
Edilizia, Ance: sollecito al governo per “Piano Casa” da 7 mld dopo il Pnrr
L’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) sollecita l’intervento immediato dell’Esecutivo per l’istituzione di un nuovo Piano Casa, considerato l’erede naturale del Pnrr e pilastro necessario per scongiurare una contrazione del PIL dopo il 2026. Secondo la Presidente Federica Brancaccio, l’emergenza abitativa è divenuta una criticità sistemica con impatti diretti su occupazione e mobilità.
Analisi delle risorse e governance
L’Ance ha individuato una dotazione finanziaria complessiva di circa 7 miliardi di euro, derivante dalla convergenza di diversi canali:
- 970 milioni dal fondo contro il disagio abitativo (2026-2030);
- 2,9 miliardi dai fondi della politica di coesione 2021-2027;
- 3,2 miliardi dal Fondo sociale per il clima 2026-2032.
L’Associazione richiede l’adozione del “modello Pnrr”, caratterizzato da una governance centralizzata per superare la frammentazione delle attuali 40 competenze ministeriali e istituzionali, garantendo tempi certi e capacità di spesa.
Emergenza abitativa e impatto sociale
I dati del Rapporto congiunturale Ance delineano un quadro critico per i grandi centri urbani. A Milano, un nucleo familiare con reddito netto di 15 mila euro dovrebbe destinare l’80% delle entrate alla rata del mutuo; a Roma e Firenze, i canoni di locazione assorbono rispettivamente il 70% e l’80% del reddito dei soggetti più fragili. L’Ance stima che, per accedere a un’abitazione in sicurezza finanziaria, servirebbero redditi annui pari a 71 mila euro a Milano e 57 mila a Roma.
Bilancio Pnrr e prospettive occupazionali
Il settore delle costruzioni conferma il suo ruolo di motore economico:
- 101 miliardi di euro già impiegati, con una spesa mensile media di 3,4 miliardi.
- 350 mila posti di lavoro creati nel quinquennio 2020-2025 (pari al 20% dell’incremento occupazionale nazionale).
- 5.600 imprese coinvolte, con un aumento della produttività e un rafforzamento strutturale (+67% di dipendenti rispetto al 2017).
Previsioni macroeconomiche 2025-2026
Nonostante una flessione dell’1,1% prevista per il 2025 – mitigata dalla tenuta delle opere pubbliche (+21%) a fronte della frenata dell’edilizia privata – le stime per il 2026 indicano una crescita del 5,6%. Tale dinamica sarà alimentata dalla fase conclusiva del Pnrr e da una nuova espansione degli investimenti pubblici (+12%).
L’Ance ha tuttavia espresso preoccupazione per la gestione dei cantieri nell’ultimo miglio del piano europeo, chiedendo tutele per circa 15 miliardi di euro di lavori ed evitando risoluzioni contrattuali o penali eccessive che potrebbero rallentare il completamento delle opere. “Fare tesoro dell’esperienza del Pnrr è fondamentale”, ha concluso Brancaccio, indicando in una strategia di lungo periodo fino al 2033 la chiave per una crescita strutturata del Paese.




