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Dalla crisi della natalità alla città della longevità: tecnologia, servizi pubblici e nuova sfida demografica
Immagine generata dall’intelligenza artificiale
30 Giugno 2026

Dalla crisi della natalità alla città della longevità: tecnologia, servizi pubblici e nuova sfida demografica

La crisi della natalità è ormai globale: in Italia il tasso di fertilità è sceso a 1,18 figli per donna. Tra cause economiche e sociali, l’economista Fernández-Villaverde invita a ripensare le città del futuro come “città della longevità”, capaci di accompagnare tutte le età della vita.
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Parlare oggi di servizi pubblici, città fisiche e smart city impone una riflessione sul tema del calo della natalità che non interessa più solo l’Europa e i Paesi più sviluppati, ma sta assumendo una dimensione globale. Emergono nuove priorità collegate al cambiamento dei bisogni di una società in cui aumenta l’età media, si fanno meno figli e ci sono più persone sole.

L’economista della University of Pennsylvania e studioso dei fenomeni demografici, Jesús Fernández-Villaverde, nell’articolo The Great Depopulation. Why is the birth rate declining in every country on Earth? recentemente pubblicato su The Atlantic, invita a riflettere su come le nostre comunità cambieranno drasticamente nei prossimi trenta o quarant’anni di fronte a una sfida demografica resa sempre più urgente dal forte calo delle nascite, destinata a produrre profondi cambiamenti economici, sociali e urbani.

L’impatto sui servizi pubblici

La denatalità è una questione che riguarda scuole, ospedali, welfare, pensioni, trasporti, abitazioni, spazi pubblici, lavoro e coesione sociale perché meno bambini significa meno scuole, ma anche più anziani, maggiore pressione sulla sanità, maggiore domanda di assistenza, maggiore peso sui sistemi previdenziali e bisogno di ripensare il sistema dei servizi pubblici.

I numeri

I dati da questo punto di vista sono allarmanti a livello planetario. Negli Stati Uniti il tasso di fertilità è circa 1,57 figli per donna. In Europa, secondo Eurostat, nel 2024 sono nati 3,55 milioni di bambini con un tasso di fertilità sceso a 1,34 figli per donna. L’Italia si colloca in modo ancora più critico con l’Istat che ha registrato nel 2024 369.944 nascite e un minimo storico di 1,18 figli per donna.

Se il tasso di fertilità (i figli che avrebbe in media una donna nel corso della vita se restassero invariati i livelli di fecondità) restasse intorno a 1 o 1,1 figli per donna, gli effetti sulla struttura della popolazione sarebbero profondi. Per assicurare lo sviluppo costante della popolazione il tasso di fertilità dovrebbe avvicinarsi al tasso di sostituzione (il numero medio di figli per donna affinché la popolazione resti stabile nel lungo periodo) che, nelle economie mature, viene stimato intorno a 2,1 figli per donna. Quando questo valore scende sotto 2,1, come abbiamo visto sta accadendo a livello globale, si rischia l’invecchiamento e poi la contrazione della popolazione.

Le cause

Il calo delle nascite e la riduzione dell’indice di fertilità sono dovuti a un insieme di fattori. Tra le cause rientra il cambiamento del modello economico e sociale, nel quale le donne hanno conquistato maggiore autonomia privata e lavorativa e la maternità non è più considerata un destino sociale inevitabile. Incidono anche l’allungamento dei percorsi formativi che comporta un ingresso più tardivo nel mercato del lavoro e il rinvio della costruzione di una famiglia. Pesano gli elevati costi dell’abitazione e quindi un posticipo o un ridimensionamento della scelta di avere figli. Incide anche la diffusione della contraccezione che ha trasformato la libertà individuale. Infine, occorre considerare la riduzione delle opportunità di socializzazione perché le persone trascorrono più tempo in ambienti digitali o domestici, con una conseguente riduzione della densità delle relazioni dirette.

Ripensare gli spazi e i servizi delle città

Al di là della necessità di formulare adeguate politiche pubbliche in grado di contrastare i fenomeni sopra descritti, i professionisti della città devono ripensare il modo in cui progettano i nuovi luoghi fisici e virtuali dove i cittadini vivono. La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono offrire un grande contributo per sostenere produttività, cura, lavoro, diagnostica, assistenza domiciliare e più in generale per facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi pubblici. Accanto alla dimensione tecnologica, occorre però ripensare anche il significato degli spazi fisici condivisi, perché è lì che si costruiscono relazioni quotidiane, fiducia e prossimità.

La chiusura di un ufficio postale, di una scuola o di un presidio sanitario in un quartiere di una città o in un piccolo paese delle nostre comunità montane non è solo un evento economico, ma soprattutto un fattore di indebolimento della vita comunitaria.

Verso la città della longevità

Occorre, come ricorda Fernández-Villaverde, ripensare la città e i suoi servizi pubblici, considerando che la città del futuro sarà più intelligente, tecnologica e connessa, ma soprattutto sarà la “città della longevità” che dovrà accompagnare tutte le età della vita, contrastare la solitudine e mantenere vive le relazioni.

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