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Argomento: Trasporti

Aeroporto Palermo: per Gesap piano di sviluppo tra innovazione, cargo e intermodalità

Aeroporto Palermo: per Gesap piano di sviluppo tra innovazione, cargo e intermodalità – Roma, 5 agosto – (PPN ADI) – L’aeroporto “Falcone Borsellino” di Palermo punta a consolidare il proprio ruolo di hub strategico per la mobilità, la logistica e gli investimenti al centro del Mediterraneo. Alla base della strategia delineata dall’amministratore delegato di Gesap, Gianfranco Battisti, c’è un piano quinquennale focalizzato sull’innalzamento della capacità ricettiva e sull’ammodernamento tecnologico dello scalo.

Tra i principali interventi individuati dalla governance figurano l’ampliamento del terminal passeggeri, la digitalizzazione dei servizi e l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale per l’efficientamento operativo e la gestione dei flussi. Sul fronte della transizione energetica, la linea guida tracciata da Battisti prevede l’adeguamento delle infrastrutture all’impiego dei carburanti avio sostenibili (Saf) e la predisposizione agli sviluppi legati all’idrogeno.

L’assetto di sviluppo mira inoltre a potenziare la catena logistica e il settore merci, inserendo lo scalo palermitano in un quadro di piena intermodalità con la rete portuale, ferroviaria e viaria dell’isola. Parallelamente, il percorso di valorizzazione della società di gestione e l’apertura a partner industriali internazionali puntano ad accelerare gli investimenti e a potenziare la rete dei collegamenti aerei a lungo raggio.

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Genga-Serra San Quirico, il cantiere più difficile dell’Appennino centra le scadenze PNRR

Diciotto mesi per realizzare la sede ferroviaria sul 75% di una delle tratte più complesse dell’intera rete nazionale, in un territorio carsico tra le Marche e l’Appennino umbro, con 450 persone al lavoro ogni giorno e turni organizzati senza interruzione. Il Consorzio Eteria ha centrato nei tempi le milestone concordate con Rete Ferroviaria Italiana per il lotto 2 del raddoppio della tratta Genga-Serra San Quirico, sulla direttrice ferroviaria Orte-Falconara, uno degli interventi infrastrutturali finanziati dal PNRR con scadenza al 2026.

Un’opera da 545 milioni nel cuore dell’Appennino

Il raddoppio della tratta Genga-Serra San Quirico ha un’estensione complessiva di circa 9 chilometri, quasi completamente in variante rispetto alla linea storica, e consente di incrementare la velocità di percorrenza dagli attuali 85 km/h fino ai 165 km/h di progetto. L’investimento complessivo per questo lotto è di circa 545 milioni di euro, di cui 438 finanziati con fondi PNRR. I lavori erano stati aggiudicati a ottobre 2023 al raggruppamento temporaneo tra Eteria Consorzio Stabile e Salcef, sotto la direzione lavori di Italferr.

Il contesto geologico ha rappresentato fin dall’inizio la sfida principale. Il nuovo tracciato attraversa un territorio caratterizzato da estese formazioni carsiche, le stesse che rendono celebri le Grotte di Frasassi poco distanti, e che hanno richiesto approfondite indagini geologiche e un monitoraggio continuo durante l’avanzamento degli scavi. Circa il 60% dell’opera si sviluppa in galleria, con 4,6 chilometri di scavi, sei tunnel realizzati con metodo tradizionale e quattro viadotti, tra cui strutture metalliche lunghe 70 metri e del peso di circa 1.150 tonnellate ciascuna, e travi prefabbricate in calcestruzzo di 25 metri.

I numeri del cantiere

Le dimensioni dell’intervento raccontano con chiarezza la portata dello sforzo produttivo. Il cantiere ha movimentato 1,3 milioni di metri cubi di materiale scavato, impiegato 380 mila metri cubi di calcestruzzo e 25 mila tonnellate di acciaio per armature, oltre a 11 mila tonnellate di carpenteria metallica. Per gli scavi delle gallerie sono stati utilizzati circa 480 mila chilogrammi di esplosivo, con operazioni organizzate 24 ore su 24, sette giorni su sette, nei momenti di picco degli ultimi sei mesi. Il cantiere ha occupato in media 450 persone al giorno, con punte di 600 addetti.

Per limitare l’impatto ambientale e la pressione sul territorio, Eteria ha attivato direttamente in cantiere un impianto per la frantumazione del materiale di scavo e la produzione di aggregati destinati al calcestruzzo, riducendo in modo significativo il traffico dei mezzi pesanti sulle strade locali. È stato inoltre installato un impianto di betonaggio di ultima generazione.

