
CGIA, pressione fiscale al 42,9% ma famiglie e microimprese pagano meno
CGIA, pressione fiscale al 42,9% ma famiglie e microimprese pagano meno – Venezia, 22 giugno 2026 – (PPN ADI) – La pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi quest’anno al 42,9%, in lieve calo rispetto al 43,1% registrato nel 2025, per poi tornare a salire fino al 43,2% nel 2027 secondo le previsioni attuali. È quanto emerge dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, che ricorda come nel 2022, prima dell’insediamento del governo Meloni, il dato si fermasse al 41,7%, vale a dire 1,2 punti percentuali in meno rispetto al livello atteso per quest’anno. Il Paese rimane tra quelli con il carico fiscale più elevato d’Europa, anche se per famiglie e microimprese il peso tributario si è ridotto di oltre 33 miliardi di euro grazie alle misure introdotte nell’arco degli ultimi quattro anni.
Secondo l’analisi della CGIA, una parte rilevante della crescita della pressione fiscale è riconducibile all’aumento dell’occupazione: tra il 2022 e il 2026 i nuovi occupati sono cresciuti complessivamente di 1,2 milioni di unità, con un conseguente incremento del gettito derivante da Irpef e contributi previdenziali. A pesare sul dato complessivo hanno contribuito anche i numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali, che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di riflesso, delle entrate tributarie e contributive.
Sul versante delle scelte normative, la ricerca evidenzia che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese. Gli interventi fiscali più onerosi hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali, tra Srl e Spa circa 1,5 milioni di soggetti, pari al 35% del totale delle imprese italiane.