale di individuare le opere da completare con priorità, definire percorsi per migliorare i processi di monitoraggio e identificare le principali criticità che ne impediscono la realizzazione. Include anche quelle opere che non rispettano i requisiti di progetto e che non sono ancora fruibili dalla collettività.

Il nodo centrale non è solo trovare i fondi per completare i lavori, ma costruire un sistema di monitoraggio continuo capace di intercettare le criticità prima che i cantieri si blocchino definitivamente. Un obiettivo ambizioso, che richiederà un coordinamento stretto tra i livelli di governo coinvolti. Il dato positivo è che il trend è in miglioramento: nel 2023 le incompiute erano 266, quindi si registra un calo del 7,5%. Ma la strada è ancora lunga, e la vera sfida sarà trasformare il Tavolo da organismo consultivo a strumento operativo capace di sbloccare concretamente i cantieri fermi da anni.

Il caso simbolo: la Città dello Sport di Tor Vergata

Un caso emblematico, citato spesso come simbolo del problema, è quello della Città dello Sport di Tor Vergata a Roma: riconosciuta come il cantiere più costoso tra quelli sospesi sul territorio nazionale, è ancora ferma nonostante gli investimenti già sostenuti. Le amministrazioni centrali hanno solo cinque opere incompiute, ma queste hanno un peso economico notevole: i progetti sospesi richiedono oltre 407 milioni di euro per essere portati a termine, pari al 38,1% del fabbisogno complessivo stimato per tutte le opere incomplete in Italia

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