Il contesto dell’opera e i benefici attesi

Il lotto Genga-Serra San Quirico è il secondo dei tre in cui è stato suddiviso il macro-intervento di raddoppio della tratta PM228-Castelplanio, lungo complessivamente 21,5 chilometri. L’intera tratta è parte integrante della rete TEN-T (Trans-European Transport Network) ed è funzionale allo sviluppo del Corridoio Scandinavio-Mediterraneo, anche grazie al porto di Ancona, considerato una piattaforma intermodale strategica. Al termine dell’intero programma di potenziamento sarà possibile conseguire una riduzione dei tempi di percorrenza tra Roma e Ancona fino a circa 30 minuti e tra Roma e Perugia fino a circa 15 minuti. Verrà inoltre realizzata una nuova stazione di Genga, che servirà l’area delle Grotte di Frasassi.

Eteria, cinque anni di crescita

“Ogni grande milestone raggiunta rappresenta molto più di un obiettivo realizzato: è la dimostrazione della fiducia che si costruisce tra committente, impresa e territorio”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Eteria, Vincenzo Onorato, sottolineando come il risultato sulla tratta Genga-Serra San Quirico “conferma l’affidabilità nel mantenere gli impegni assunti”. Il Consorzio, che riunisce Vianini Lavori (Gruppo Caltagirone), Itinera e Sinelec (Gruppo Gavio) e ICOP, in cinque anni di attività ha raggiunto un portafoglio lavori di oltre 2,2 miliardi di euro con un fatturato più che triplicato nel 2025, salito a 620 milioni dai 193 dell’esercizio precedente. Oltre alla linea Orte-Falconara, il Consorzio è attivo sul raddoppio Roma-Pescara nelle tratte Manoppello-Scafa e Interporto d’Abruzzo, e sul collegamento ferroviario “Nodo di Catania”.

Ferrovie dello Stato, Donnarumma lascia. Salvini: “Fase due con scelta interna”

Stefano Donnarumma non sarà più l’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane. La decisione è maturata dopo un faccia a faccia con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, al termine del quale il MIT ha comunicato che nei prossimi giorni Donnarumma “chiuderà i dossier più importanti prima di consegnare le dimissioni.” L’addio formale dovrebbe arrivare entro l’assemblea dei soci del 23 luglio.

Salvini ha descritto l’uscita come concordata e condivisa, inquadrandola nell’avvio di una nuova fase del gruppo: ultimata la fase PNRR, con i cantieri che si chiuderanno entro l’estate, si passerebbe alla “fase due” con una figura scelta internamente, un “ferroviere”, ha detto il vicepremier. Il nome che circola con insistenza è quello di Gianpiero Strisciuglio, attuale Amministratore Delegato di Trenitalia. Una vita nelle ferrovie e considerato uomo di fiducia di Salvini, Strisciuglio è stato in passato a capo di Rete Ferroviaria Italiana. La sua nomina formale resterebbe tuttavia da confermare in assemblea.

Il retroscena sulle presunte tensioni con Giorgetti e Fazzolari

La narrazione ufficiale parla di avvicendamento pianificato, ma il retroscena è più articolato. A pesare sull’uscita di Donnarumma sarebbero stati i crescenti malumori dei vertici del MEF sulla gestione di FS, sedimentati nei mesi scorsi. Le frizioni riguardano più fronti. A Giorgetti non sarebbero andate giù le acquisizioni dei gruppi Pizzarotti e Firema, e men che meno la partnership firmata con il fondo statunitense Certares per sviluppare l’alta velocità all’estero. Sul versante dell’azionista pubblico, era stato proprio il MEF a esprimere riserve anche sul progetto di scorporare la rete dell’alta velocità per aprirla a capitali privati internazionali: un’idea che Donnarumma aveva difeso come necessaria per finanziare gli investimenti infrastrutturali dopo l’esaurimento dei fondi europei, ma che la ragioneria generale dello Stato aveva valutato con scetticismo.

A inasprire il clima aveva contribuito anche la figura di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con cui il rapporto di Donnarumma si era incrinato già nella primavera del 2023. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Fazzolari aveva frenato la candidatura di Donnarumma alla guida di ENEL e avrebbe poi tentato di orientarlo verso la presidenza di CDP Venture Capital, proposta che il manager rifiutò. Un sgarbo che avrebbe lasciato il segno. Da Palazzo Chigi è arrivato comunque un input preciso: amministrare con ordine il delicato passaggio, scongiurando l’ipotesi delle dimissioni di gruppo del CDA di FS, resa più concreta dalle già avvenute uscite della consigliera in quota MEF Tiziana De Luca e di Caterina Belletti.

I disservizi e l’estate difficile

Il ministero ha rivendicato i risultati del mandato: il traguardo dei 25 miliardi di investimenti PNRR, i 1.300 cantieri aperti contemporaneamente, il miglioramento della puntualità del 7% a giugno rispetto all’anno precedente, e il ritorno all’utile per 30 milioni di euro nell’ultimo bilancio. Tuttavia, sul fronte dei disservizi che avevano alimentato le pressioni politiche, il quadro è controverso. Il ministero ha sottolineato che la puntualità è migliorata e che i disagi sono stati causati soprattutto da furti di rame, manomissioni della rete e guasti di convogli di altre compagnie ferroviarie. Tuttavia l’estate si prospetta difficile: tra luglio e agosto sono previsti stop prolungati sulle linee ad alta velocità per lavori PNRR da ultimare, con itinerari alternativi sulle linee storiche e tempi di percorrenza sensibilmente più lunghi.

