Marche, allarme acqua per gli allevamenti al pascolo, la CIA chiede infrastrutture idriche permanenti
Marche, allarme acqua per gli allevamenti al pascolo, la CIA chiede infrastrutture idriche permanenti – Ancona, 24 settembre 2026 – (PPN ADI) La difficoltà degli animali al pascolo nel reperire acqua è un problema che va oltre i cambiamenti climatici e la siccità che ne deriva, e che troppo spesso viene affrontato soltanto con misure d’emergenza. A misurarne la portata è un’elaborazione della CIA Marche sui dati della Banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica. Gli ultimi numeri disponibili, aggiornati a giugno di quest’anno, contano nelle Marche 1.189 allevamenti ovicaprini con 79.263 ovini e 3.993 caprini, per un totale di 83.256 capi. Il baricentro regionale del comparto è la provincia di Macerata, con 374 allevamenti, 33.855 ovini e 1.244 caprini, oltre 35.000 animali complessivi.
Un’altra analisi della CIA Marche, sempre basata sulla Banca dati nazionale, mette in luce il peso delle aree montane. Dei 6.156 allevamenti zootecnici esaminati, 1.869, circa il 30 per cento, si trovavano in zona montana, con 74.603 capi, pari al 41 per cento del patrimonio bovino, bufalino, ovicaprino ed equino considerato. Fra questi risultavano 748 allevamenti bovini e bufalini di montagna con 21.771 capi e 859 allevamenti ovicaprini con 48.509 animali.
Per il presidente della CIA Marche, Alessandro Taddei, serve un cambio di approccio. “È vero che in alcuni casi”, osserva, “la situazione si è aggravata a causa del sisma, perché alcune fonti possono essersi seccate, però non si può continuare a gestire la questione in termini emergenziali, ad esempio con l’utilizzo di autobotti. Servono abbeveratoi e laghetti, infrastrutture idriche permanenti piccole ma diffuse, progettate ad hoc per ogni singolo territorio. Innanzitutto, dovremmo censire sorgenti, fontanili, pozzi e tutto l’esistente per poi creare piccoli laghi e bacini di accumulo in quota. Anche sulla miglior captazione e sulla raccolta delle acque meteoriche si può lavorare”.
Sulla stessa linea Vito Ricciotti, allevatore di Forca di Presta, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, che descrive le difficoltà quotidiane. “C’è una riduzione fisiologica dell’acqua ad agosto e nella nostra zona il riferimento è una sola sorgente”, spiega Ricciotti, “il Ciaula sul Vettore o poche altre, ma comunque il problema è per tutto il periodo del pascolo e dura da anni. Noi allevatori non abbiamo nemmeno le autorizzazioni per costruire strutture permanenti, ci arrangiamo con abbeveratoi e grandi cisterne, ma sono soluzioni provvisorie. Si possono rompere dei tubi, un animale può rovesciare l’abbeveratoio o anche, semplicemente, non si riesce ad accumulare acqua. Servono interventi istituzionali e strutture fisse”.