
Leonardo, c’è un nome che stona
Nel gruppo di potenziali candidati alla guida di Leonardo SpA, il colosso pubblico delle armi, c’è un nome che stona. E’ quello di Lorenzo Mariani, inserito “a forza” da alcuni articoli giornalistici, mentre, secondo fonti che seguono le trattative nella maggioranza, è decisamente fuori dalla partita. Nessuno può mettere in dubbio l’esperienza del manager romano nell’industria della difesa, ma sono soprattutto motivi di opportunità a escluderlo dai giochi. Il precedente è il tandem “scoppiato” con Cingolani
Perché Mariani è escluso in partenza
Tre anni fa, quando il governo di Giorgia Meloni ha deciso di sostituire l’AD Alessandro Profumo (espresso dal PD), Mariani è sceso in campo perdendo la finale contro Roberto Cingolani. Solo l’appoggio a oltranza di Guido Crosetto, ministro della Difesa, gli ha consentito di ottenere come consolazione l’incarico di numero due, con la qualifica di condirettore generale. Il tandem con Cingolani ha funzionato solo pochi mesi, poi la coppia è scoppiata e Mariani è stato costretto a scegliere una strada diversa. E’ uscito da Leonardo ed è tornato a fare l’AD di Mbda Italia, lo stesso incarico che aveva fino a maggio del 2023. Mbda è il gruppo missilistico europeo partecipato al 25% da Leonardo, ma il controllo è dei francesi e degli inglesi, attraverso Airbus e Bae Systems, ciascuna possiede il 37,5 per cento.
Le nomine non sono un gioco
Mariani, insomma, dopo aver litigato con Cingolani, un anno fa ha fatto un passo indietro nella sua carriera manageriale e Crosetto non riuscì salvarlo di fronte all’asse di ferro tra Cingolani e Meloni. Un ritorno in auge di Mariani sarebbe come un modo di fare le nomine nel gioco dell’oca: prima indietro e poi avanti. Ma la decisione sulle nomine non è una partita a dadi. E l’ “amico” Crosetto, al quale oggi ha fatto appello addirittura Cingolani per farsi difendere, è indebolito dalla vicenda Dubai per potersi spendere a suo favore. Se mai volesse farlo.





