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Mobilità militare, l’UE lavora per una Schengen 2.0
© Imagoeconomica
18 Aprile 2026

Mobilità militare, l’UE lavora per una Schengen 2.0

Ponti, strade, ferrovie: snellire i processi e arrivare entro il 2030 ad avere una rete infrastrutturale unica europea. Dal report pubblicato dalla Commissione europea a novembre 2025 al possibile accordo tra Italia e Ucraina sulla fabbricazione di droni, dal progetto Rail Baltica alla minaccia russa: l’obiettivo dell’Europa è essere una potenza logistica.

Il 24 febbraio 2022 ha scombussolato i piani dell’Unione europea. Nelle prime ore del mattino in cui Kiev si è svegliata di soprassalto per colpa delle sirene antiaeree a causa dell’invasione russa, il vecchio continente aveva appena scoperto di avere un problema portante: la rete di trasporti europea, pensata per i trasporti civili e commerciali, diventa un groviglio infrastrutturale quando a percorrerla sono forze armate pesanti. Da qui il cambio di mentalità: passare dalla facile circolazione di merci e persone in tempo di pace, alla facilitazione degli spostamenti logistici e militari in tempo di guerra.

L’obiettivo dell’UE per il 2030 è evidente: garantire a mezzi e truppe il transito transfrontaliero entro cinque giorni e trasformare il territorio europeo in un enorme hub logistico pronto a un’immediata capacità di mobilità di massa. Un ingranaggio militare ben oliato che possa fronteggiare la minaccia russa e sostenere ancora di più l’Ucraina. Per attuare questo cambio di marcia finora sono stati stilati due piani d’azione dell’UE sulla mobilità militare, uno del 2018 e l’altro del 2022, seguiti dal Pacchetto sulla mobilità militare pubblicato il 19 novembre 2025 dalla Commissione europea. Inoltre, a marzo 2025 sono stati individuati quattro corridoi di mobilità militare prioritari: settentrionale, centro-settentrionale, centro-meridionale, orientale. Il 25 novembre 2025 le commissioni TRAN (Commissione per i trasporti e il turismo) e SEDE (Sottocommissione per la sicurezza e la difesa) del Parlamento europeo hanno approvato la relazione sulla mobilità militare. Le commissioni sono giunte alla conclusione che rafforzare la mobilità militare è diventato un tema di assoluta urgenza, poiché la Russia rappresenta una grande minaccia per la sicurezza dell’UE.

Oltrepassare il concetto di sovranità nazionale e il problema dei ponti

Il dato attuale è allarmante ed è un problema burocratico: la capacità di dispiegamento rapido verso l’Europa orientale è attualmente ostacolata da procedure doganali che possono richiedere settimane. Il vero ostacolo della creazione di una Schengen 2.0 dedicata alla difesa non è tecnico, ma politico. Questa massiccia integrazione militare richiede uno sforzo da parte degli Stati membri, affinché possano rinunciare a una parte della sovranità nazionale sui confini per favorire una gestione collettiva, come spiegato da una relazione di aprile 2025 della Corte dei Conti Europea (ECA). Rinfoltire il Vecchio continente di ponti, strade, reti ferroviarie, non basterà se le frontiere burocratiche dovessero rimanere chiuse.

In aggiunta, c’è anche un discorso relativo al limite fisico: molti ponti europei, stando ai dati pubblicati dall’Analisi CEPA (Center for European Policy Analysis) e dalla NATO, sono stati progettati per il passaggio di veicoli da 40 tonnellate e crollerebbero sotto il peso di un Leopard2A7, uno dei carri armati più funzionali in commercio, che con il rimorchio ne peserebbe 100.

Un carro armato Leopard in azione ©Imagoeconomica

I dettagli del pacchetto

Il piano di Bruxelles si articola in 5 punti fondamentali:

  • Rimuovere gli ostacoli normativi attraverso formalità semplificate e più rapide.
  • EMERS (European Enhanced Response System for Military Mobility). La creazione di un quadro d’emergenza tramite il sistema europeo di risposta rafforzata per la mobilità militare.
  • Rafforzare la resilienza delle infrastrutture di trasporto (17,65 miliardi di euro per la mobilità militare nel prossimo quadro finanziario pluriennale per collegare l’Europa).
  • Mettere in comune le capacità e condividerle (riserva di solidarietà e possibilità di creare un sistema di informazione digitale sulla mobilità militare.
  • Rafforzare la governance e il coordinamento.

