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I Data Center spaziali cambieranno davvero le regole del gioco?

L’idea è radicale: spostare l’infrastruttura digitale fra le stelle. Portare il cloud, e i Data Center, nello Spazio potrebbe alleggerire l’impatto che l’intelligenza artificiale ha sulle risorse terrestri. Negli Stati Uniti il dibattito è già acceso e segue due traiettorie diverse. Il progetto di lungo periodo di Jeff Bezos traccia una progressiva industrializzazione dello Spazio e la possibilità di realizzare, nei prossimi decenni, dei Data Center orbitanti, alimentati da energia solare continua.

Hic et nunc

Ma c’è anche il “qui e ora” di Elon Musk, che sembrerebbe avere la soluzione in tasca. A partire dalla recente fusione tra le sue società SpaceX e xAI, che ha dato vita a un colosso non quotato da 1000 miliardi di dollari, Musk ha paventato l’ipotesi di realizzare una costellazione di satelliti-Data Center, atti a sostenere la crescita dell’AI al netto delle infrastrutture terrestri.

La soluzione quindi ci sarebbe: lanciare i satelliti con i razzi riutilizzabili ed alimentarli con l’energia solare. Questo permetterebbe di abbattere i costi (sempre più insostenibili) dell’analisi di enormi quantità di dati che si cela dietro ogni nostra chat con l’AI. Ma non è tutto oro quello che luccica, nemmeno nello Spazio. Abbiamo visto i pro, ma questa operazione nasconde degli aspetti negativi, anche in termini di sostenibilità spaziale.

Musk, stop and go

La scelta ovvia. Il founder di SpaceX si era espresso in questi termini, annunciando l’idea dei Data Center spaziali. Ma, negli ultimi mesi, questa narrativa ha subito delle revisioni sostanziali: nei documenti ufficiali, destinati agli investitori, SpaceX parla ora di questa soluzione come di un progetto sperimentale, basato su tecnologie non ancora dimostrate e con incerta sostenibilità commerciale. Un ridimensionamento forte, alla luce dei rischi latenti:  radiazioni spaziali, temperature estreme e forte dipendenza dal programma Starship, la “navicella spaziale” che il visionario Musk sta realizzando col sogno di portare l’essere umano su Marte, ma che non sta rispettando i tempi previsti dal progetto Artemis. La sua visione resta ambiziosa, ma ad oggi appare più sensibile alla prova dei fatti.

Efficienza e incognite

I vantaggi dei Data Center spaziali sono evidenti: accesso continuo all’energia solare, riduzione dell’uso di acqua, minore occupazione di suolo. Oltre alla possibilità di elaborare i dati direttamente in orbita grazie all’AI e alleggerendo le reti terrestri. Ma le criticità restano significative: dalla dissipazione del calore, che nello Spazio è più complessa, alle radiazioni spaziali che possono danneggiare l’hardware, fino alla latenza, che limiterebbe l’uso per servizi in tempo reale sulla Terra.
Problemi tecnici, a cui si aggiungerebbero altri fattori di rilievo, quali i costi dei singoli lanci spaziali, oltre alla manutenzione “on site” dei satelliti e l’inquinamento dell’orbita bassa a causa dei detriti spaziali e di vecchi satelliti inutilizzati ma mai deorbitati.

Geopolitica spaziale

C’è poi un protagonista silenzioso, che gioca a scacchi con l’America quando si parla di Spazio. E’ la Cina che, con circa 8 miliardi già stanziati per la realizzazione di server orbitali, sposta  il tema nell’ambito geopolitico. Il controllo dei dati apre quindi un nuovo fronte tra potenze e modelli industriali. Il Cloud nello Spazio non è fantascienza, ma una frontiera concreta su cui si intrecciano sostenibilità, tecnologia e potere.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra ambizione e responsabilità, evitando che la nuova economia orbitale riproduca, su scala cosmica, i limiti già evidenti sulla Terra.

