
L’Italia è leader nel riciclo, ma il settore della filiera della plastica è in crisi
Fare la raccolta differenziata per permettere il suo riciclo è fondamentale e necessario ma, mentre l’Europa avanza sugli obblighi di contenuto riciclato, la filiera stessa sta attraversando una profonda crisi. L’Italia ogni anno ricicla milioni di tonnellate di imballaggi in plastica e, come risulta dal Catasto Nazionale dei Rifiuti gestito dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è uno dei Paesi più virtuosi nella raccolta differenziata. Nel rapporto “Il Riciclo in Italia” della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia è stato del 21,6%, quasi il doppio della media UE (12,2%). Nello specifico, il Rapporto Rifiuti Speciali 2026 di ISPRA evidenzia che in Puglia la raccolta della plastica è salita da 98mila tonnellate nel 2020 a oltre 106mila tonnellate nel 2024. La regione con i maggiori quantitativi smaltiti risulta la Sardegna, con circa 715mila tonnellate (pari al 49,8% della macroarea e al 9,2% del totale nazionale). Successivamente troviamo la Sicilia con 208mila tonnellate smaltite.
La crisi del settore
Nonostante questi dati positivi, già a dicembre 2025 il report della Fondazione per lo sviluppo sostenibile aveva evidenziato una crisi pesante: il fatturato è calato nel 2024 con un peggioramento nel 2025. La domanda e i prezzi delle materie prime seconde sono al minimo storico dal 2020, il che ha comportato la chiusura di molte aziende, colpendo un settore con più di 10mila addetti e una capacità installata di riciclo pari a 1,8 milioni di tonnellate. Nel 2024 gli scambi di materie prime riciclabili all’interno dell’UE hanno raggiunto un volume di 84 Mt, per un valore di circa 50 miliardi di euro. Sempre nel 2024, le esportazioni di materie prime riciclabili dall’UE verso l’estero sono diminuite, mentre sono aumentate notevolmente le importazioni: nel 2023 l’export raggiungeva 38,9 Mt calato a 35,7 Mt nel 2024 e l’import ha toccato i 47,5 Mt nel 2024 (+7 Mt rispetto al 2023).
Gli effetti delle crisi internazionali sulla filiera
I dati raccolti da “Il Riciclo in Italia” pongono l’attenzione anche su un altro aspetto: la produzione delle materie prime seconde. Se è vero che il riciclo parte dal basso, dalle case, è anche vero che se si blocca un solo passaggio in questa catena di montaggio si inceppa il meccanismo. L’aumento dei costi dell’energia, l’andamento dei prezzi del petrolio che rendono la plastica vergine più competitiva di quella riciclata, e una crescente pressione competitiva derivante dall’import di materiali riciclati da Paesi extra-UE, hanno creato una crisi del mercato del riciclo. In Italia la produzione di plastica dichiarata nel 2023 è stata di 1.108 kt, in calo del -2,2% rispetto al 2021. Negli ultimi due anni è calata di altri 6 punti percentuali. A influenzare maggiormente il dato è il Nord Italia, la cui produzione è calata del 7%. Più contenuta è stata quella registrata nel Centro e nel Sud, che hanno registrato entrambe una flessione del -2,9%. Il problema è anche economico: il PET vergine proveniente da Asia ed Egitto costa circa 750 euro a tonnellata, quello riciclato italiano può arrivare anche a 1.200-1.300 euro. Una differenza che spinge le aziende a puntare sull’economico più che sulla qualità, la conseguenza è un effetto domino che porta anche a stop temporanei o definitivi di impianti. Nel biennio 2021-2023 gli impianti di produzione di materie prime sono diminuiti di 25 unità, di cui 16 appartengono al Nord Italia. Come se non bastasse è arrivato anche il blocco di Hormuz a impattare ancora di più sul settore, causando una drastica riduzione del flusso di approvvigionamento della plastica vergine. Libero Cantarella, direttore di Unionplast e presidente dell’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo (IPPR) spiega che il blocco ha causato “un’impennata verticale dei prezzi della plastica vergine, più che raddoppiati rispetto a gennaio”.
L’allarme
Assorimap, l’associazione dei riciclatori, ha lanciato un nuovo allarme, dichiarando che la crisi si è trasformata in una vera e propria emergenza nazionale. Per il presidente ANCI Gaetano Manfredi, la crisi potrebbe provocare perdite per centinaia di milioni di euro e, se non si interviene, avere riflessi anche sulla TARI, la tassa sui rifiuti. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha aperto un tavolo in merito alla crisi, tra le misure ci sono: incentivi all’utilizzo di plastica riciclata, sostegni agli impianti e soluzioni per alleggerire gli stoccaggi.


