
Autotrasporto, il Sud riparte in ordine sparso
La mappa della protesta degli autotrasportatori è in continua evoluzione: mercoledì sera, dopo sei giorni di blocchi, le principali sigle siciliane e calabresi hanno sospeso il fermo; giovedì mattina cisterne e camion frigoriferi hanno ripreso a muoversi verso i distributori e i supermercati del Sud; in Campania, invece, i presidi proseguono spostandosi dagli svincoli autostradali liberati dalla polizia verso le raffinerie e gli interporti. Mentre a Roma il Consiglio dei ministri approvava il decreto sul caro gasolio, alla rotonda di Arzano, a Nola e ad Acerra i camion restavano di traverso, e da una delle sigle in piazza arrivava una risposta di tre parole: “Non ci fermiamo”.
La tregua nelle isole e in Calabria
In Sicilia, il Comitato Trasportatori Siciliano aveva già revocato il fermo dopo l’incontro con Matteo Salvini di martedì scorso. “Il ministro ha accolto tutti i nostri punti, tranne alcune cose che naturalmente non possono essere assicurate subito”, aveva spiegato il presidente Salvatore Bella. Più travagliata la scelta dell’AIAS, il cui presidente Giuseppe Richichi nel pomeriggio prometteva di andare avanti “a oltranza fino a quando da Roma non si concretizza quanto chiediamo”, poi la sera stessa, dopo un incontro in Prefettura a Catania, ha revocato il blocco “poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto”. In Calabria, Fedralog ha sospeso la protesta al termine di un’assemblea di circa duecento autotrasportatori a Lamezia Terme, “per dare fiducia al Governo e al ministero”. In Basilicata si è sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica ma non tutti hanno smontato le tende. A Gela i presidi sulla statale 117 bis sono rimasti in piedi, e un portavoce ha liquidato le promesse del governo così: “Degli annunci non ce ne facciamo nulla”. A Falerna gli agricoltori continuano a protestare.
Napoli e il suo hinterland
La situazione più tesa è senz’altro in Campania dove, nella notte tra mercoledì e giovedì, le forze dell’ordine hanno liberato gli svincoli dell’A1 nel Casertano e nel Salernitano e, in mattinata, si è tornati a caricare merci alla Cittadella di Casoria e nell’area tra Teverola e Carinaro. I presidi però si sono spostati altrove, sull’Asse Mediano, sulla Domitiana, a Caserta Sud e all’interporto di Maddaloni e Marcianise, mentre davanti alla raffineria di Napoli Est i tir procedevano a passo d’uomo per evitare le denunce. “Alcuni presidi sul territorio resteranno”, ha avvertito Vincenzo Parisi, uno dei portavoce degli autotrasportatori campani. In città si contano i danni: a Fuorigrotta e nel centro storico sono stati segnalati furti di benzina dalle auto in sosta, gli atenei Federico II e la Vanvitelli sono passati alla didattica a distanza e l’Ordine dei Medici ha chiesto una “protesta responsabile”. A Capodichino un avviso ai piloti invita a fare rifornimento altrove, mentre Poste Italiane ha sospeso ritiro e consegna dei pacchi non universali da e per Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata e Puglia. Palazzo Chigi è dovuto intervenire perfino per smentire la carenza di carta igienica, definita una “notizia assolutamente falsa” riportata da diversi quotidiani.
Lo Stato alza la voce
Sul fronte dell’ordine pubblico il governo ha scelto la linea dura e, nella giornata di ieri, il Viminale ha diffuso il bilancio della prima giornata di controlli, con 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate, mentre solo a Napoli e provincia la Prefettura ha scortato 515 viaggi di carburanti, prodotti chimici e alimentari. Il ministro Matteo Piantedosi ha scritto a prefetti e questori chiedendo attenzione alle possibili infiltrazioni criminali, e il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha parlato di una “forte probabilità” di strumentalizzazioni da parte della criminalità organizzata. Anche la Commissione di garanzia per gli scioperi ha espresso “viva preoccupazione” e ha evocato un “pericolo grave e imminente per i diritti costituzionali dei cittadini”. Le opposizioni chiedono che sia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a riferire in Parlamento.
Pescherecci fermi e scaffali da riempire
La protesta contro il caro gasolio ha raggiunto anche il mare e nella giornata di giovedì i pescherecci sono rimasti ormeggiati nei porti di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. “Non ce la facciamo”, ha detto un pescatore di Ancona. Secondo Federdistribuzione, nelle zone più colpite serviranno almeno cinque o sei giorni per riempire di nuovo gli scaffali. Il prossimo appuntamento è martedì 27 ottobre, quando le associazioni torneranno al tavolo con il ministero. Fedralog ha già fatto sapere cosa accadrà se le risposte non arriveranno: “In mancanza di risposte adeguate, organizzeremo un corteo verso Roma con tutti i mezzi”.
