
Sfrattata a 87 anni, Maricarmen accende la Spagna. E Sánchez si gioca i decreti sulla casa
A Madrid la crisi abitativa ha ormai un volto e un nome: Maricarmen Abascal, 87 anni e un’invalidità al 50% che il 23 settembre è stata sfrattata dall’appartamento del quartiere Retiro in cui viveva dal 1956, portata fuori in barella e ricoverata per lo stress. Dal 2018 l’immobiliare Urbagestión, diventata proprietaria dell’immobile, le chiedeva un affitto fino a quattro volte superiore ai 450 euro che pagava, mentre la sua pensione è di circa 1.350 euro, e a marzo il Tribunale supremo aveva dato il via libera allo sfratto. La sua storia ha acceso la miccia. Sabato 26 settembre il Sindicato de Inquilinas ha guidato un corteo dalla Puerta del Sol fino al Congresso, con 25mila persone secondo la Delegazione del governo e 300mila secondo gli organizzatori. Alla fine della manifestazione, centinaia di persone hanno piantato le tende a Sol, e il presidio è ancora lì. Martedì un accordo con il Comune ha consentito a Maricarmen di rientrare in casa pagando un canone pari al 30% della pensione.
Prezzi record e case che mancano
La protesta nasce da un mercato che da anni cresce più in fretta dei redditi. Secondo il ministero della Casa, nel secondo trimestre il prezzo medio delle abitazioni è aumentato del 12,5% rispetto a un anno prima, arrivando al record di 2.355 euro al metro quadro, mentre l’Istituto nazionale di statistica conta 45 trimestri di rialzi consecutivi. Il Banco de España stima che tra il 2021 e il 2025 si sia accumulato un deficit di circa 755mila abitazioni, destinato a superare il milione entro il 2028. Sempre secondo la banca centrale, dal 1980 i prezzi reali delle case si sono moltiplicati per 3,5, il reddito disponibile delle famiglie solo per 1,8. Le case pubbliche sono appena l’1,5% del patrimonio abitativo. Nel 2025 il Consiglio generale del potere giudiziario ha registrato 25.540 sfratti eseguiti, l’11% in meno dell’anno precedente, concentrati però soprattutto nelle grandi città.
Cosa prevedono i decreti di Sánchez
Martedì 29 settembre, dopo una trattativa complicata tra i partner della coalizione, il Consiglio dei ministri ha approvato due decreti legge. Il primo blocca fino al 2030 gli sfratti delle persone vulnerabili che non hanno un’alternativa abitativa, allunga di due anni i contratti in scadenza entro il 2028 e fissa al 2% fino al 2027 il tetto agli aumenti dei canoni al rinnovo. Lo stesso testo vieta fino al 2028 gli acquisti a meno del 70% del valore di stima, una norma che punta a colpire i cosiddetti fondi avvoltoio, porta l’Iva al 10% sugli affitti turistici e al 4% sulla costruzione di case protette e avvia il programma Tu Casa, che offre a chi compra la prima casa finanziamenti a tasso zero fino al 20% del prezzo. Il secondo decreto stabilisce che, trascorsi cinque anni, i contratti si rinnovino a tempo indeterminato, a meno che il proprietario non abbia una giusta causa, nel qual caso dovrà dare un anno di preavviso e versare un indennizzo. “Non vogliamo più casi come quello di Maricarmen”, ha detto la ministra della Casa Isabel Rodríguez. Il premier Pedro Sánchez ha rivendicato che “questo governo ha ascoltato la gente e ha agito”.
Il voto in bilico e la piazza che resiste
I decreti sono già in vigore, ma venerdì il Congresso dovrà convalidarli in una seduta straordinaria e il risultato non è scontato. PP, Vox e UPN voteranno contro, e il leader dei popolari Alberto Núñez Feijóo è stato netto: “non appoggerò un governo imbroglione”. La maggioranza dipende quindi dai sette voti di Junts e dai quattro di Podemos. Gli indipendentisti catalani si sono detti delusi e preoccupati, in particolare per le norme sui fondi e sulle successioni, mentre Podemos ha legato la sua decisione alla linea del Sindicato de Inquilinas, che chiede di votare a favore. Nel frattempo la protesta va avanti. Le tende restano a Sol nonostante la Comunità di Madrid ne abbia chiesto lo sgombero, alcuni collettivi considerano i decreti insufficienti e chiedono che l’affitto non superi il 30% del reddito, e per il fine settimana sono già annunciate nuove manifestazioni.


