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Pichetto: “Do per scontato un referendum sul nucleare nel 2028 o nel 2029”
15 Giugno 2026

Pichetto: “Do per scontato un referendum sul nucleare nel 2028 o nel 2029”

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Pichetto: “Do per scontato un referendum sul nucleare nel 2028 o nel 2029” Roma, 15 giugno (PPN ADI) – Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha aperto con decisione alla possibilità di un nuovo referendum sul nucleare, indicando il biennio 2028-2029 come finestra temporale naturale per una consultazione popolare. “Lo do per scontato”, ha detto il ministro a Torino, intervenendo alle Ogr durante l’evento “Da Fermi al futuro”. “È un diritto della nostra Costituzione poter partecipare alle decisioni. Credo che sia del tutto naturale che in democrazia si possano raccogliere delle firme per fare un referendum. La cosa fondamentale è che dobbiamo cercare, tutti noi, di dare il massimo della chiarezza, dare tutte le risposte e la massima trasparenza.”

Le parole di Pichetto arrivano a poche settimane dal primo via libera parlamentare al disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. La Camera ha approvato il provvedimento il 4 giugno con 155 voti favorevoli, il sostegno della maggioranza e di Azione, l’astensione di Italia Viva e il no del centrosinistra. Il testo è ora all’esame del Senato, con l’obiettivo del governo di ottenere il via libera definitivo prima della pausa estiva e di varare i decreti legislativi attuativi entro fine anno.

Il ddl delega riapre formalmente un capitolo che l’Italia aveva chiuso da quasi quarant’anni: il Paese aveva abbandonato il nucleare con il referendum del 1987, e la Camera ha ora compiuto il primo passo verso il superamento di quel vincolo. Il governo, tuttavia, precisa che non si tratta di riportare in vita le grandi centrali del passato: la strategia punta sui piccoli reattori modulari, tecnologia più moderna e sicura, sebbene ancora in fase prototipale, con i primi impianti operativi attesi tra il 2034 e il 2035.

In questo quadro, l’apertura al referendum non suona come una concessione alle opposizioni, ma come una scelta politica deliberata: costruire consenso attorno a una transizione di lungo periodo, lasciando ai cittadini l’ultima parola su una delle scelte energetiche più divisive della storia repubblicana.

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