
Roma tra grattacieli recuperati, nuovi stadi e acque da rendere balneabili
Tre grattacieli rimasti vuoti per quasi vent’anni, uno stadio che si prepara agli Europei, un lago artificiale e un fiume in cui oggi è vietato fare il bagno. Sono alcuni dei tasselli della trasformazione urbana che Roma sta affrontando in questi mesi, tra cantieri conclusi, progetti appena avviati e obiettivi fissati al prossimo decennio. Il 12 ottobre sono state inaugurate le torri dell’EUR, recuperate da Cassa Depositi e Prestiti con un investimento di 250 milioni di euro, mentre a inizio mese Sport e Salute ha presentato il piano da circa 150 milioni per rinnovare lo stadio Olimpico. All’inaugurazione il sindaco Roberto Gualtieri ha definito le torri “un capolavoro dell’architettura”. Accanto a questi interventi, però, la città continua a fare i conti con opere ferme da anni, come lo stadio Flaminio, chiuso dal 2011, e l’acquario costruito sotto il laghetto dell’EUR i cui lavori sono cominciati nel 2008 e non sono mai stati completati.
Le torri di Ligini tornano a vivere
Il complesso progettato all’inizio degli anni Sessanta dall’architetto razionalista Cesare Ligini è formato da tre torri di 17 piani, alte circa 65 metri, da due corpi più bassi e da un edificio di collegamento. Per circa trent’anni ha ospitato il ministero delle Finanze, poi è rimasto vuoto. Venduto dallo Stato nei primi anni Duemila, fu al centro di un progetto residenziale firmato da Renzo Piano che avrebbe previsto la demolizione, mai realizzato. Nel 2007 le facciate furono smontate, un’operazione che secondo diverse ricostruzioni sarebbe servita a evitare l’apposizione di un vincolo di tutela che avrebbe impedito l’abbattimento. Seguirono anni di abbandono e ipotesi tramontate, finché nel 2022 il progetto è passato a Cassa Depositi e Prestiti, che ha affidato la gestione a CDP Real Asset. Dopo circa quattro anni di lavori il complesso offre circa 60mila metri quadrati di uffici, oltre a più di 21.700 metri quadrati di spazi sotterranei, con torri rivestite di vetro e pietra e corpi bassi in travertino. Dal 2027 diventerà la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate.
Gli stadi, tra rilancio e abbandono
L’altro grande cantiere riguarda lo sport: il progetto presentato da Sport e Salute, d’intesa con la Federcalcio e con la struttura commissariale per gli Europei del 2032, prevede la riqualificazione dell’Olimpico e dell’area del Foro Italico, con lavori dall’estate del 2027 al 2030 senza chiudere lo stadio, che potrà superare i 70mila spettatori. La candidatura romana al torneo comprende anche il nuovo stadio della Roma a Pietralata, che il 28 settembre ha ottenuto il via libera definitivo della conferenza dei servizi, con un piano economico di circa 1,38 miliardi, di cui 633 milioni per l’impianto, l’apertura del cantiere prevista a marzo 2027 e la prima partita nel 2031. Molto più incerto è il futuro dello stadio Flaminio, progettato da Pier Luigi e Antonio Nervi e inaugurato nel 1959 per le Olimpiadi del 1960, che dopo l’addio della nazionale di rugby nel 2011 è rimasto abbandonato e oggi è in grave stato di degrado. La Lazio ha presentato un progetto per trasformarlo in un impianto da circa 50mila posti, con un investimento per una cifra che oscilla tra i 440 e i 500 milioni, ma l’area è sottoposta a una lunga serie di vincoli architettonici, storici e archeologici. La conferenza dei servizi preliminare si è chiusa ad agosto con prescrizioni, a partire dalla tutela della pensilina della tribuna, e il progetto attende ancora il riconoscimento del pubblico interesse da parte del Comune.
Il laghetto e l’acquario mai aperto
All’EUR la rigenerazione passa anche dall’acqua. EUR S.p.A., la società controllata per il 90% dal ministero dell’Economia e per il 10% da Roma Capitale, ha avviato il piano per rendere balneabile il laghetto artificiale del quartiere, un bacino di circa 85mila metri quadrati. L’intervento, da 7,9 milioni di euro, prevede il dragaggio e la rimozione dei sedimenti, con l’obiettivo dichiarato dall’amministratore delegato Claudio Carserà del “ripristino permanente delle condizioni di balneabilità” entro la fine del 2027, inizialmente per gare di nuoto e tuffi. Sotto quelle stesse acque si trova però una delle incompiute più note della città: l’acquario dell’EUR, nato da una concessione trentennale firmata nel 2006 con la società Mare Nostrum Romae, avrebbe dovuto aprire nel 2010-2011, ma dopo anni di ritardi, concordati e costi saliti a circa 90 milioni è completato solo per il 25-30%. Secondo alcune ricostruzioni, il cantiere avrebbe anche danneggiato il laghetto, che richiederebbe a sua volta interventi di riparazione. Nel 2025 il tribunale ha condannato la concessionaria a 25 milioni di penali, EUR S.p.A. ha risolto la concessione e il 21 aprile 2026 è stata aperta la liquidazione giudiziale della società. “Siamo molto lontani da un’apertura”, ha ammesso Carserà, mentre è in corso una verifica sullo stato della struttura e Comune, EUR S.p.A. e ministero dovranno decidere se investire nuove risorse o rinunciare al progetto.
La scommessa del Tevere
Il 7 ottobre il sindaco ha riunito in Campidoglio un tavolo con Regione Lazio, Acea, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Arpa Lazio e Città metropolitana per definire il percorso che dovrebbe portare alla balneazione in alcuni tratti del fiume entro il 2032, sul modello di quanto fatto a Parigi con la Senna. Il programma prevede nel 2027 indagini, il censimento degli scarichi e una rete di monitoraggio, tra il 2028 e il 2031 gli interventi di risanamento e dal 2031 l’attivazione di aree pilota. Il costo complessivo è stimato in circa 400 milioni di euro, di cui circa 130 già disponibili, tra cui 90 da Acea e 20 di Roma Capitale per il masterplan del parco fluviale lineare. Il nodo principale resta la qualità dell’acqua dell’Aniene, che confluisce nel Tevere. “L’Aniene deve essere pulito per far arrivare un’acqua pulita al Tevere”, ha spiegato l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi. Per i restanti 270 milioni le coperture non sono ancora state individuate.



