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Export, Sace: crescita del 2% nel 2026, obiettivo 700 miliardi entro fine triennio
2 Luglio 2026

Export, Sace: crescita del 2% nel 2026, obiettivo 700 miliardi entro fine triennio

Export, Sace: crescita del 2% nel 2026, obiettivo 700 miliardi entro fine triennio – Roma, 2 luglio 2026 – (PPN ADI) – L’export italiano di beni crescerà del 2 per cento nel 2026, per poi accelerare al 2,5 per cento nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8 per cento nel 2028, quando supererà i 690 miliardi. È quanto emerge dal Rapporto export 2026 di Sace “RE-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale”, presentato oggi a Roma, a Palazzo Wedekind, alla presenza del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del sottosegretario all’Economia Lucia Albano.

In un quadro globale caratterizzato da incertezza, conflitti, barriere commerciali e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, l’export italiano conferma capacità di tenuta e prospettive di crescita. L’obiettivo dei 700 miliardi resta raggiungibile continuando a sostenere la diversificazione dei mercati e le iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero, in linea con il nuovo Piano strategico 2026-2028 di Sace. “Già siamo al 40 per cento del PIL. Nonostante due guerre e una guerra commerciale, siamo riusciti a ottenere risultati straordinari. Anche negli Stati Uniti sono aumentate le esportazioni”, ha dichiarato Tajani a margine dell’evento.

“In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo andare all’estero, ma farlo in modo strategico”, ha dichiarato Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, indicando nella diversificazione intelligente tra mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle imprese italiane.

Il Rapporto individua 16 Paesi strategici, tra cui Cina, Turchia, Emirati Arabi Uniti, India, Brasile e Vietnam, che offrono una piattaforma di diversificazione intelligente integrando mercati già presidiati con geografie più dinamiche. Per queste destinazioni è attesa una crescita del 4,4 per cento medio nel 2027-2028, superiore a quella dell’export complessivo, fino al raggiungimento di 92 miliardi di euro.

Sul piano geografico, l’Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche, con vendite pari a 60,3 miliardi nel 2025 e crescita attesa del 3,5 per cento nel 2026. Il Medio Oriente, dopo una contrazione nel 2026, è atteso tornare a crescere con un incremento medio del 5,3 per cento nel biennio successivo. L’Africa, anche grazie al Piano Mattei, presenta spazi di sviluppo significativi: l’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi, in crescita del 4,1 per cento rispetto al 2024. L’Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione con 346 miliardi nel 2025, mentre il Nord America offre prospettive positive con un incremento previsto dell’1,9 per cento nel 2026 e del 3,2 per cento medio annuo nel biennio successivo.

Il Rapporto dedica inoltre ampio spazio alle materie prime critiche, essenziali per le transizioni digitale ed energetica: circa il 16 per cento del commercio globale di queste materie è soggetto a restrizioni, con effetti potenziali sulla volatilità dei prezzi e sulla continuità delle forniture. Per un Paese manifatturiero come l’Italia, fortemente dipendente dall’import di input produttivi strategici, la sicurezza degli approvvigionamenti diventa parte integrante della strategia export. Il Rapporto sottolinea infine il ruolo delle filiere globali del valore come leva fondamentale per il sistema produttivo italiano: oggi circa il 41 per cento della produzione manifatturiera è attivata dai processi produttivi internazionali, con una propensione all’export delle filiere italiane pari al 32 per cento contro il 15 per cento della media dell’economia nazionale.

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