
Crisi idrica, conclusa missione in Adriatico per ricerca acqua dolce
Crisi idrica, conclusa missione in Adriatico per ricerca acqua dolce – Roma, 24 luglio –
(PPN ADI) Si è conclusa la fase di indagine sviluppata nell’ambito della campagna oceanografica del progetto europeo RESCUE per l’identificazione di eventuali acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico, in particolare nell’area costiera compresa tra Jesolo e Lignano. Se l’elaborazione in laboratorio dei dati, che richiederà diversi mesi, dovesse confermarne la presenza, si tratterebbe di una possibile risorsa strategica per affrontare la crescente scarsità idrica legata ai cambiamenti climatici.
Il progetto RESCUE, coordinato dall’Università degli Studi di Trieste e cofinanziato dalla Partnership Water4All e dall’Unione Europea, punta a localizzare acquiferi costieri e offshore a bassa salinità finora
inesplorati, che potrebbero integrare le risorse destinate all’approvvigionamento idropotabile, all’agricoltura e all’industria, contribuendo anche a ridurre i costi della desalinizzazione.
Alla campagna hanno partecipato ricercatori e studenti dell’OGS, delle Università di Trieste e di Pisa, del CNR-Irmar di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute della
California.
Durante la missione, oltre alle indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere immagini del sottosuolo marino e rilievi di mappatura del fondale, sono state inoltre impiegate per la prima volta indagini elettromagnetiche finalizzate all’identificazione di eventuali acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino. L’area interessata dale attività di ricerca si trova circa 10 km al largo della costa, nel tratto tra Jesolo al delta del Tagliamento.
“Le indagini sono state eseguite in ottime condizioni ambientali e tutto si è svolto secondo i piani” ha spiegato Cristina Corradin, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione. “I dati sono di ottima qualità ma richiederanno molti mesi di elaborazione in laboratorio prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico”.
“Le operazioni hannno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i gruppi di ricerca, il personale tecnico-scientifico e l’equipaggio della nave” ha aggiunto la capomissione Daniela Accettella.