Le opposizioni contro Salvini

Le opposizioni hanno letto la vicenda come un atto politico che ricade sul ministro stesso. Per il PD le dimissioni di Donnarumma certificano il “fallimento del governo sui trasporti”, con la richiesta che a dimettersi fosse piuttosto il vicepremier. Il M5S, in una nota delle commissioni Trasporti e Infrastrutture, ha definito l’uscita del manager la “pistola fumante” del fallimento di Salvini, sottolineando che anche Strisciuglio guida una realtà che “in questi anni non ha brillato per efficienza.” Angelo Bonelli di Avs si è spinto a definire Salvini il “terminator dei trasporti”. Il vicepremier ha respinto le critiche: “Già oggi è la rete più avanzata d’Europa.”

Ferrovie, Donnarumma (AD FS): “A giugno puntualità migliorata del 7% rispetto al 2025”

Ferrovie, Donnarumma (AD FS): “A giugno puntualità migliorata del 7% rispetto al 2025” – Roma, 23 giugno 2026 – (PPN ADI) – Al meeting promosso dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini, ha partecipato anche l’AD di FS Stefano Donnarumma. Dopo l’incontro ha puntualizzato un dato molto importante: “La puntualità dell’alta velocità è migliorata di oltre il 7% nella prima metà di giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Si tratta di un miglioramento forte rispetto all’anno precedente”.

L’AD si è poi concentrato sulla parte strutturale: “Le infrastrutture subiscono il caldo e quando il picco è così alto crea deformazioni sulle reti elettriche di trazione o sugli stessi binari con gli scambiatori, che – ha concluso Donnarumma – provocano dei guasti”.

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Anas e la scommessa sui dati: un modello predittivo per anticipare il rischio sulle strade italiane

È durata una notte intera, tra le sale della biblioteca del Dipartimento di Scienze Statistiche della Sapienza di Roma. La nona edizione di Stats under the Stars, la maratona scientifica organizzata da young-sis, la componente giovani della Società Italiana di Statistica, ha avuto quest’anno un protagonista inatteso nel mondo accademico: ANAS, la società del Gruppo FS che gestisce oltre 32mila chilometri di strade statali e autostrade in concessione.

L’hackathon scientifico SUS 2026 ha messo a confronto team universitari provenienti da tutta Italia su una sfida costruita con dati reali aggregati forniti dalla stessa ANAS: flussi di traffico, tassi di incidentalità sulle principali direttrici e contatti con l’Ufficio Relazioni con il Pubblico, utilizzati come indicatore dello stato percepito della rete da parte degli utenti. L’obiettivo non era descrivere ciò che è già accaduto, ma anticiparlo: sviluppare modelli statistici avanzati capaci di correlare queste informazioni, individuare criticità latenti e supportare decisioni più efficaci e fondate su evidenze oggettive.

I risultati sono stati presentati e premiati il giorno seguente durante il Joint Meeting SIS-FENStatS 2026, il congresso internazionale che ha riunito la 53esima Riunione Scientifica della Società Italiana di Statistica e il primo Convegno delle Società di Statistica Europee. Un palcoscenico di rilievo scientifico internazionale, scelto non a caso per sancire anche formalmente la nuova alleanza tra il gestore stradale e il mondo della ricerca.

I team premiati e la menzione speciale ad Anas

La giuria scientifica ha assegnato i riconoscimenti a quattro team universitari. Il premio per la Miglior Previsione è andato a “La fittata è fatta” dell’Università di Padova. “Bayesian Chainsaw” dell’Università degli Studi di Trieste si è aggiudicato il Premio Miglior Overall, mentre “StayimBRUTTIti” della Sapienza ha conquistato il Premio per il Miglior Report. Una Menzione Speciale ANAS è stata attribuita al team “RCS”, anch’esso della Sapienza.

Ma la novità più significativa della serata riguarda ANAS stessa. Nel corso del congresso, la SIS ha conferito all’azienda la menzione speciale “Pioneer in Data Culture”, motivata dall’aver valorizzato la cultura del dato come strumento di innovazione, integrando analisi, comunicazione strategica e attenzione alla reputazione aziendale nello sviluppo delle infrastrutture pubbliche. Il riconoscimento è stato ritirato dal direttore della Comunicazione di ANAS, Marco Ludovico.

Dati come risorsa strategica

Dietro l’iniziativa c’è una visione precisa su come debba evolvere la gestione di una rete stradale complessa come quella italiana. “Oggi i dati costituiscono una risorsa strategica per comprendere i fenomeni della mobilità e supportare decisioni tempestive e fondate su evidenze oggettive”, ha dichiarato Claudio Andrea Gemme, amministratore delegato di ANAS La collaborazione con la SIS, ha aggiunto, “ci consente di valorizzare il patrimonio informativo di cui disponiamo e di sperimentare nuovi modelli predittivi capaci di anticipare criticità e individuare soluzioni innovative”.

