
Il terremoto in Venezuela è il più potente degli ultimi 126 anni
Morti, feriti, almeno 25mila dispersi, interi palazzi crollati e un numero altissimo di sfollati. Il Venezuela sta vivendo le ore più drammatiche della sua storia recente. Un Paese sfortunato, che nella serata di ieri, 24 giugno, nel bel mezzo delle celebrazioni della festa nazionale della Battaglia di Carabobo, è stato investito da un catastrofico terremoto. Due scosse violentissime a distanza di pochi secondi l’una dall’altra che hanno devastato lo Stato di Yaracuy, nella zona settentrionale del Paese. I dati sono in continuo aggiornamento, ma i numeri provvisori, comunicati dai canali ufficiali del governo, sono di almeno 164 morti e un migliaio di feriti.
Proclamato lo stato di emergenza nazionale
Delcy Rodriguez, la presidente ad interim, ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e ha sospeso le lezioni nell’intero Venezuela. Interrotto anche il servizio della metropolitana della capitale Caracas. Dagli Stati Uniti e dai rilievi del suo Istituto geologico (USGS), la prima scossa di magnitudo 7.2 è stata registrata alle 18:05 locali (le 00:05 italiane) nell’area di San Felipe. In quel momento la gente che si è riversata per strada non sapeva che 40 secondi dopo sarebbe arrivata una seconda scossa ancora più potente, che ha fatto registrare il livello di 7.5. Questa è stata localizzata a pochi chilometri dal centro abitato di Yumaré, distante poco meno di 200 km da Caracas.
Con un ipocentro molto superficiale, stimato a 10 chilometri di profondità, gli esperti dell’USGS e dell’INGV, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, hanno tracciato un parallelismo piuttosto inquietante con quanto avvenuto nel terremoto in Turchia e Siria nel 2023: la rottura simultanea di grandi segmenti di faglia ha liberato un’energia spaventosa e ha potenziato le scosse in modo definitivo. Questo è il sisma più potente registrato nel territorio venezuelano negli ultimi 126 anni.

La situazione vicino a Caracas
Nonostante la distanza dell’epicentro, le onde sismiche hanno fatto tremare Caracas con una violenza inaudita. Crolli di palazzi di più di 10 piani, edifici residenziali distrutti, soprattutto nei quartieri di Altamira e Las Minas (nel comune di Baruta). Si continua a scavare sotto le macerie, con i dati che sono sempre in aumento. Al momento nella capitale si contano 3 morti accertati nella zona periferica, anche se i quasi 6 milioni di abitanti dell’area metropolitana fanno presagire un aumento repentino nelle prossime ore. Oltre a ciò, la città è stata investita da un quasi totale blackout e l’aeroporto internazionale Simón Bolívar è stato pesantemente danneggiato e di conseguenza chiuso immediatamente.
La situazione più tragica però si registra sul litorale settentrionale, nello Stato costiero di La Guaira, poco sopra Caracas. È stata dichiarata la “zona di disastro”. Con migliaia di bagnanti in spiaggia a causa della festa nazionale, l’impatto è stato devastante. Interi isolati del complesso residenziale “Hugo Chávez” sono stati sventrati e si registrano violenti incendi causati dall’esplosione delle condutture di gas. Gravi danni anche alle storiche strutture della Scuola Navale a Playa Grande.
I messaggi di cordoglio internazionali
La fitta rete di solidarietà internazionale si è già attivata, con i primi aiuti umanitari partiti dall’Ecuador. In Italia, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e l’ambasciatore a Caracas, Giovanni De Vito, seguono l’evolversi della situazione minuto per minuto. La Farnesina ha confermato che, dai controlli effettuati sulla vasta comunità italiana residente nel Paese al momento non risultano connazionali tra le vittime o tra i feriti. Cordoglio anche da USA, India, Pakistan, Cile, Messico e così via. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha voluto esprimere così su Truth il suo dispiacere per l’accaduto: “I due grandi terremoti che hanno appena colpito il grande popolo del Venezuela sono entrambi di enorme portata e hanno lasciato un numero devastante di morti. Gli Stati Uniti sono pronti, disposti e in grado di aiutare! Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo di tenersi pronte a muoversi rapidamente. Saremo lì per i nostri nuovi e grandi amici. I primi rapporti non sono buoni”.





