
Navalmeccanica, l’Italia regina delle crociere alla prova di Cina e Stati Uniti
La costruzione di navi è tornata al centro delle strategie industriali delle grandi economie. Lo è per ragioni commerciali, perché oltre l’80% del commercio mondiale in volume viaggia via mare, ma sempre più anche per ragioni di sicurezza, energia e transizione ambientale. È il quadro da cui parte il brief “Sfide e opportunità per la navalmeccanica italiana nel nuovo scenario globale”, realizzato dalla Direzione strategie settoriali e impatto di Cassa Depositi e Prestiti con il coordinamento di Andrea Montanino e Simona Camerano. Il documento descrive un settore italiano solido e altamente specializzato, che però si trova schiacciato tra l’enorme capacità produttiva asiatica, il nuovo attivismo industriale degli Stati Uniti e un problema interno sempre più urgente, la mancanza di lavoratori qualificati.
Leader nelle navi complesse
La Cina realizza oltre la metà delle navi e raccoglie il 60% degli ordini, seguita da Corea del Sud e Giappone, mentre l’Europa si ferma intorno al 3% dei volumi e presidia le nicchie a maggiore complessità. L’Italia detiene circa un quinto del mercato mondiale delle navi da crociera, e oltre la metà di quelle in consegna fino al 2039 sarà costruita da Fincantieri, davanti ai francesi di Chantiers de l’Atlantique e ai tedeschi di Meyer Werft, con un premio di prezzo del 52% rispetto alle navi cinesi. Alle crociere si affiancano traghetti, unità offshore e soprattutto la difesa, dove l’Italia è il terzo produttore dell’Unione europea con il 19% del mercato. Secondo le stime di CDP su dati ISTAT, la filiera genera 4,8 miliardi di euro di valore aggiunto, 1,7 nella costruzione vera e propria e oltre 3 nelle attività collegate, con il 20% degli addetti nel Mezzogiorno, dove cantieri come Castellammare di Stabia, Palermo e Messina restano parte strutturale del sistema.
Le tre minacce
Il primo scenario minaccioso è rappresentato dal problema del ricambio della manodopera specializzata: in Europa il 40% degli addetti del settore potrebbe andare in pensione entro il 2030, e in Italia già oggi il 43% delle assunzioni previste nella cantieristica è di difficile reperimento, non solo tra gli operai specializzati ma anche tra ingegneri e tecnici digitali. Il secondo pericolo arriva dagli Stati Uniti, che con l’ordine esecutivo del 2025 e il piano marittimo del 2026 puntano a ricostruire una cantieristica oggi ridotta a meno dell’1% della produzione mondiale. Ad agosto la Casa Bianca ha aperto alla costruzione temporanea di navi militari in cantieri stranieri che investano negli USA, una scelta che favorisce chi, come Fincantieri con lo stabilimento di Marinette nel Wisconsin, è già presente sul territorio americano. Infine c’è da tenere d’occhio l’evoluzione della Cina, che sostiene i suoi cantieri con sussidi pari in media al 2,5% dei ricavi, dieci volte quelli dei Paesi OCSE, e si sta spostando verso navi più complesse, conquistando nel 2024 il 68,5% degli ordini mondiali di navi a combustibili alternativi.
Difesa, transizione e digitale
La spesa per la difesa nell’Unione Europea ha raggiunto i 418 miliardi nel 2025 ed è attesa a 454 miliardi, con una domanda crescente anche di tecnologie subacquee per proteggere cavi e infrastrutture critiche. La decarbonizzazione spinta dal regolamento FuelEU Maritime e dalle nuove regole dell’Organizzazione marittima internazionale moltiplica gli ordini di navi a combustibili alternativi, che sono solo il 9% della flotta attiva ma il 51% del portafoglio ordini, e apre il mercato del retrofit di una flotta con un’età media di 13 anni. L’automazione dei cantieri, infine, potrebbe ridurre fino al 30% i tempi di ingegneria e Fincantieri si muove già in questa direzione. Non a caso, nel primo semestre ha quasi triplicato l’utile a 102 milioni, ha un carico di lavoro di 73,9 miliardi con consegne fino al 2039 e a luglio ha annunciato acquisizioni per 600 milioni per costruire un polo nella subacquea. Per CDP è su questo terreno, e non nella rincorsa ai volumi asiatici, che l’Italia può valorizzare la forza della propria filiera.