Il punto non è banale. ANAS dispone di una mole di dati che, se adeguatamente analizzata, può trasformarsi in uno strumento di prevenzione attiva: sapere dove e quando il rischio di incidente è più elevato, quali tratte generano il maggior numero di segnalazioni da parte degli utenti, come i flussi di traffico si modificano al variare delle condizioni climatiche o delle stagioni, consente di allocare risorse, programmare interventi e comunicare con gli utenti in modo più efficace.

La sfida dell’hackathon ha testato esattamente questa capacità: quanto i modelli statistici avanzati riescono a trasformare dati eterogenei in previsioni affidabili? I risultati dei team universitari offrono una prima risposta sperimentale, che ANAS potrà ora approfondire nell’ambito del protocollo d’intesa con la SIS.

Un’alleanza strutturale con la ricerca

Il protocollo firmato tra ANAS e la Società Italiana di Statistica non si esaurisce nell’hackathon. L’accordo definisce una collaborazione continuativa orientata a tre obiettivi: rafforzare la cultura del dato all’interno dell’azienda, promuovere l’innovazione metodologica e sviluppare nuovi strumenti a supporto della sicurezza stradale e della gestione delle infrastrutture.

Si tratta di un modello che guarda a pratiche già consolidate in altri Paesi europei, dove i gestori delle reti infrastrutturali lavorano stabilmente con università e centri di ricerca per affinare i propri sistemi di monitoraggio e previsione. In Italia l’iniziativa assume un valore particolare in un momento in cui la messa in sicurezza del patrimonio stradale è tornata al centro del dibattito pubblico, tra i piani di manutenzione straordinaria avviati negli ultimi anni e le risorse del PNRR destinate alle infrastrutture.

L’obiettivo dichiarato da Gemme è trasformare conoscenza e innovazione in benefici concreti per i cittadini, contribuendo a una mobilità più sicura, efficiente e moderna. La strada, in questo caso, parte dai dati.

Ferrovie, Salvini convoca i vertici al MIT

Martedì mattina il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà al MIT i vertici di FS, Trenitalia, RFI, ANAS, FS Engineering e FS Security per fare il punto della situazione in vista dell’estate. Convocazione attesa, ma che arriva in un momento di forte tensione politica intorno al gruppo ferroviario, con pressioni crescenti dalla Lega sulla posizione dell’amministratore delegato Stefano Donnarumma.

L’agenda ufficiale

Salvini farà il punto sull’avanzamento dei cantieri ferroviari e stradali, sulla possibilità di immettere nuovi treni di ultima generazione per evitare guasti causa di rallentamenti e ritardi, e chiederà un report preciso sullo stato attuale di puntualità dei treni dell’alta velocità, dei regionali e degli intercity. Verrà inoltre affrontato l‘avanzamento dei lavori delle opere del PNRR.

Il contesto non è neutro. Nella settimana appena trascorsa la rete ferroviaria italiana ha subito due gravi interruzioni sull’alta velocità. Intorno alle 10.20 di mercoledì la circolazione sull’Av Milano-Bologna è stata interrotta per sei ore tra Melegnano e Piacenza per un guasto tecnico alla linea elettrica, con ritardi fino a due ore e due convogli rimasti bloccati a lungo senza elettricità e aria condizionata sotto un sole cocente. Il giorno successivo un analogo inconveniente si è verificato sulla Roma-Napoli nei pressi di Napoli Afragola. Salvini è stato descritto come irritato con i vertici di Trenitalia per i disservizi. Il ministro, secondo fonti del MIT, ha chiesto una relazione approfondita sull’accaduto e tempi certi per il ripristino delle criticità. All’estate si aggiunge la pressione strutturale dei cantieri: sono 1.300 i cantieri attivi ogni giorno sulla rete ferroviaria, una densità di interventi senza precedenti legata in gran parte agli obiettivi del PNRR.

Stefano Antonio Donnarumma

La partita su Donnarumma

La riunione di martedì, però, non sarebbe soltanto tecnica. Secondo quanto riportato da molti quotidiani, attorno alla figura dell’ad AD di FS Stefano Donnarumma si starebbe consumando una partita tutta politica. La Lega spingerebbe per un avvicendamento al vertice del gruppo, e Salvini sarebbe pronto a usare l’incontro di martedì anche come occasione per misurare i margini di azione. Un segnale inequivocabile è arrivato nei giorni scorsi con le dimissioni di due consigliere di amministrazione: Caterina Belletti e Tiziana De Luca. La consigliera De Luca, scelta nel 2024 in quota MEF, ha ufficialmente addotto motivi personali per motivare la scelta, ma il suo passo indietro va inquadrato negli attriti sempre più frequenti tra il ministro Giancarlo Giorgetti e Donnarumma.

