Terre e rocce da scavo, Betti (ANCE) chiede di confermare il 185 ter e rivedere il DPR 120 del 2017
Terre e rocce da scavo, Betti (ANCE) chiede di confermare il 185 ter e rivedere il DPR 120 del 2017 – Roma, 20 ottobre 2026 – (PPN ADI) Riutilizzare nello stesso cantiere la terra scavata invece di smaltirla come rifiuto significa meno trasporti, meno materiale estratto dalle cave e minori emissioni. Su questo principio il vicepresidente ANCE alla Transizione ecologica Stefano Betti, in audizione alla commissione Ambiente della Camera sul decreto legge ambiente, ha difeso le nuove norme sulle terre e rocce da scavo. “Le terre e rocce da scavo non sono, per loro natura, un materiale da disperdere, ma una risorsa da gestire correttamente e, ogni volta che ricorrono le necessarie condizioni, da reimpiegare”, ha detto, definendo l’articolo 4 “un passaggio importante nella direzione dell’economia circolare”.
Betti ha apprezzato in particolare la soglia di 20 metri cubi per i piccoli cantieri di reti, sottoservizi, allacci e manutenzioni, che rende gli obblighi proporzionati alle quantità e alla durata dei lavori, e la scelta di portare in una norma primaria il limite per il deposito temporaneo di 4mila metri cubi, di cui al massimo 800 di rifiuti pericolosi, già previsto dal DPR 120 del 2017, rafforzando la certezza del diritto. Per questo l’ANCE ritiene “essenziale che l’articolo 185-ter sia confermato integralmente nel corso dell’esame parlamentare” e chiede di accelerare la revisione complessiva del DPR, perché “resta necessario un riordino organico della disciplina”.