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Spagna al voto il 29 novembre, la crisi della casa travolge Sánchez
© Imagoeconomica
5 Ottobre 2026

Spagna al voto il 29 novembre, la crisi della casa travolge Sánchez

Dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, Pedro Sánchez scioglie le Cortes e porta la Spagna al voto il 29 novembre, nove mesi prima della scadenza. I sondaggi danno in vantaggio Partito popolare e Vox, mentre la sinistra prova a ricompattarsi.

La Spagna tornerà alle urne il 29 novembre. Lo ha annunciato oggi Il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez che ha convocato un Consiglio dei ministri straordinario per sciogliere le Cortes e indire elezioni generali anticipate, nove mesi prima della scadenza naturale della legislatura. La decisione è arrivata dopo un fine settimana di consultazioni con i vertici del Partito socialista e a tre giorni dalla sconfitta in Parlamento sui decreti per la casa, che ha certificato la fine della maggioranza su cui il governo si reggeva dal 2023. Sánchez ha presentato il voto come una scelta di campo: “Gli spagnoli e le spagnole devono decidere se vogliono unirsi all’ondata di ultradestra o se desiderano che la Spagna continui a essere un baluardo di giustizia sociale”, ha detto, ammettendo che il governo ha commesso errori e non è riuscito a fare tutto ciò che si proponeva.

La casa come detonatore

Dopo lo sfratto a Madrid di Maricarmen Abascal, un’anziana di 87 anni che viveva nello stesso appartamento dagli anni Cinquanta, decine di migliaia di persone erano scese in piazza e il governo aveva risposto con due decreti che bloccavano gli sfratti dei più vulnerabili fino al 2030 e introducevano il rinnovo automatico degli affitti. Venerdì 2 ottobre il Congresso li ha respinti con i voti contrari del Partito popolare, di Vox e degli indipendentisti catalani di Junts, il partito di Carles Puigdemont che ha garantito la nascita del governo ma che negli ultimi mesi ne ha bocciato diversi provvedimenti. Junts aveva chiesto di ritirare i testi e di riscriverli con maggiori tutele per i proprietari, il governo ha preferito andare alla conta. Il risultato ha reso evidente che la coalizione tra socialisti e Sumar non disponeva più dei numeri per governare provvedimento per provvedimento.

Una legislatura in salita

Il governo Sanchez in questa legislatura ha subito numerose sconfitte parlamentari, ha dovuto negoziare ogni voto con un arco di alleati molto eterogeneo e da mesi convive con inchieste giudiziarie che lambiscono il partito e l’entourage del presidente. In estate si è aggiunta la crisi migratoria di Ceuta, dove gli arrivi senza precedenti hanno spinto il governo a dichiarare per la prima volta nella storia democratica spagnola una situazione di interesse per la sicurezza nazionale. Sánchez ha rivendicato i risultati economici, con la Spagna tra i Paesi europei che crescono di più e creano più occupazione, e ha attaccato un’opposizione che a suo dire non ha mai smesso di mettere in discussione persino la legittimità del sistema elettorale.

Destra in vantaggio, sinistra divisa

Secondo l’ultima rilevazione di 40dB, realizzata a fine settembre, il Partito popolare è al 31,6% e il PSOE al 27,4%, mentre Vox, unico partito in crescita, sale al 18,4%. A sinistra Sumar si ferma al 5,6% e Podemos al 2,7%, così che il blocco progressista raccoglie circa il 36% contro il 50% di popolari e Vox insieme. Il leader del PP Alberto Núñez Feijóo ha descritto il voto come una scelta tra decadenza e cambiamento, mentre il leader di Vox Santiago Abascal ha invitato i suoi elettori a non fidarsi dei sondaggi, ricordando la sorpresa del 2023. Anche allora Sánchez aveva giocato d’anticipo e, dopo la sconfitta dei socialisti alle amministrative del 28 maggio, aveva sciolto le Camere e portato il Paese al voto anticipato. Il PP arrivò primo ma senza i numeri per governare e a novembre ottenne la fiducia grazie anche ai voti di Junts, in cambio dell’amnistia per gli indipendentisti catalani. Sumar ha confermato che correrà in un fronte ampio con Izquierda Unida, Comuns e Más Madrid. La campagna si giocherà soprattutto sulla casa, sul costo della vita e sull’immigrazione, e dirà se la scommessa di Sánchez di trasformare la protesta di piazza in consenso elettorale potrà ribaltare un quadro che oggi appare favorevole alla destra.

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