Il nodo strategico al centro dello scontro riguarderebbe il modello di sviluppo del gruppo. Uno dei punti di frizione principali continua a riguardare l’idea di Donnarumma di procedere con lo scorporo delle attività dell’alta velocità facendole confluire in una newco aperta anche ai privati, un’operazione da svariati miliardi di euro. Un’operazione che il MEF non gradirebbe, e che anche Salvini non sembrerebbe intenzionato a sostenere. Il 27 maggio scorso, intervenendo a un convegno organizzato dalla Lega alla Camera, Giorgetti aveva bacchettato pubblicamente Donnarumma per le scelte sulla ricerca di nuovi finanziatori: “Perché dobbiamo andare a cercare il fondo pensione canadese, australiano, per le nostre infrastrutture, quando abbiamo il fondo italiano?”, aveva detto il ministro dell’Economia, con l’AD seduto in prima fila. Donnarumma, dal canto suo, non sembrerebbe intenzionato a cedere: avrebbe già fatto sapere che non gli è stata chiesta la testa, e che intende presentare martedì al ministro un quadro puntuale di dati: 35,9 miliardi di investimenti tecnici nel biennio 2024-2025, 20 miliardi di fondi PNRR già investiti, il rilancio di FS International e il progetto del corridoio Parigi-Londra, come argomenti a sostegno del proprio operato.

Trasporti, l’Italia ha bisogno di 550 miliardi entro il 2040

Per ammodernare le infrastrutture di trasporto italiane serviranno circa 550 miliardi di euro nei prossimi quindici anni, quasi un quarto dell’attuale PIL nazionale. È quanto emerso dagli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica organizzati da Confindustria a Roma, dove sono stati presentati due studi dedicati al fabbisogno infrastrutturale e all’evoluzione della mobilità nel Paese.

Una domanda di mobilità in crescita

Lo studio McKinsey & Company parte da un presupposto chiaro: la domanda di mobilità cresce più velocemente della capacità delle reti esistenti. Negli ultimi 25 anni il numero dei passeggeri aerei è quasi raddoppiato, il traffico ferroviario è aumentato del 50% e i container movimentati nei porti sono cresciuti quasi del doppio, mentre lo stock infrastrutturale è rimasto sostanzialmente stabile. Secondo le stime contenute nel report, il fabbisogno infrastrutturale europeo salirà dagli attuali 7mila a circa 10mila miliardi di euro entro il 2040. Per l’Italia, considerando anche transizione energetica, digitalizzazione, data center e infrastrutture dual use, la forbice potrebbe estendersi fino a una cifra compresa tra 1.500 e 2.000 miliardi di euro complessivi.

Il nodo del finanziamento

Mantenendo invariato il contributo pubblico, che negli ultimi anni ha svolto un ruolo centrale anche grazie al PNRR, e quello di gestori e concessionari, mancherebbero all’appello fino a 210 miliardi di euro. Dal 2011 a oggi i contributi pubblici diretti hanno garantito 280 miliardi di euro, ulteriori 60 sono arrivati da gestori e concessionari. Per colmare il divario, lo studio McKinsey indica quattro direttrici: distinguere le infrastrutture strategiche da quelle in grado di attrarre capitali privati, aumentare la produttività attraverso l’innovazione tecnologica, sviluppare nuovi modelli di partenariato pubblico-privato e ampliare la platea degli investitori, anche coinvolgendo il risparmio retail. Tra le proposte anche la creazione di un fondo infrastrutturale paneuropeo, capace di competere con i grandi operatori statunitensi e di finanziare progetti strategici riducendo la frammentazione del mercato.

Il MIT e i big data sulla mobilità

Il secondo rapporto, presentato dalla Struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, riguarda il primo Osservatorio sulle tendenze della mobilità. Come spiegato da Armando Cartenì, l’obiettivo è sfruttare l’enorme quantità di dati prodotti quotidianamente da smartphone, sistemi di bigliettazione elettronica e sensori per costruire modelli previsionali capaci di simulare scenari a dieci anni. Cartenì ha però messo in guardia sui rischi legati all’intelligenza artificiale, citando come esempio provocatorio una falsa correlazione tra la ripresa dei passeggeri dell’Alta velocità dopo la pandemia e la diffusione dello spritz, quando i fattori reali sono stati l’espansione della rete e l’aumento delle frequenze.

Gli interventi istituzionali

Il vicepresidente di Confindustria Leopoldo Destro ha sottolineato che trasporti e logistica “non sono un capitolo settoriale della politica economica” ma “una delle principali leve della politica industriale italiana ed europea”. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha ricordato che il dicastero gestisce 264 miliardi di euro di investimenti, di cui 194 miliardi derivanti dal PNRR, con l’obiettivo di spendere almeno 30 dei 42 miliardi disponibili entro agosto. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha posto l’accento sul dopo PNRR, mentre il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto ha ribadito la necessità che trasporti e logistica restino centrali nella prossima programmazione comunitaria. Tra le altre proposte emerse, il riconoscimento dei valichi alpini come infrastrutture strategiche europee e la nomina di un coordinatore europeo dedicato.

