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Il governo approva il decreto per i tir, ma il gasolio di ottobre resta scoperto
© Imagoeconomica
22 Ottobre 2026

Il governo approva il decreto per i tir, ma il gasolio di ottobre resta scoperto

Venti minuti di Consiglio dei ministri per il decreto su autotrasporto, agricoltura e pesca. Ai camionisti vanno circa 105 milioni nuovi e lo sblocco dei crediti di primavera, ma il gasolio comprato dopo il 5 ottobre resta senza copertura.

In poco più di venti minuti il Governo ha approvato il decreto legge con “disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca“, il provvedimento con cui prova a chiudere una settimana di blocchi stradali che ha lasciato vuoti gli scaffali di mezzo Mezzogiorno. Matteo Salvini si è collegato dalla Prefettura di Milano e prima di entrare in riunione aveva riassunto così l’obiettivo: “Oggi interveniamo per ridurre il costo del gasolio anche per i piccolini in tutta Italia”. Il testo non è ancora in Gazzetta Ufficiale e i dettagli disponibili vengono dalla bozza di nove articoli esaminata dai ministri. L’impianto però è chiaro, e lo è anche il suo limite principale.

Cosa arriva ai camionisti

Il cuore del decreto è il credito d’imposta sul gasolio introdotto in primavera, quando il governo aveva già messo mano alle accise per frenare l’ondata di rincari. Quel credito, che copre fino al 70% della maggiore spesa sostenuta dalle imprese, era rimasto fermo in attesa dei provvedimenti attuativi, con circa 430 milioni stanziati e 32mila domande presentate. Il decreto restringe il periodo agevolato ai mesi da marzo ad agosto e aggiunge 66,4 milioni alla dotazione, che sale così intorno ai 480 milioni. Per il gasolio acquistato tra il primo settembre e il 5 ottobre nasce invece una seconda tranche, con un tetto di 60 milioni, utilizzabile soltanto in compensazione con il modello F24 entro il 31 dicembre 2027. Messe insieme, le due voci valgono circa 105 milioni di risorse nuove.

Campagne e porti

Il decreto allarga il perimetro oltre i tir, come chiedevano le associazioni agricole dopo che il 6 ottobre era scaduto il credito d’imposta sul gasolio agricolo. Secondo la bozza, agli agricoltori andrà un contributo a fondo perduto pari al 20% della spesa per il carburante, fino a 45 centesimi al litro e con un tetto complessivo di 60 milioni per il 2026. Il ministro Francesco Lollobrigida lo aveva anticipato alla vigilia con una frase sola, “interverremo ancora una volta sul carburante per i nostri agricoltori”. Per la pesca, che proprio giovedì ha lasciato i pescherecci ormeggiati in molti porti dell’Adriatico, il contributo scende al 10% della spesa, entro 10 milioni, ma si accompagna a un aumento di 20 milioni del credito d’imposta riservato al settore ittico.

Quello che resta fuori

Nella nota diffusa dal ministero delle Infrastrutture prima della riunione comparivano anche la sospensione dei canoni di leasing sui mezzi pesanti e la lettera di vettura digitale, il documento che accompagna ogni carico. Sono misure che pesano poco sui conti pubblici e molto sulla cassa delle piccole aziende con quattro o cinque camion, le stesse che hanno tenuto in piedi i presidi più ostinati. Non entrano invece nel pacchetto i 590 milioni per il rinnovo delle flotte, già stanziati ma ancora legati a un decreto attuativo. E soprattutto resta scoperto tutto ciò che è stato pagato alla pompa dopo il 5 ottobre, perché il testo fissa a quella data la fine del periodo agevolato. Nei giorni scorsi in Puglia il gasolio ha toccato i 2,19 euro al litro. Le coperture arrivano dal taglio di stanziamenti e fondi già esistenti.

La prova del 27 ottobre

Il decreto chiude una partita che il governo ha giocato su due tavoli, con i soldi per chi tratta e con la linea dura per chi blocca. Salvini lo ha detto senza giri di parole. “L’obiettivo è quello di trovare risposte per tutti gli autotrasportatori”, ma con chi tiene ancora i presidi “io con quelli non ci parlo”, perché “lì non c’è un problema di trasporti, ma di ordine pubblico“. E agli autisti che si scambiano audio nelle chat ha chiesto di non dare retta alle voci: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”. Ora il Parlamento avrà sessanta giorni per convertire il testo, ma la prima verifica arriverà già martedì 27 ottobre, al tavolo con le associazioni. Per migliaia di piccoli padroncini la cifra conta meno della data, quello che vogliono sapere è quando quei crediti diventeranno davvero spendibili.

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