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Il Consiglio europeo chiude con l’impegno per Kiev, Zelensky chiede altri 70 miliardi
© Imagoeconomica
17 Ottobre 2026

Il Consiglio europeo chiude con l’impegno per Kiev, Zelensky chiede altri 70 miliardi

Nella seconda giornata del vertice i leader hanno chiesto alla Commissione di indicare come coprire le nuove richieste di Kiev per il 2027. Nelle conclusioni anche Medio Oriente, difesa e migrazioni, mentre Meloni incassa il via libera al decreto bollette.

Il Consiglio europeo di Bruxelles si è chiuso ieri con un rinnovato impegno verso l’Ucraina e una richiesta precisa del presidente Volodymyr Zelensky. “L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro”, ha detto ai leader dei 27, spiegando che Kiev ha bisogno di “almeno altri 70 miliardi di euro” dall’Unione europea, una cifra che ha definito “realistica”. La somma si aggiunge al prestito da 90 miliardi che l’Unione aveva già previsto per coprire il 2026 e il 2027. I leader hanno incaricato la Commissione di proporre come far fronte al fabbisogno aggiuntivo e nelle conclusioni si impegnano a tornare sul tema in tempi brevi, in attesa della nuova valutazione di Commissione e Fondo monetario internazionale. Oltre all’Ucraina, la seconda giornata è stata dedicata a difesa, Medio Oriente e migrazioni.

Sanzioni e percorso di adesione

Prima dell’inizio dei lavori Zelensky ha incontrato i giornalisti insieme al presidente del Consiglio europeo António Costa e alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. “Non è questo il momento di ritirare il sostegno”, ha detto Costa, mentre Von der Leyen ha assicurato che “non revocheremo alcuna sanzione finché la Russia non fermerà la guerra”. Nelle conclusioni i leader accolgono il ventunesimo pacchetto di sanzioni, chiedono nuove misure per ridurre le entrate energetiche di Mosca e si rammaricano della decisione degli Stati Uniti di sospendere temporaneamente le sanzioni sul gasolio russo. Costa ha insistito anche sul futuro ingresso di Kiev nell’Unione. Il 13 ottobre sono stati aperti due nuovi gruppi di capitoli negoziali, su mercato interno e su crescita inclusiva, e l’obiettivo è aprire gli ultimi due entro la fine dell’anno.

Difesa aerea e il nodo degli asset russi

La priorità immediata per Kiev resta la protezione dai bombardamenti. “È chiarissimo che hanno bisogno di difesa aerea“, ha detto l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas. Sullo sfondo pesano i rapporti con Washington, dopo che Donald Trump, parlando di Zelensky in un’intervista, ha detto “Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Vladimir Putin”. Von der Leyen ha ricordato che Unione e Stati membri forniscono circa l’80% degli aiuti esterni all’Ucraina e ha sottolineato che è “urgente che altri partner intervengano”. Resta aperta la questione degli asset russi immobilizzati in Europa, circa 210 miliardi di euro, che le conclusioni non affrontano. Alcuni governi vorrebbero tornare a discutere di un prestito a Kiev garantito da quei fondi, ma il Belgio, dove si trova la maggior parte delle risorse, resta contrario per i rischi legali e finanziari.

Medio Oriente, difesa e migrazioni

Sul Medio Oriente le conclusioni condannano gli attacchi dell’Iran contro i paesi della regione, ribadiscono che Teheran non dovrà mai dotarsi di armi nucleari e chiedono che la navigazione nello stretto di Hormuz sia garantita nel rispetto del diritto internazionale. I leader condannano anche gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita, chiedono a Israele di consentire l’accesso immediato degli aiuti a Gaza e indicano che Hamas non dovrà avere alcun ruolo nel futuro governo della Striscia. Sulla difesa confermano l’obiettivo della prontezza entro il 2030, con un piano per la sicurezza dai droni e misure più severe sui visti ai cittadini russi. La discussione sulle migrazioni ha mostrato divisioni profonde. Italia, Danimarca e Polonia chiedevano un linguaggio più duro, ma il testo finale si limita a sostenere la Commissione nella preparazione di un quadro europeo per le emergenze, che von der Leyen ha promesso entro fine anno.

Meloni soddisfatta, il bilancio resta aperto

Al termine del vertice Giorgia Meloni ha annunciato di aver chiuso con la Commissione la trattativa sul decreto bollette, che necessitava del via libera di Bruxelles, dicendosi “molto contenta di questo risultato”. Sulla flessibilità chiesta per i costi energetici la presidente del Consiglio si è detta ottimista. “Penso che ci siano i margini per avere maggiore flessibilità stando nelle attuali regole”, ha spiegato, rivendicando anche il riferimento alla revisione dell’ETS ottenuto nella prima giornata. A margine, Meloni e il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez hanno concordato di superare i controlli reciproci alle frontiere, che restano in vigore ancora una settimana. Nessun passo avanti invece sul bilancio pluriennale 2028-2034. “E sì, in sintesi tutti sono profondamente insoddisfatti”, ha detto il primo ministro olandese Rob Jetten, mentre Costa presenterà una nuova proposta in vista di un vertice straordinario a fine novembre.

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