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Porti: Taranto punta sull’eolico offshore per la rinascita dello scalo
Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio
© imagoeconomica
17 Marzo 2026

Porti: Taranto punta sull’eolico offshore per la rinascita dello scalo

Il presidente Gugliotti a LetExpo 2026: “Diversificazione scelta obbligata”. Taranto e Augusta verso la creazione di un hub nazionale unico per l’energia pulita, con il coinvolgimento di Brindisi e Civitavecchia.

Anche per i porti italiani “la diversificazione è una scelta obbligata perché, vista la situazione, dobbiamo provare a potenziare delle ulteriori direttrici di sviluppo”. Lo ha affermato Giovanni Gugliotti, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, durante il suo intervento a LetExpo 2026, la fiera della logistica che si tiene annualmente a Verona. Secondo il numero uno dello scalo ionico, il futuro della portualità nazionale passa inevitabilmente per l’integrazione di nuove filiere industriali capaci di rispondere alle sfide della transizione energetica.

Brindisi e Civitavecchia come hub secondari

Tra le opportunità identificate come prioritarie, Gugliotti ha indicato con decisione il settore dell’energia dal vento. “Una su tutte, ad esempio, è quello dell’eolico offshore. Il governo ha individuato come hub nazionali Taranto e Augusta e noi stiamo ragionando come un unico soggetto, perché stiamo condividendo tutti i vari passaggi”, ha spiegato il presidente, sottolineando la stretta sinergia istituzionale e operativa tra i due poli del Sud Italia per massimizzare l’impatto degli investimenti statali.

L’ambizione del progetto non si ferma però alla sola collaborazione con la Sicilia, ma punta a creare una rete infrastrutturale vasta e coordinata. “Puntiamo molto, anche con Brindisi e Civitavecchia come hub secondari, a questo grande progetto dell’eolico offshore a livello nazionale”, ha precisato Gugliotti, delineando una strategia che vede i porti non più come semplici punti di sbarco merci, ma come basi logistiche e produttive fondamentali per la sovranità energetica del Paese.

I porti 4.0

I porti abbandonano quindi il ruolo di semplici punti di sbarco per diventare motori strategici di sovranità energetica nazionale, con banchine rinforzate fino a 20 metri di portata per accogliere pale eoliche da 18 MW, magazzini clima-controllati a 15°C per stoccare rotor e nacelle, e officine per assemblaggio locale affidato a Saipem e Navantia, che testeranno primi prototipi galleggianti nel 2027. L’impatto economico è imponente: 8.000 posti diretti qualificati tra tecnici, ingegneri e operatori portuali, un indotto da 2 miliardi annui stimolato da forniture locali e subappalti, oltre a servizi di esportazione verso Grecia, Croazia e Albania con rotte feeder da Taranto già attive per 500.000 tonnellate/anno.

La strategia si allinea perfettamente al Green Deal Ue, intercettando 1,2 miliardi di fondi Cef per dragaggi e digitalizzazione, e punta a una competitività mediterranea contro giganti come Rotterdam e Algeciras, con tariffe calate del 25% grazie a efficienze logistiche. Brindisi svilupperà hub H2 per rifornire 100 navi/anno, mentre Civitavecchia testerà cavi sottomarini da 220 kV. “Nuove direttrici di sviluppo obbligato per non restare al palo”, ha concluso Gugliotti, aprendo l’era dei porti 4.0 intelligenti e sostenibili, veri catalizzatori della transizione energetica italiana.

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