La nuova strategia europea punta su bolle di protezione elettronica e droni cargo per blindare i rifornimenti, superando il rischio dei grandi depositi facilmente individuabili. Lungo le rotte principali, un “drone wall”, letteralmente un muro di droni, proteggerebbe i convogli in transito da attacchi kamikaze, affinché i rifornimenti possano arrivare a destinazione. Questo piano, come riportato nel terzo punto del Pacchetto, è sostenuto da 17,65 miliardi di euro per infrastrutture a “dual use”: ponti e binari rinforzati che oggi aiutano l’economia civile e il commercio, ma sono pronti a reggere il peso dei carri armati. Tutto verrebbe gestito mettendo in comune vagoni e mezzi tra gli Stati, tagliando gli sprechi e massimizzando la prontezza militare.

Superare la dipendenza dagli USA

Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della NATO Mark Rutte, hanno avuto un incontro a Bruxelles per esaminare gli scenari e hanno concordato sulla necessità di uno schieramento tattico più indipendente dagli USA, anche perché secondo i dati del Sipri di Stoccolma (rapporto 2021-2025), i paesi europei dipendono fortemente dagli Stati Uniti, importando circa il 64% del loro materiale da oltreoceano. Le importazioni di armi in Europa sono aumentate del 210%, rendendo il continente il principale hub di importazione. In più, i rapporti con gli americani si sono deteriorati, complici i rifiuti di Italia e Spagna di utilizzare le basi militari di Sigonella, Moron e Rota per l’offensiva statunitense in Medio Oriente. Infine, il presidente americano Donald Trump ha perso interesse per la questione russo-ucraina e non perde occasione per minacciare l’uscita dalla NATO.

Il caso Ucraina

Il supporto dell’UE all’Ucraina non è solo relativo all’invio di armi, la guerra scatenata dalla Russia si sta trasformando in un laboratorio di guerra moderna che sta influenzando la mobilità militare europea. Sempre secondo il rapporto Sipri, nel quadriennio 2021-2025 l’Ucraina è diventato il primo importatore di armi a livello mondiale (9,7% del totale globale), superando colossi dell’import come Arabia Saudita e India. La spesa militare globale ha toccato il record storico di 2.718 miliardi di dollari, con la Polonia e le repubbliche baltiche che guidano il riarmo europeo investendo oltre il 4% del proprio PIL.

L’Ucraina però, non si limita solo a importare. L’industria bellica ucraina, testata sul campo in questi quattro anni, ha iniziato la fase di export di tecnologie avanzate proprio verso partner strategici come l’Arabia Saudita. Questo scambio, che include soprattutto soluzioni anti-drone e sistemi missilistici, dimostra come Kiev stia consolidando il suo ruolo da attore protagonista nel mercato globale della difesa.

Zelensky e Meloni vogliono progettare droni insieme

Un esempio concreto di questa nuova architettura di difesa è la volontà di siglare un accordo tra Italia e Ucraina per la produzione congiunta di droni, un passo che trasforma la cooperazione da semplice fornitura a vera partnership industriale. Emerge questo dall’incontro di mercoledì 15 aprile a Palazzo Chigi tra il presidente ucraino Volodimir Zelensky e il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni. L’intesa mira a rafforzare la superiorità tecnologica di Kiev attraverso il know-how italiano, probabilmente attraverso Leonardo S.p.A., partecipata dallo Stato, sfidando apertamente le pressioni del Cremlino. Un asse Roma-Kiev che conferma la volontà europea di voler seguire uno schema preciso e tecnologicamente avanzato.

Da Varsavia a Tallinn: ecco Rail Baltica

La mappa di Rail Baltica ©RailBaltica.org

I corridoi verso Est potrebbero velocizzarsi grazie al progetto Rail Baltica, una risposta infrastrutturale ai colli di bottiglia dell’Europa orientale: un unico binario, basato su standard europei, che corre senza interruzioni dai porti tedeschi e dalla Polonia fino all’Estonia, eliminando l’obbligo di cambiare treno al confine. Pensato anche per i cittadini, ma soprattutto per la difesa, è un progetto molto valido soprattutto dal punto di vista pratico: grazie allo scartamento europeo (1.435 mm), un convoglio militare che parte dalla Francia o dalla Germania può arrivare dritto in Estonia. Senza Rail Baltica, oggi i carri armati devono essere scaricati e caricati su treni diversi al confine polacco perché i binari baltici sono più larghi a causa degli ex standard sovietici. I binari e i ponti della Rail Baltica sono progettati per sostenere il passaggio dei mezzi più pesanti al mondo, come gli Abrams americani o i già citati Leopard tedeschi, che i vecchi binari locali spesso non reggono.

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