
Cantieri, Ciucci lancia l’allarme: servono 3,8 miliardi per le imprese di costruzioni
Le imprese di costruzione “si trovano in grandissima difficoltà” e condividono l’allarme lanciato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini sul rischio dello stop dei cantieri da settembre. Lo ha detto Antonio Ciucci, presidente di ANCE, in un’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore, spiegando che il nodo centrale è il problema finanziario: il fabbisogno complessivo sarebbe di 3,8 miliardi, di cui 2 destinati al pagamento immediato degli arretrati e il restante per coprire gli extracosti del 2026.
Crediti arretrati e caro materiali
Il presidente spiega che le imprese vantano crediti per circa 2 miliardi di euro relativi alle compensazioni per il caro materiali, maturati in parte nel 2024 e per tutto il 2025. In merito a questo chiede una risposta immediata. A complicare ulteriormente il quadro c’è il fondo del Decreto Aiuti del MIT, che non ha ancora saldato tutte le richieste: mancano 2 miliardi. Inoltre, spiega Ciucci, dal 2026 la norma sulle compensazioni è stata prorogata senza prevedere un nuovo fondo stradale. Il costo è stato spostato a carico delle stazioni appaltanti, che devono individuare le risorse nei propri quadri economici. In questo modo, spiega il presidente, il problema è stato spostato, non risolto.
In merito ai rincari spiega che valgono mediamente tra il 20 e il 25% della produzione, tuttavia per il settore delle grandi opere si può arrivare anche al 40-50%. Il problema è che per le stazioni appaltanti con maggior capacità finanziaria si può ricorrere all’indebitamento per coprire i costi, seppur con qualche difficoltà, mentre per quelle più piccole e per i Comuni questa possibilità non c’è.
Un ulteriore fattore che pesa sui rincari è la crisi sullo Stretto di Hormuz: il bitume è diventato un problema, insieme alle materie plastiche e ai prodotti derivati dal petrolio. A incidere, spiega, c’è anche l’aumento del gasolio che fa incrementare i costi di trasporto. Il timore maggiore è che queste tensioni si trasferiscano sull’energia: aumenterebbe ulteriormente tutto, provocando un’impennata dei prezzi.
Stop ai cantieri
In merito allo stop dei cantieri paventato da Salvini, Ciucci conferma: se le imprese continuano a produrre senza incassare quanto dovuto, il rischio esiste. A preoccupare ulteriormente il presidente di ANCE è un altro segnale: da circa un anno e mezzo diminuiscono i bandi pubblicati dalle grandi stazioni appaltanti, in particolare ANAS e RFI. Un vuoto, spiega, che rischia di emergere tra due o tre anni, quando i cantieri in corso saranno terminati senza nuove opere pronte a partire. Interrogato sulla chiusura del PNRR, Ciucci sottolinea che il settore delle costruzioni è anticiclico e sostiene occupazione e PIL del Paese. Per questo è necessario un tavolo di confronto che metta a punto una programmazione stabile: garantire continuità alla produzione è una condizione necessaria per la tenuta dell’economia.