Telepass, intesa con Retitalia su rete di rifornimento convenzionata

Telepass, intesa con Retitalia su rete di rifornimento convenzionata – Roma, 18 giugno 2026 – (PPN ADI) – Telepass e Retitalia hanno annunciato una partnership che consente di pagare il rifornimento di carburante direttamente tramite l’app Telepass presso oltre 150 stazioni di servizio del network, con prospettive di ulteriore espansione, semplificando l’esperienza di rifornimento per milioni di automobilisti e motociclisti.

Con questo accordo le stazioni di servizio integrate nell’app Telepass salgono a oltre 7.500. L’iniziativa si inserisce nella strategia del gruppo volta a consolidare la propria piattaforma digitale della mobilità, ampliando progressivamente i servizi integrati per gli spostamenti urbani ed extraurbani e rendendo più semplice l’accesso ai principali servizi legati alla mobilità quotidiana.

“Con questa partnership ampliamo ulteriormente i servizi disponibili nell’app Telepass, integrando il pagamento del carburante in modo semplice e immediato. Nel 2026 superiamo le 7.500 stazioni di servizio integrate, continuando a sviluppare una piattaforma digitale che accompagni i clienti nelle principali esigenze di mobilità quotidiana, rendendo ogni fase del viaggio più fluida e gestibile da un’unica soluzione”, ha commentato Aldo Agostinelli, chief consumer revenues officer di Telepass.

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ANAS, un piano da 43,2 miliardi per fare dell’Italia il crocevia logistico d’Europa

Quarantatre miliardi e duecento milioni di euro da investire nel decennio 2026-2035. È la cifra al centro dell’intervento con cui l’amministratore delegato di ANAS Claudio Andrea Gemme, ha rilanciato agli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica, organizzati da Confindustria a Roma, la sfida di trasformare l’Italia nel crocevia logistico del Mediterraneo. Il nuovo piano industriale destina 27,6 miliardi a nuove opere, di cui 10 miliardi indirizzati specificamente alla rete Ten-T, la rete transeuropea di trasporto che attraversa la penisola con quattro dei principali corridoi continentali, mentre i restanti 15,6 miliardi sono riservati alla manutenzione programmata della rete esistente.

“In otto anni abbiamo triplicato la produzione e oggi siamo in grado di investire oltre 3 miliardi di euro l’anno” ha spiegato Gemme, sottolineando però che i numeri non bastano e che conta soprattutto dove e come si investe. Il manager ha ricordato che il piano destina una quota consistente ai grandi corridoi europei perché il futuro dell’Italia passa dalla capacità di integrarsi in quelle reti, definendo ogni euro speso su un raccordo portuale, su uno svincolo autostradale o su un’infrastruttura digitale collegata ai porti non come una spesa, ma come un investimento in competitività.

La sfida dell’ultimo miglio e dei nodi intermodali

Secondo l’amministratore delegato di ANAS, la priorità non è costruire più strade, ma realizzarle nei punti strategici e collegarle alle altre modalità di trasporto. Gemme ha indicato nell’ultimo miglio e nella fluidità dei nodi intermodali il terreno su cui si gioca la competitività logistica dei prossimi anni, parlando della necessità di far viaggiare dati e merci alla stessa velocità. Una visione che si inserisce nel più ampio dibattito sulla pianificazione infrastrutturale italiana, che secondo diverse analisi del settore continua a soffrire di una storica difficoltà di coordinamento tra i diversi soggetti competenti su porti, strade e ferrovie.

La crescita della produzione e l’attenzione alla manutenzione

I dati presentati da ANAS raccontano una crescita strutturale della capacità produttiva dell’azienda. La produzione totale è passata da 1,12 miliardi di euro nel 2017 a 3,37 miliardi nel 2025, con un tasso di crescita medio annuo composto del 14,8 per cento. Le nuove opere sono quasi raddoppiate nell’ultimo biennio, salendo da 0,98 miliardi nel 2023 a 1,51 miliardi nel 2025, mentre la manutenzione programmata ha raggiunto 1,87 miliardi, un segnale di attenzione crescente verso la cura del patrimonio stradale esistente, un tema più volte richiamato negli ultimi anni anche in relazione alla sicurezza di ponti e viadotti.

Solo nel 2026 gli investimenti complessivi di Anas raggiungeranno 3,34 miliardi di euro, di cui 1,69 miliardi destinati a nuove opere e interamente finanziati. Una programmazione che, secondo l’azienda, punta a consolidare il passaggio da una logica di intervento emergenziale a una pianificazione pluriennale più stabile, in un settore dove la storica assenza di un piano nazionale unitario dei trasporti continua a essere oggetto di confronto tra operatori e osservatori del comparto infrastrutturale.

I cantieri aperti su porti e collegamenti ultimo miglio

Sul fronte portuale e logistico ANAS è impegnata su più fronti contemporaneamente. A Gioia Tauro, primo scalo italiano per movimentazione di container, sono previsti 200 milioni di euro per potenziare l’accessibilità, con un collegamento diretto tra il Gate Sud e l’autostrada A2 del valore di 137 milioni. Circa 70 milioni sono destinati alla statale 67 Tosco-Romagnola per migliorare l’accesso al porto di Ravenna, mentre è in corso il collegamento dell’ultimo miglio tra il porto di Ancona e la statale 16 Adriatica.

