
Porti, Deandreis (SRM): “Cambiare prospettiva, porti fondamentali per lo sviluppo industriale”
Porti, Deandreis (SRM): “Cambiare prospettiva, porti fondamentali per lo sviluppo industriale” – Napoli, 10 luglio 2026 – (PPN ADI) – Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. Con ricadute importanti sui porti mondiali, inclusi alcuni di quelli italiani: Genova, La Spezia, Trieste, Messina, Augusta e Cagliari sono in maggiore sofferenza. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano però sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti.
È quanto emerge dal il 13esimo Rapporto annuale “Italian Maritime Economy” di SRM, Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, presentato oggi a Napoli. Il Mediterraneo, nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, mantiene una crescente centralità strategica come piattaforma di connessione tra Europa, Asia e Africa. “Le crisi geopolitiche internazionali stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali”, ha dichiarato Massimo Deandreis, direttore generale SRM.
“In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l’Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito”. Per Deandreis la sfida è cambiare prospettiva: “La sfida per l’Italia è guardare ai porti con un occhio nuovo, con una visione più ampia e strategica. Finora li abbiamo raccontati soprattutto come luoghi dove le merci partono, arrivano e transitano, ma i porti sono molto di più: sono infrastrutture fondamentali per le materie prime critiche, per l’energia, per la tecnologia e per lo sviluppo industriale”.