
Decreto Ambiente bis, VIA più rapide e 200 milioni per la Terra dei Fuochi
Procedure ambientali più rapide, regole più semplici per il riuso dei materiali e tempi certi per le bonifiche. Sono i tre assi del decreto-legge “Disposizioni urgenti per il rafforzamento delle istruttorie ambientali, la gestione dei problemi climatici, l’economia circolare e le bonifiche”, approvato il ottobre dal Consiglio dei ministri su proposta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il provvedimento, già ribattezzato decreto Ambiente bis, interviene su una serie di nodi che da anni rallentano cantieri, impianti e risanamenti. “Interveniamo su alcuni dei principali nodi dell’azione ambientale del Paese: vogliamo una pubblica amministrazione capace di rispondere con tempestività alle emergenze ambientali e climatiche”, ha spiegato Pichetto, aggiungendo che “la tutela dell’ambiente richiede regole efficaci, tempi certi e capacità di realizzare gli interventi”.
Valutazioni ambientali e fondi ai Comuni
Il decreto affida alla commissione tecnica PNRR-PNIEC anche le verifiche di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per i progetti legati al Piano di ripresa e al Piano energia e clima, e integra l’autorizzazione paesaggistica nel procedimento ambientale unico, senza un passaggio separato. Per i procedimenti di VIA che sforano i tempi sono previsti rimborsi degli oneri istruttori fino a 5 milioni di euro l’anno, mentre 500mila euro nel 2027 serviranno a rafforzare i controlli sui profili sanitari legati alle autorizzazioni integrate ambientali. Nasce inoltre presso il ministero un fondo da 11 milioni l’anno dal 2027 per aiutare i Comuni ad affrontare eventi ambientali e climatici imprevisti, come le crisi del ciclo dei rifiuti, con un tetto di un milione per singolo evento.
Economia circolare e bonifiche
Sul fronte dell’economia circolare il decreto semplifica l’uso del combustibile solido secondario, ricavato dai rifiuti, nei cementifici, con le relative deroghe sulle emissioni estese fino al dicembre 2030. Per le terre e rocce da scavo i cantieri che producono fino a 20 metri cubi potranno riutilizzare direttamente il materiale, purché non provenga da siti contaminati, e vengono ampliati i volumi ammessi nel deposito temporaneo. I produttori di bottiglie in PET dovranno comunicare ogni anno al consorzio nazionale imballaggi le quantità immesse sul mercato e la quota di plastica riciclata utilizzata, mentre per i consorzi arrivano nuove regole sulla governance. Sulle bonifiche le Province avranno 150 giorni per individuare i responsabili dell’inquinamento ed emettere le ordinanze, trascorsi i quali interverrà la Regione con poteri sostitutivi. Alla Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta, vanno 200 milioni di euro per interventi urgenti affidati al commissario straordinario.
Il percorso in Parlamento
Dopo che il testo sarà firmato dal presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale le norme entreranno in vigore. Poi, dalla pubblicazione scatteranno i 60 giorni previsti dalla Costituzione per la conversione in legge. Il provvedimento sarà assegnato a una delle due Camere, dove l’esame partirà dalla commissione Ambiente con audizioni di associazioni, imprese ed enti locali e con la presentazione degli emendamenti, per poi passare all’aula e all’altro ramo del Parlamento. Se non verrà convertito entro i termini, il decreto perderà efficacia fin dall’inizio. Per i settori dei rifiuti e delle costruzioni la partita sarà proprio quella degli emendamenti, a partire dalle norme su terre e rocce da scavo e sul combustibile da rifiuti, temi su cui imprese e associazioni ambientaliste hanno spesso posizioni distanti.

