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Francia, la rivolta dei licei diventa un caso politico
© Imagoeconomica
6 Ottobre 2026

Francia, la rivolta dei licei diventa un caso politico

Nata da un liceo di periferia a corto di infermiere e di insegnanti, la protesta degli studenti francesi è diventata un movimento nazionale. Il governo Lecornu sospende le lezioni a fine settimana, la sinistra radicale la sostiene, i sindacati guardano allo sciopero del 5 novembre.

La Francia è alle prese con la più ampia mobilitazione studentesca degli ultimi anni. Oggi, nel giorno che i promotori hanno chiamato Atto III con un richiamo esplicito al lessico dei gilet gialli, liceali e universitari sono tornati in piazza in una trentina di città, da Parigi a Lione, da Marsiglia a Tolosa. I numeri, come spesso accade, divergono molto. Per il ministero dell’Interno i manifestanti erano circa 86mila nella mattinata, per l’intersindacale della gioventù 450mila in tutto il Paese, di cui 100mila a Parigi. Nel pomeriggio di martedì il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato in Parlamento la sospensione delle lezioni nei licei a fine settimana, per lasciare spazio a un “tempo di democrazia interna” in cui studenti e dirigenti possano confrontarsi sulle richieste, condannando le violenze e respingendo le accuse di repressione da parte della polizia.

Da Créteil a tutto il Paese

Tutto è cominciato attorno al 20 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia sud-est di Parigi, dove gli studenti hanno bloccato l’istituto perché dall’inizio dell’anno mancavano l’infermiera scolastica e diversi insegnanti di sostegno. Dopo una decina di giorni hanno ottenuto la promessa di nuove assunzioni, ma nel frattempo la protesta si era già diffusa attraverso i social network ad altri licei della regione parigina e poi al resto della Francia. I motivi della mobilitazione sono concreti: classi fino a 35 alunni, edifici fatiscenti, docenti assenti e non sostituiti, tanto che secondo i dati ufficiali nel 2025 i licei hanno perso il 9,8% delle ore di lezione, oltre a una contestazione diffusa di Parcoursup, la piattaforma di accesso all’università che, a detta di molti, è opaca e inaffidabile. Nell’Île-de-France un liceo su cinque è considerato in cattive condizioni. Alle associazioni studentesche si sono poi uniti i sindacati della scuola e quelli confederali mentre tra 30 e 40 università hanno aderito alla mobilitazione.

Violenze e accuse di strumentalizzazione

Con il passare dei giorni le manifestazioni, inizialmente pacifiche, sono degenerate in molte città. Secondo il governo sono state danneggiate o incendiate decine di scuole, tra cui il liceo Nelson Mandela di Nantes che resterà chiuso per un mese, i feriti sono centinaia tra studenti, personale scolastico e agenti, e migliaia i fermi, in larga parte di minorenni. A pesare sono anche alcuni episodi che hanno coinvolto la polizia, come quello di un quindicenne vicino a Lens che ha perso una mano colpito da una granata. Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riconosciuto che alcune richieste sono legittime, attribuendo le violenze a “gruppuscoli ultraviolenti”. Il governo e il presidente Emmanuel Macron accusano invece La France Insoumise di alimentare il malcontento attraverso collettivi di estrema sinistra vicini al partito. Jean-Luc Mélenchon, candidato alle presidenziali dell’aprile 2027 e secondo nei sondaggi dietro Marine Le Pen, oggi ha sfilato a Parigi definendolo “il movimento giovanile più potente degli ultimi 50 anni”, dopo aver invitato i militanti a scegliere metodi non violenti.

I prossimi giorni

La partita ora si sposta su due fronti: il primo è quello del dialogo nelle scuole, con la sospensione delle lezioni annunciata da Lecornu e la piattaforma di consultazione promessa da Geffray, in una fase in cui i margini per nuove risorse sono ridotti dai vincoli del bilancio pubblico; il secondo è quello della piazza. I sindacati hanno indicato il 5 novembre come data di uno sciopero generale, e la segretaria della CGT Sophie Binet ha promesso di affiancare i liceali nei cortei. Sui social circola anche l’appello a una mobilitazione contro il carovita il 17 ottobre, che alcuni vorrebbero trasformare in una nuova stagione dei gilet gialli, anche se diversi osservatori invitano a non sopravvalutarlo. Molto dipenderà dalla capacità del governo di dare risposte concrete prima che la protesta si saldi con il malcontento sociale più ampio, in un Paese che a sei mesi dalle presidenziali vive ogni tensione come un test politico.

Facciamo il punto