Energia, uno studio NEF spiega che i combustibili fossili aumentano l’inflazione in UE
Energia, uno studio NEF spiega che i combustibili fossili aumentano l’inflazione in UE – Roma, 15 settembre 2026 – Per ogni balzo del 10% di petrolio e gas, l’inflazione complessiva in Italia potrebbe aumentare fino a 0,26 punti percentuali. Questo è quanto emerge da una ricerca della New Economic Foundation (NEF) pubblicata oggi. I ricercatori hanno simulato un aumento del 50% dei prezzi di petrolio e gas, rilevando che questo potrebbe far salire l’inflazione UE fino a 1,8 punti aggiuntivi nell’anno successivo. Lo studio, dal nome “Stabilising the shock market: energy price transmission, inflation, and the case for central bank support of the transition” evidenzia che l’aumento dei prezzi dei fossili rappresenta il rischio più grande per l’inflazione in tutti i Paesi esaminati.
“Il prezzo dei combustibili fossili è stato la causa scatenante della maggior parte dei principali episodi di elevata inflazione in Europa nell’ultimo mezzo secolo: dall’embargo dell’OPEC negli anni ’70 all’invasione russa dell’Ucraina, fino agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran”, ha dichiarato Maike Schmidt, ricercatrice presso la New Economics Foundation.
“Con l’inflazione – ha aggiunto Schmidt -, sempre più persone in tutto il continente faticano a permettersi beni essenziali come l’affitto, la spesa alimentare e il trasporto pubblico. Liberarci dalla dipendenza dalla volatilità di petrolio e gas è l’unico modo per contenere l’inflazione in tutto il continente”.
Lo studio evidenzia, inoltre, come l’Europa non sia pienamente attrezzata per fronteggiare tali shock, per via degli elevati tassi di interessi fissati dalla BCE che rendono estremamente costosa la realizzazione di infrastrutture per le energie rinnovabili. Il rapporto suggerisce alla BCE di stabilire un tasso di interesse distinto per gli investimenti green.