Passa al contenuto principale
Seguici su:
Tieniti aggiornato:
Facciamo il punto
Radio DAB+: L’infrastruttura digitale che sta cambiando l’etere
© ElectroMarket
3 Marzo 2026

Radio DAB+: L’infrastruttura digitale che sta cambiando l’etere

Addio a fruscii e interferenze: la rivoluzione dei Multiplex abbassa i consumi energetici fino all’80% e semplifica drasticamente la gestione delle reti.

Una rivoluzione silenziosa ma in pieno svolgimento e pronta a cambiare il mondo della radio. Una trasformazione quasi impercettibile per gli utenti, ma fondamentale per gli editori, che potranno diminuire i costi di gestione delle loro emittenti e, allo stesso tempo, mettere a disposizione un prodotto di alta qualità. Se per decenni la radio è stata sinonimo di frequenze FM e antenne stilo da orientare con pazienza, oggi l’infrastruttura radiofonica si sta trasformando in una rete digitale ad alta efficienza: il DAB+ (Digital Audio Broadcasting).

Che cos’è il DAB+

Nell’era dell’FM (l’analogico), ogni stazione radio ha bisogno della sua frequenza esclusiva. Questo ha portato a un affollamento dell’etere senza precedenti, con interferenze continue tra emittenti vicine. Il DAB+ cambia paradigma: non si ragiona più per singola frequenza, ma per Multiplex (o MUX). Un Multiplex è un “contenitore digitale” che viaggia su un’unica porzione di banda e può trasportare contemporaneamente fino a 20 stazioni radiofoniche, oltre a dati e immagini.

Più qualità e meno costi

Il passaggio al digitale non è solo una questione di “sentire meglio”. Se da una parte chi ascolta può godere di un suono perfetto e senza interferenze, dall’altra i vantaggi dal punto di vista infrastrutturale sono enormi, a partire dal taglio netto dei consumi elettrici.

Trasmettere un intero bouquet di 15-20 radio con un solo apparato DAB+ consuma una frazione dell’energia necessaria per alimentare altrettanti trasmettitori FM separati. Si parla di un risparmio energetico che può superare il 70-80%, un passo gigante verso la sostenibilità ambientale delle torri di trasmissione. Un vantaggio che si riversa a cascata anche sulla manutenzione, che risulta semplificata e meno costosa: meno macchine significa meno guasti. Invece di gestire decine di trasmettitori, filtri e combinatori analogici, l’operatore di rete gestisce un unico sistema digitale, riducendo drasticamente le uscite tecniche sui siti (spesso situati in zone impervie) e i costi dei pezzi di ricambio.

I pro e i contro

Ascoltare la radio con il DAB+ elimina i fastidiosi fruscii che per anni ci hanno accompagnato in auto. Se il segnale c’è, la qualità è cristallina; inoltre, sul display compaiono titoli, copertine e info sul traffico in tempo reale.

Tuttavia, non è tutto rose e fiori. Il digitale introduce la cosiddetta “soglia di silenzio”: a differenza dell’FM, che quando il segnale è debole “gracchia” ma resta comprensibile, il DAB+ sparisce del tutto se la copertura non è ottimale. Per questo motivo, l’infrastruttura richiede una rete di ripetitori più densa, specialmente per garantire la ricezione all’interno degli edifici e nelle gallerie autostradali.

Quale futuro per l’FM?

La strada è ormai tracciata: il futuro della radio è digitale, ma l’FM non sparirà domani. Nel 2026, l’analogico rimane un’infrastruttura di emergenza fondamentale perché estremamente resiliente. Tuttavia, con l’obbligo del ricevitore DAB+ su tutti i dispositivi venduti dal 1° gennaio 2020 (dalle auto alle radio domestiche), l’FM diventerà gradualmente una tecnologia di nicchia.

Lo switch-off (lo spegnimento dell’analogico) è ormai all’orizzonte e dipenderà dalla velocità con cui completeremo la copertura nazionale digitale. La Norvegia è stata il primo Paese al mondo a spegnere quasi totalmente le trasmissioni FM nazionali nel 2017; Svizzera, Germania e Francia hanno già avviato processi di switch-off con previsioni di chiusura definitiva tra il 2025 e il 2031.

In conclusione, il DAB+ trasforma la radio da un servizio analogico isolato a un’infrastruttura moderna, economica ed ecosostenibile. È un investimento che ottimizza lo spazio nell’etere e riduce i costi di gestione per gli editori, offrendo al contempo un servizio migliore a chi ascolta

Facciamo il punto