
Costruzioni, una filiera da 648,7 miliardi spinta dalle opere pubbliche
Nel 2025 la filiera italiana delle costruzioni ha raggiunto un valore della produzione di 648,7 miliardi di euro, lo 0,9% in più dell’anno precedente, pari a 5,7 miliardi aggiuntivi. Il dato apre il rapporto 2026 “Il Sistema delle costruzioni in Italia”, curato da Federcostruzioni, la federazione di Confindustria che riunisce le associazioni del settore, insieme al Cresme. Lo studio è stato presentato a Bologna nel convegno inaugurale della sessantesima edizione del SAIE, la fiera delle costruzioni aperta fino al 10 ottobre. Al netto dell’inflazione, dal 2019 al 2025 la produzione della filiera è cresciuta del 33,7%, ma l’ultimo anno mostra un mercato che sta cambiando composizione. Le costruzioni in senso stretto, cioè edifici e infrastrutture, sono scese dell’1,1%, mentre gli investimenti complessivi sono stati pari a 232,6 miliardi. “Non siamo una somma di cantieri, ma un sistema industriale”, ha detto il presidente di Federcostruzioni Emanuele Ferraloro.
La spinta del PNRR e dei Comuni
A sostenere il settore sono state soprattutto le opere pubbliche, salite del 21% fino a 96,6 miliardi, il 41,5% di tutti gli investimenti in costruzioni. Il rapporto collega il risultato all’accelerazione dei progetti del PNRR, agli investimenti ferroviari e ai lavori degli enti locali, con una spesa in conto capitale dei Comuni aumentata del 15,3%. Ed è proprio la fine del Piano a preoccupare le imprese: “la fine del PNRR non deve rappresentare la fine degli interventi sulle nostre reti infrastrutturali” – dice Ferraloro – e “serve una politica industriale delle costruzioni stabile e di medio-lungo periodo, anche sul fronte degli incentivi”.
La frenata della casa
Nel comparto abitativo il quadro si rovescia, con un calo del 15,6% nel 2025. Le nuove abitazioni sono diminuite del 5%, ma la flessione più forte riguarda la manutenzione straordinaria residenziale, scesa del 18% dopo il taglio dei bonus edilizi che negli anni precedenti avevano sostenuto le ristrutturazioni. “Dopo la forte espansione del 2021-2022, il settore è entrato in una fase di normalizzazione selettiva”, ha osservato Ferraloro. Al convegno ha preso la parola anche il commissario straordinario per il Piano casa Felice Squitieri, secondo cui “la casa sta tornando a essere, in tutta Europa, una delle grandi questioni sociali del nostro tempo”. Il programma del ministero delle Infrastrutture punta ad ampliare l’offerta di alloggi recuperando il patrimonio pubblico inutilizzato e sviluppando l’edilizia sociale, anche con l’apporto di capitali privati.
Lavoro, export e previsioni per il 2026
Nel 2025 i posti di lavoro sono aumentati del 3%, con punte del 4,7% nelle costruzioni e del 7,9% nella progettazione. Bene anche l’estero, con esportazioni per 64,3 miliardi, in crescita del 2,1%, e un saldo commerciale attivo di 34,7 miliardi. Per il 2026 il rapporto stima investimenti in aumento del 5,6%. A trainarli saranno ancora le opere pubbliche, attese in crescita del 12%, insieme a una ripresa del 3,5% della manutenzione straordinaria residenziale, mentre continueranno a calare le nuove abitazioni, del 4,5%, e le nuove costruzioni non residenziali private, del 3%. Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha guardato oltre la scadenza del Piano. “Dopo la grande stagione di investimenti del PNRR e quella degli incentivi fiscali, dobbiamo chiederci cosa viene dopo”, ha detto. Il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla ha avvertito invece che “dobbiamo evitare il rischio di un precipizio e costruire per tempo una nuova stagione di investimenti”.



