
Pichetto a “La Piazza”: dopo il 5 settembre misure in arrivo per le accise
Taglio delle accise, nucleare, clima e Hormuz. Sono gli argomenti principali del colloquio tra il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e Francesco Giorgino, sul palco della IX edizione de “La piazza – Il Bene Comune“, l’evento organizzato da Affaritaliani in corso a Ceglie Messapica.
Taglio delle accise
La tematica del caro carburanti è quella che interessa di più agli italiani, con la scadenza del taglio sulle accise rinnovata al 5 settembre, ultimo giorno utile. “L’aumento dei prezzi si porta dietro la percentuale dell’IVA” spiega il ministro rispondendo a una domanda sul meccanismo con cui il governo finanzia tale misura. “Automaticamente aumenta il guadagno dello Stato”. È quel ricavo aggiuntivo, che insieme alla ricerca di altre entrate, mira a coprire il taglio. Sulla ricerca di fondi il ministro spiega che diventa sempre più difficile, perché il provvedimento generalizzato sta durando mesi, mentre doveva durare pochi giorni. E in merito a ciò che sostiene l’opposizione, che con i soldi spesi (oltre 2 miliardi) si poteva pensare a un intervento strutturale, il ministro risponde ricostruendo l’andamento dei prezzi: “Subito dopo l’avvio delle azioni nel Golfo Persico il gas arrivò a 62 euro e il petrolio superò i 100 dollari al barile. Un mese dopo c’è stato quasi un crollo: il gas a 42-43 euro, il petrolio sceso verso i 60. Questo ha dato sempre la speranza di un superamento del momento. A posteriori è molto facile dire che dovevamo renderlo strutturale. Renderlo strutturale” conclude Pichetto “significa trovare dei meccanismi che, dopo il 5 settembre, intendiamo attuare, con criteri di selezione”.
Dipendenza energetica e nucleare
Alla domanda su quanto sia dipendente l’Italia sul fronte energetico il ministro risponde “molto dipendenti”, spiegando che è vero che nel corso del 2025 le fonti rinnovabili hanno superato la produzione del termoelettrico, considerando la parte elettrica, ma se si considera il sistema energetico nel suo intero l’Italia dipende dall’estero: petrolio e gas. È sull’elettrico che c’è stata una svolta, “dal 2025 con le rinnovabili abbiamo superato il termoelettrico. Eolico e fotovoltaico stanno in piedi da soli, senza dover essere incentivati: l’unica forma di incentivo è la garanzia di prezzo”. Il problema è nel meccanismo europeo di formazione del prezzo: “Il prezzo dell’energia è dato dal peggior impianto, nella peggior ora, nel peggior quarto d’ora, del giorno prima. Significa che è sempre un termoelettrico a fare il prezzo per l’Italia, per oltre il 70% delle ore”. Pichetto indica una via d’uscita: “dobbiamo arrivare a contratti diretti, anche attraverso le piattaforme, tra la produzione da rinnovabili e il consumo. Bisogna sterilizzare un meccanismo perverso che fa sì che il prezzo dei 120 miliardi di kilowattora del termoelettrico venga applicato su tutti i 310. Su questo c’è una trattativa aperta con l’Unione europea”.
Sul nucleare, tema su cui il Parlamento è chiamato al voto definitivo tra il 14 e il 16 settembre, spiega i vantaggi per il Paese, facendo l’esempio della Spagna: “Se riusciamo a portarci al livello della Spagna, cioè dal 10 al 20% della nostra energia elettrica da nucleare, abbiamo una produzione di energia pulita e, soprattutto, programmabile. Ricordiamoci una cosa: oggi consumiamo circa 310 miliardi di kilowattora. Con l’aumento del fabbisogno, la climatizzazione dei fabbricati, che ci ha portato al record di consumo proprio in questo mese, i data center, l’elettrificazione dell’industria, tutte le stime ci danno al 2040 almeno 100-150 miliardi di kilowattora in più. Già oggi dobbiamo importare dall’estero, principalmente dalla Francia, 40-50 miliardi di kilowattora, di fatto nucleare. Come pensiamo di rispondere? La discriminante – ha concluso il ministro – tra ricchi e poveri starà lì: tra chi avrà la disponibilità di energia programmabile e chi non ce l’ha”.
Clima
Parlando dell’estate 2026, che per l’Italia è stata la più calda di sempre, il ministro risponde con le azioni concrete che sta mettendo in atto il Governo per fronteggiare il cambiamento climatico: “Da un lato l’aumento delle rinnovabili significa una riduzione e una compensazione delle emissioni: è la mitigazione. Dall’altro ci sono le azioni sul territorio”. Riferendosi a quest’ultime spiega che con il PNRR ci sono stati dei finanziamenti per piantare 4 milioni di alberi e di altri interventi di sviluppo del verde. Parla poi di adattamento, spiegando che bisogna adattare i territori ai fenomeni ai quali non si era abituati: piove nella stessa quantità, ma si alternano siccità e piogge violente. La soluzione, per il ministro, sarebbe raccogliere l’acqua quando ne arriva troppa per rilasciarla quando si attraversano periodi di siccità.