A Trieste è in fase di realizzazione un’infrastruttura stradale intelligente, da 2,7 milioni di euro, che integrerà in tempo reale i dati di traffico con quelli dell’Autorità Portuale, con l’obiettivo di velocizzare le operazioni doganali. Interventi che si collocano in un contesto in cui il sistema portuale italiano, pur potendo contare su scali strategici per la posizione geografica della penisola nel Mediterraneo, è da tempo oggetto di un dibattito sulla necessità di una governance più integrata tra le diverse Autorità di Sistema Portuale e le infrastrutture di collegamento terrestre.

Il traffico costa 15 miliardi all’anno alle città italiane

Mobilità sostenibile, accessibile e intelligente. Attorno a questi tre aggettivi si è sviluppato un confronto che ha messo insieme accademia, istituzioni, imprese e operatori del settore sul tema del trasporto urbano. Il panel, moderato da Vittorio Ferla, si è aperto con l’intervento di Ennio Cascetta, docente del Massachusetts Institute of Technology e presidente del Cluster Tecnologico Trasporti, secondo cui la mobilità è l’infrastruttura che determina la capacità delle città di trasformare la densità in valore economico e benessere. Cascetta ha richiamato il divario tra le città italiane e quelle europee: a Roma circolano circa 70 automobili ogni 100 abitanti, a Napoli 65, a Milano 60, contro 40 a Madrid, 35 a Parigi e 30 a Berlino. Un dato che riflette decenni di investimenti sbilanciati e un modello urbano centrato sull’auto privata. Solo tra possesso e congestione, ha ricordato, si perdono circa 15 miliardi di euro l’anno nelle grandi aree metropolitane italiane.

Ferro, dati e inclusione sociale

Manolo Cipolla, presidente di Cotral e consigliere di amministrazione di RFI, ha richiamato il ruolo strategico del trasporto ferroviario regionale nel Lazio, ricordando come il rilancio delle linee esistenti rappresenti una condizione essenziale per decongestionare le arterie urbane e metropolitane.

Manuela Morgante, consigliera del Consiglio di amministrazione di Seri Industrial, ha posto l’accento sul ritardo italiano nell’elettrificazione del trasporto pubblico rispetto agli obiettivi europei, citando il caso della Cina, che ha trasformato il proprio mercato degli autobus elettrici in pochi anni. Morgante ha richiamato anche i rischi legati alla dipendenza tecnologica e alla gestione dei dati dei veicoli connessi, sottolineando la funzione sociale del trasporto pubblico come leva di inclusione, soprattutto per le donne.

Il sistema delle gare e la trasparenza dei costi

Un intervento critico è arrivato da Marco Ponti, responsabile di Bridges Research Onlus e già ordinario di Economia al Politecnico di Milano, che si è concentrato su uno dei nodi più controversi del trasporto pubblico locale, quello delle gare per l’affidamento dei servizi, che secondo Ponti spesso non si fanno oppure si fanno solo in modo formale, con rinnovi tramite proroghe o affidamenti diretti che riducono al minimo la competizione tra operatori. Ponti ha quindi richiamato il tema della trasparenza dei costi, sottolineando che spesso il cittadino non ha percezione del reale livello di sussidio pubblico necessario a mantenere il servizio.

Mobilità condivisa e governance del sistema

Marco Costa, mobility sales e parking manager di Enilive, ha descritto l’evoluzione del servizio Enjoy, attivo tra Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, passato da un sistema free floating a una piattaforma integrata con stazioni di servizio, aeroporti e stazioni ferroviarie, con l’obiettivo di offrire un servizio digitale operativo 24 ore su 24 e integrato con il trasporto pubblico locale.

Gianluca Severi ha riportato il focus sulla digitalizzazione, sottolineando che il problema non è la tecnologia, già disponibile, ma la capacità delle amministrazioni di trasformare i dati in servizi per i cittadini. In chiusura, Claudio Cipollini ha riportato il dibattito sulla governance del sistema, evidenziando come senza un’integrazione reale tra Comune, Regione e operatori ferroviari la mobilità non possa funzionare in modo efficace, e ha richiamato il potenziale delle infrastrutture esistenti, che con sistemi avanzati come l’ERTMS potrebbero trasformarsi in una rete metropolitana diffusa.

Sardegna, Salvini: “Siamo al lavoro da anni su ferrovia a Nuoro con Fs e Rfi”

Sardegna, Salvini: “Siamo al lavoro da anni su ferrovia a Nuoro con Fs e Rfi” – Porto Rotondo, 16 giugno 2026 – (PPN ADI) – “Sto lavorando perché la Sardegna sia eccezionale per i sardi nei trasporti, non solo a luglio ed agosto, ma anche a novembre. So che fare una linea ferroviaria nel nuorese produce meno business, ma siccome il servizio pubblico non nasce per questo, conto l’anno prossimo di essere qui con infrastrutture in più, non solo per i turisti, ma soprattutto per i sardi per dodici mesi l’anno”. Lo ha affermato il vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a margine della presentazione nello Yacht Club di Porto Rotondo dell’operazione nazionale Mari e Laghi Sicuri 2026.