Sette satelliti per IRIDE. Cresce la costellazione spaziale dedicata all’osservazione della terra

E’ toccato a SpaceX lanciare i nuovi  satelliti HEO – Hawk for Earth Observation della costellazione IRIDE. Un Falcon 9 è decollato dalla stazione spaziale di Vandenberg, in California, con un carico tutto italiano: sette nuovi satelliti che consolidano il ruolo strategico dell’osservazione della Terra nello scenario spaziale internazionale. Realizzati interamente a Torino, nello Space Park di Argotec, i “nano satelliti” della costellazione HEO già in orbita sono ora 15.
Il programma di osservazione della Terra, voluto dal Governo italiano, è coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana e rafforza sempre di più la propria infrastruttura orbitale.
Dopo il lancio dei satelliti, che tiene sempre tutti col fiato sospeso, nella “control room” di Terra c’è un altro passaggio fondamentale: l’acquisizione dei segnali dei satelliti in orbita. E anche questa volta il Mission Control Center dello SpacePark di Argotec in Italia ha esultato quando tutti e sette i satelliti si sono attivati, confermando la piena operatività del sistema.

A metà strada

“Il lancio di altri sette satelliti della costellazione HEO di IRIDE segna una nuova milestone per l’intero programma” – afferma Simonetta Cheli, direttore di ESA ESRIN– “Con questo risultato, il programma IRIDE di osservazione della terra, che l’ESA sviluppa in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana per il Governo italiano, raggiunge un totale di 31 satelliti in orbita, proseguendo il piano previsto di lanci delle costellazioni iniziato nel 2025 ed ampliando le capacità del sistema. Questa milestone è stata raggiunta con diversi mesi di anticipo rispetto ai tempi del PNRR”. La particolarità dei satelliti HEO è che racchiudono una straordinaria tecnologia in un “corpo” compatto: con una massa di soli 70 kg, integrano sensori ottici multispettrali capaci di acquisire immagini a diverse lunghezze d’onda, con una risoluzione di 2,6 metri per pixel. E sono già più di 1.700 le immagini realizzate dai satelliti HEO in quasi un anno. La costellazione prevede il lancio, già programmato, di altri 10 satelliti e quando sarà a pieno regime consentirà di attuare un monitoraggio quasi in tempo reale dell’intero territorio italiano.

Infrastruttura strategica

Finanziata con oltre un miliardo di euro, contando i fondi PNRR e le risorse nazionali, IRIDE è di fatto una “costellazione di costellazioni”, un sistema integrato capace di fornire servizi avanzati destinati alla Pubblica Amministrazione, ma è anche in grado di supportare azioni di monitoraggio del dissesto idrogeologico, degli incendi, delle infrastrutture critiche e della qualità dell’aria. “La costellazione IRIDE continua a crescere in linea con gli obiettivi del programma, confermandone il ruolo centrale nello sviluppo di capacità nazionali avanzate per l’Osservazione della Terra”, ha commentato Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. Il programma testimonia l’efficacia degli investimenti del Governo attraverso il PNRR dedicato allo spazio destinato a rafforzare la competitività industriale e tecnologica del Paese. Il sistema offrirà nuove opportunità a startup, PMI e industria, grazie alla disponibilità di dati geospaziali ad alto valore.

L’Italia dello spazio

Il contributo dell’industria nazionale resta centrale nello sviluppo di IRIDE. I satelliti della costellazione HEO sono tutti frutto della progettazione di casa Argotec. Il Ceo David Avino è stato uno dei pionieri dell’industria spaziale privata italiana, e non nasconde il suo entusiasmo per questo nuovo straordinario successo: “È una grande soddisfazione veder crescere la costellazione HEO e l’intero programma IRIDE. Al terzo lancio per questo programma, si potrebbe pensare che le attività diventino di routine e che l’adrenalina si riduca, ma non è assolutamente così. Ogni volta che vediamo volare un pezzo di Italia nello spazio è un grande traguardo”. IRIDE non è più solo una visione strategica, ma una realtà operativa che rafforza l’autonomia tecnologica italiana e ne consolida il ruolo tra i principali attori europei nel settore dell’Osservazione della Terra.