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Roma Capitale, De Sanctis di ANCE ROMA – ACER chiede regia unica, tempi certi e un fondo strutturale per la Capitale
© ANCE ROMA – ACER
27 Ottobre 2026

Roma Capitale, De Sanctis di ANCE ROMA – ACER chiede regia unica, tempi certi e un fondo strutturale per la Capitale

La presidente dei costruttori romani, dopo l’audizione in Senato sulla riforma costituzionale, spiega cosa salvare del modello Giubileo, perché i cantieri si fermano prima della gara e come finanziare le funzioni da Capitale: “Non chiediamo di trasformare l’eccezione nella regola”

Più poteri a Roma Capitale, ma accompagnati da competenze chiare, strutture tecniche adeguate e risorse certe. È la linea che la presidente di ANCE ROMA – ACER, Francesca De Sanctis, ha portato in commissione Affari costituzionali al Senato, in audizione sul disegno di legge costituzionale per la Capitale. I costruttori accolgono con favore le nuove competenze legislative su governo del territorio, beni culturali, trasporto pubblico locale, turismo ed edilizia residenziale pubblica, ma avvertono che “non basta attribuire nuovi poteri sulla carta”. Chiedono di non disperdere l’esperienza del Giubileo e del PNRR, di evitare sovrapposizioni tra Stato, Regione, Città metropolitana, Roma Capitale e Municipi e di garantire una compartecipazione strutturale dello Stato ai costi della Capitale. A margine dell’audizione le abbiamo chiesto alcuni chiarimenti.

Presidente, ANCE ROMA – ACER chiede di non disperdere il modello Giubileo, che però ha funzionato in un regime di eccezione, con risorse straordinarie, scadenze rigide e poteri commissariali al Sindaco. Secondo lei, quali di questi strumenti andrebbero resi permanenti per legge?

Non chiediamo di rendere permanente un regime emergenziale o di trasformare l’eccezione nella regola. Del modello Giubileo vanno stabilizzati la regia unitaria, la chiara individuazione delle responsabilità, i cronoprogrammi vincolanti, il monitoraggio costante e una dotazione finanziaria programmata su più anni. I poteri sostitutivi dovrebbero restare circoscritti ai casi eccezionali (e caso mai alla fase preliminare della gara), mentre deve diventare ordinaria la capacità delle istituzioni di coordinarsi e decidere in tempi certi. Il Giubileo ha dimostrato che, quando obiettivi, risorse e responsabilità sono ben definiti, Roma riesce a trasformare rapidamente i programmi in opere anche grazie a un sistema di imprese edili capace di sostenere la domanda.

Citando il rapporto NUVEC del 2018, lei ha detto in audizione che oltre tre quarti del tempo si perdono prima della gara, tra CUP, progettazione, pareri e autorizzazioni. Con i nuovi poteri sul governo del territorio, quale intervento concreto chiederebbe per accorciare questa fase? Ha un esempio di cantiere romano bloccato proprio lì?

Occorre, per esempio, rafforzare la struttura di Roma Capitale e ciò indirettamente comporterebbe un’indubbia accelerazione dei processi propedeutici all’avvio delle opere. In audizione non abbiamo richiamato un singolo cantiere, ma un problema sistemico che riguarda molte trasformazioni urbane: procedimenti frammentati, pareri acquisiti in sequenza e competenze distribuite tra più amministrazioni. È su questo meccanismo, più che sul singolo caso, che bisogna intervenire.

Le norme della Regione Lazio resteranno in vigore finché Roma non potrà legiferare. Che rischi vede per l’urbanistica e il mercato della casa in questa fase intermedia?

Il rischio principale è una fase di incertezza nella quale operatori, cittadini e amministrazioni non sappiano con sufficiente chiarezza quale disciplina applicare. In urbanistica, anche un dubbio interpretativo può sospendere investimenti, autorizzazioni e programmi abitativi.

Nel corso del so intervento in Commissione ha chiesto una compartecipazione strutturale dello Stato, non affidata alle singole leggi di bilancio. Come ANCE ROMA – ACER avete una stima di quanto valgono i costi da Capitale che oggi pesano sulla fiscalità locale? E quali meccanismi di finanziamento proponete?

ANCE ROMA – ACER non dispone oggi di una stima autonoma e definitiva dei costi connessi alla funzione di Capitale, che andrebbero quantificati con criteri condivisi e verificabili da Stato e Roma Capitale. Il punto politico è evitare che spese di interesse nazionale ricadano prevalentemente sui residenti o dipendano ogni anno dalla legge di bilancio. Proponiamo un fondo strutturale per le funzioni della Capitale, alimentato su base pluriennale, accompagnato da forme di compartecipazione al gettito generato dai grandi flussi e dalle attività legate al ruolo nazionale e internazionale di Roma.

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