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22 Settembre 2026

Materie prime, Uniontrasporti: “In un anno prezzi globali a +35%”

Materie prime, Uniontrasporti: “In un anno prezzi globali a +35%” – Bari, 22 settembre 2026 – (PPN ADI) – La forte instabilità geopolitica internazionale ha fatto balzare in un anno, a livello mondiale, il rendimento medio di tutte le principali materie prime del 35%. Il greggio è salito del 47%, con un +10% solo nell’ultimo mese, la benzina del 74%, il grano del 40%, mentre il gas naturale è rimasto pressoché stabile e l’indice del gas commercializzato in Europa è schizzato a +128%. In Italia i prezzi di benzina e gasolio, già raddoppiati negli ultimi 20 anni, negli ultimi 12 mesi sono aumentati rispettivamente del 23% e del 35%. La volatilità, come dimostra la rapida discesa di ieri del prezzo del Brent, resta comunque elevata, complice, oltre alle crisi geopolitiche, la complessa situazione diplomatica.

Sono alcuni dei dati e delle riflessioni che hanno accompagnato l’analisi dei traffici commerciali marittimi nel Mediterraneo illustrata da Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, aprendo a Bari i lavori della prima Giornata del Mezzogiorno, promossa dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito dell’89esima Fiera del Levante. Sull’aumento dei prezzi di materie prime, energia e prodotti vari incidono anche gli allungamenti di molte rotte commerciali e i maggiori costi del trasporto via mare. I porti del Mediterraneo si stanno comunque mostrando resilienti alle crisi in atto, con una crescita dei container movimentati, nel primo semestre dell’anno, superiore alle stime di alcune settimane fa e intorno all’8% complessivo, grazie soprattutto all’aumento delle rotte che circumnavigano l’Africa ed entrano nei nostri mari via Gibilterra, a vantaggio in particolare dei porti dell’area occidentale.

I dati raccolti da Uniontrasporti, in attesa di quelli ufficiali di Assoporti, mostrano un incremento vicino al 3% per il porto di Gioia Tauro, del 3,5% per La Spezia, a doppia cifra per Livorno, oltre il 6% per Salerno e dell’1,5% per Ravenna, mentre risulterebbero contenute le perdite degli altri principali sistemi portuali di Genova/Savona, Napoli e Trieste. Crescono però i timori per una nuova possibile riduzione dei traffici via Suez, dopo l’avanzata degli Houthi sullo stretto di Bab el Mandeb e i danni all’oleodotto saudita che permetteva di bypassare lo stretto portando il greggio al porto di Yanbu. “La crisi del mar Rosso penalizza sia l’import di prodotti metalmeccanici, da Suez passa quasi il 30% degli acquisti marittimi da quell’area, componenti elettronici, semilavorati industriali per la manifattura e prodotti tessili provenienti dalla Cina”, ha spiegato Fontanili. “E anche l’export, in particolare di macchinari industriali, agroalimentare e beni di consumo del Made in Italy diretti in Asia e Oceania”.

L’analisi di Uniontrasporti ha inaugurato la prima Giornata del Mezzogiorno e una serie di riflessioni che hanno coinvolto, in prima istanza, la presidente della Camera di Commercio di Bari, Luciana Di Bisceglie, promotrice dell’appuntamento, dando poi il via a una tavola rotonda a cui hanno preso parte, tra gli altri, Massimo D’Alema e Antonio Decaro. L’analisi ha anche evidenziato come, rispetto a quelli tirrenici, i porti dell’Adriatico siano più esposti alla continuità della rotta Suez-Adriatico, ma possano allo stesso tempo guadagnare traffici Ro-Ro, energetici e regionali intra-Mediterraneo. “Il porto di Bari, che non è un grande hub oceanico per container come Gioia Tauro, operando più nel Ro-Ro/Ro-Pax da e verso Balcani, Grecia e Mediterraneo orientale, oltre alle rinfuse e al traffico regionale, è relativamente protetto dalle crisi di Hormuz e Mar Rosso e se la crisi perdurasse a lungo potrebbe addirittura costituire una tappa alternativa per determinate merci”, ha concluso Fontanili.