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27 Agosto 2026

Infrastrutture, Federlogistica: “Fattori climatici in grado di sconvolgere gli assetti logistici consolidati”

Infrastrutture, Federlogistica: “Fattori climatici in grado di sconvolgere gli assetti logistici consolidati” – Roma, 27 agosto 2026 – (PPN ADI) – Il livello del Reno ha raggiunto dei valori molto bassi. In particolare nel punto di Kaub la navigazione commerciale è fortemente limitata. “Questa la notizia ma dietro si celano almeno quattro considerazioni drammaticamente sottovalutate: i fattori climatici e quelli relativi alla sicurezza di assi di mobilità (Panama ne è ulteriore esempio) sono in grado di sconvolgere assetti logistici consolidati; dietro a crisi come quella del Reno si potrebbero celare anche scelte infrastrutturali di corto respiro; una guerra ‘fra poveri’ nel continente europeo, colpito a fondo dalla crisi produttiva in alcune filiere dominanti, è in atto e le armi per combatterla diventano tutte lecite; si schiude per la portualità mediterranea una potente e irripetibile occasione di recuperare traffico che oggi gravita sui porti nord europei, ma ciò comporta decisioni coraggiose e veloci, ma specialmente la piena consapevolezza che proprio i transiti fra il centro Europa e i porti dell’Alto Tirreno e dell’Alto Adriatico sono condizionati da un congestionamento che spinge ormai verso il collasso i collegamenti ferroviari e autostradali nelle regioni alpine”. Lo ha detto Davide Falteri, presidente di Federlogistica.

Le variabili climatiche “non sono più un’emergenza; sono uno scenario sul quale la logistica che significa competitività per le imprese produttrici, è costretta endemicamente a muoversi e assumere decisioni traumatiche”. Per Falteri gli aumenti nel costo del trasporto avrebbero dovuto allertare, ma “ciò non è accaduto e per quanto riguarda l’Italia le capacità del sistema logistico-infrastrutturale di reazione a crisi cronicizzate, hanno ancora i tempi delle locomotive a vapore. E questo vale per le istituzioni, ma anche per una forte componente del mondo delle imprese, quello che si era abituato a considerare l’opzione fra porti del nord Europa, a mille e più chilometri di distanza, e porti mediterranei alla stregua di una variabile indipendente”.

“I porti liguri, con Genova e La Spezia possono diventare una porta naturale della Svizzera e dell’Europa centrale verso il Mediterraneo e i mercati internazionali. Ma l’opportunità non si coglie con gli annunci. Servono capacità ferroviaria, collegamenti affidabili attraverso il Terzo Valico e i valichi alpini, terminal efficienti, procedure doganali rapide e servizi specializzati per prodotti chimici, farmaceutici, pericolosi e a temperatura controllata” conclude.

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