“È un tema sul quale stiamo lavorando con Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana con delle diverse progettualità, delle quantificazioni di costi, di tempi e di tracciati”, ha aggiunto. “Da Ministro ho dato l’indicazione di superare qualche decennio di fermo di investimenti in Sardegna perché Nuoro è l’unico capoluogo in tutta Italia che non è collegato alla Rete Ferroviaria Italiana e ho chiesto ai tecnici di valutare diversi tracciati ipotizzabili e di quantificarmi i costi. Lascio poi che gli ingegneri facciano il loro lavoro. Conto che a breve ci sia una soluzione condivisa con i territori, perché ogni nuova tratta ferroviaria come ogni nuova strada va ad impattare sulle località. Nell’accordo di programma con Ferrovie dello Stato troveremo il modo negli anni di avere anche le coperture economiche. È un impegno che mi sono preso già qualche anno fa”.

Nuoro è l’unico capoluogo di provincia italiano privo di un collegamento diretto alla rete ferroviaria nazionale. Il dossier è seguito dal ministero dei Trasporti dal 2023, quando fu convocato un primo tavolo tecnico coordinato dalla Prefettura. A gennaio 2025 Rfi ha consegnato al ministero lo studio di fattibilità con quattro ipotesi di tracciato per collegare Nuoro alla rete esistente, in alcune ricostruzioni indicate nella tratta verso Abbasanta per un’estensione di circa 51 chilometri. Il territorio nuorese e i comitati locali hanno più volte sollecitato l’avvio del successivo progetto di fattibilità tecnico-economica, sottolineando l’impatto del collegamento su mobilità, sanità, università e sviluppo economico delle aree interne dell’isola.

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Avincis punta su Leonardo per rinnovare la flotta di soccorso in Europa

Avincis, il principale operatore europeo di servizi aerei di emergenza, ha formalizzato un ordine per 15 elicotteri di Leonardo: 10 AW169 e 5 AW139, con consegne programmate tra il 2028 e il 2031. La commessa rientra nel piano di ammodernamento della flotta dell’operatore ed è coerente con la strategia di crescita di lungo periodo nel campo del soccorso sanitario e del trasporto offshore a supporto dell’industria energetica. L’accordo riguarda sia il consolidamento delle relazioni con clienti esistenti sia l’ingresso in nuovi mercati europei.

Tre AW169 subito in Svezia come eliambulanze

La destinazione più immediata riguarda la Svezia: tre degli AW169 ordinati saranno dispiegati nelle regioni di Uppsala e Västra Götalandsregionen in configurazione eliambulanza, nell’ambito di un contratto decennale assegnato ad Avincis dalle rispettive autorità locali. Non è la prima volta che Avincis impiega questo modello in territorio svedese: l’operatore ha introdotto l’AW169 in Svezia già nel 2018, diventando uno dei primi al mondo a utilizzarlo per il servizio di elisoccorso. Alla fine del 2025, sempre da una base svedese, Avincis ha raggiunto il traguardo delle 5.000 ore di volo con un singolo AW169, primato mondiale nella categoria.

AW169 e AW139, i due modelli di riferimento del soccorso globale

Con ordini complessivi prossimi alle 400 unità, l’AW169 è oggi uno degli elicotteri bimotore medi più diffusi nel settore emergenze. Tra le sue caratteristiche distintive figura il sistema APU Mode, che consente di alimentare impianto di climatizzazione, elettromedicali e radio anche con i rotori fermi, ottimizzando i tempi di intervento e garantendo maggiore sicurezza al personale sanitario a bordo. L’AW139, dal canto suo, rimane leader assoluto nella propria categoria di peso con oltre 1.500 esemplari consegnati a più di 300 operatori in circa 90 paesi. La sua trasmissione può funzionare in assenza di olio per oltre 60 minuti, requisito determinante per missioni a medio e lungo raggio. Sono oltre 800 gli elicotteri Leonardo impiegati oggi nel mondo in missioni di soccorso, ricerca e salvataggio.

Avincis, sessant’anni di operazioni di emergenza

Fondata oltre sessant’anni fa e con sede centrale a Lisbona, Avincis opera con più di 190 basi distribuite tra Cile, Danimarca, Finlandia, Grecia, Italia, Mozambico, Norvegia, Portogallo, Spagna e Svezia. La flotta complessiva conta circa 210 aeromobili, di cui circa 170 elicotteri, con 2.500 professionisti impiegati tra piloti, tecnici e personale di supporto. Già oggi 70 elicotteri della flotta Avincis sono di produzione Leonardo, il che rende l’operatore uno dei maggiori clienti europei in campo civile per il costruttore romano. Il nuovo ordine consolida ulteriormente questo rapporto industriale in un segmento di mercato in crescita, orientato verso aeromobili di dimensioni maggiori e più elevata capacità operativa.