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22 Ottobre 2026

TLC, i sindacati denunciano la crisi dei call center e chiedono un tavolo con governo e imprese

TLC, i sindacati denunciano la crisi dei call center e chiedono un tavolo con governo e imprese – Roma, 22 ottobre 2026 – (PPN ADI) Occupazione in calo, ricorso diffuso agli ammortizzatori sociali nei call center, salari erosi dall’inflazione e un’intelligenza artificiale che rischia di diventare un pretesto per tagliare. Sono i problemi che i sindacati delle telecomunicazioni hanno messo sul tavolo al Forum nazionale del settore alla LUISS di Roma. Il segretario generale della SLC CGIL Riccardo Saccone ha descritto un comparto che “si dibatte da più di un decennio in una crisi strisciante”, con “l’età media più alta fra quelli privati in Italia” e ancora “una contrazione significativa degli occupati”. Nei call center, ha spiegato, “non si contano più le aziende che quotidianamente ricorrono ad ammortizzatori sociali” e il Fondo di solidarietà di settore “ha impegni di spesa per gli ammortizzatori di gran lunga superiori alla dotazione accantonata”. Per Saccone “serve stabilire una volta per tutte l’unicità del nostro CCNL” e “occorre un patto fra tutti gli attori in campo, a partire dal Governo”, mentre alle aziende chiede di sbloccare la contrattazione di secondo livello.

Il segretario generale della FISTEL CISL Alessandro Faraoni ha ricordato che il rinnovo del contratto di fine 2025 “ha dato una risposta importante”, ma che “una parte degli aumenti è già stata erosa dall’inflazione e, in alcuni casi, assorbita dalle aziende”. Sull’intelligenza artificiale ha avvertito che “la maggiore produttività non può tradursi in meno occupazione” e ha proposto “un tavolo di settore stabile e concreto tra Governo, imprese e sindacati”, perché “un Paese senza carburante digitale rischia di fermarsi”. Più duro il segretario generale della UILFPC UIL Salvo Ugliarolo, che accusa governo e ministeri di essere “sostanzialmente assenti” e alcune aziende di usare la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale “come leva per trasferire sui call center ulteriori risparmi e tagli”. “L’intelligenza artificiale deve essere un’opportunità di innovazione e crescita, non un alibi per comprimere ulteriormente i costi, impoverire il lavoro e mettere a rischio l’occupazione”, ha concluso.

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