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Porti d’Italia S.p.A., la nuova regia nazionale dei porti
© Imagoeconomica
3 Marzo 2026

Porti d’Italia S.p.A., la nuova regia nazionale dei porti

La riforma della governance portuale introduce una società pubblica centrale incaricata di gestire investimenti strategici e grandi opere, ridisegnando i rapporti tra Stato e Autorità di Sistema Portuale. Il provvedimento, al centro del dibattito politico, punta a rendere più competitivo il sistema logistico italiano, ma solleva timori di eccessiva centralizzazione.

Il 22 dicembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di riforma dei porti che prevede la creazione di Porti d’Italia S.p.A., società partecipata dal Ministero dell’Economia e vigilata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A questa società viene affidata la gestione dei grandi investimenti infrastrutturali, la pianificazione delle opere strategiche e la manutenzione straordinaria di tutti i maggiori scali portuali del Paese. L’obiettivo è garantire una visione unitaria del sistema portuale, accelerare i tempi decisionali e rafforzare la competitività degli porti italiani nelle reti europee e mediterranee.

Le 16 Autorità di Sistema Portuale esistenti restano operative, ma con un ruolo più circoscritto: continueranno a occuparsi della gestione quotidiana degli scali, delle concessioni e della manutenzione ordinaria, mentre la regia delle opere più rilevanti passa alla nuova società nazionale.

Le reazioni dei territori

Il provvedimento ha generato un acceso confronto politico. Diverse regioni portuali, in particolare la Liguria, hanno espresso preoccupazione per un possibile eccesso di centralizzazione. Le critiche riguardano il rischio di ridurre l’autonomia decisionale locale e di sottrarre competenze alle Autorità di Sistema, con potenziali ripercussioni sulla rapidità degli interventi e sulla capacità di rispondere alle esigenze dei territori.

A livello nazionale, opposizioni e amministrazioni locali parlano di uno “scippo di competenze”, temendo che le scelte strategiche vengano prese esclusivamente a Roma, senza un adeguato coinvolgimento degli operatori portuali e delle comunità interessate.

Impatti attesi sul sistema portuale

Il nuovo modello punta a:

  • migliorare il coordinamento tra porti e reti logistiche;
  • accelerare la realizzazione delle opere strategiche;
  • aumentare la capacità di attrarre investimenti;
  • rafforzare la presenza italiana nelle rotte commerciali internazionali.

Resta però aperta la questione dell’equilibrio tra centralizzazione e sviluppo locale. La sfida sarà conciliare efficienza decisionale e valorizzazione delle specificità territoriali, evitando che la nuova governance rallenti i processi invece di semplificarli.

Prossimi passi

Il testo del disegno di legge è ancora in fase di finalizzazione prima del deposito ufficiale alla Camera, passaggio che darà il via all’iter parlamentare necessario per la conversione in legge. Poi, la neonata società dovrà essere capitalizzata e strutturata operativamente per gestire i grandi investimenti, subentrando in parte al ruolo di pianificazione delle Autorità di Sistema Portuale.

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