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Nucleare e rinnovabili tra Italia ed Europa
© Imagoeconomica
4 Settembre 2026

Nucleare e rinnovabili tra Italia ed Europa

Il Governo italiano vuole definire entro il 2026 le basi per il nucleare, anche per non dipendere più energeticamente dagli altri paesi.

Nel 2024 il nostro Paese ha conquistato il primo posto nella classifica dei Paesi importatori di energia nucleare, importando 51 TWh su 312 di consumo nazionale, pari al 16,3% del fabbisogno nazionale. I paesi da cui l’Italia si rifornisce sono principalmente Francia e Svizzera. Questo è un dato che serve a ricalibrare il dibattito sul nucleare in una prospettiva diversa: se produrlo in casa o continuare a importarlo.

Il quadro europeo

Se si guarda all’insieme dell’Unione europea, il quadro che Eurostat fotografa nel 2025 mostra un segno di svolta: le rinnovabili hanno coperto il 47,3% della produzione elettrice UE, aumentate rispetto al 47,2% del 2024, mentre il nucleare si è fermato attorno al 23%. Il dato più significativo riguarda eolico e solare: insieme hanno generato per la prima volta più elettricità (30,1% pari a 841 TWh) dell’intera quota coperta dai combustibili fossili, scesa al 29%.

Dietro questi numeri ci sono strategie nazionali diverse tra loro. Il caso più emblematico è quello della Francia che continua a basare la sua produzione elettrica in larga parte sul nucleare, che secondo i dati recenti si attesta al 65% del totale, rendendo stabili i suoi prezzi energetici. La Germania è uscita dal nucleare nell’aprile 2023 puntando tutto sulle rinnovabili, che nel suo mix elettrico hanno superato il 50%. La Spagna prosegue su un doppio binario, rinnovabili più phase out nucleare: la quota atomica residua si attesta attorno al 20% della produzione, in uscita progressiva, mentre il gas ha determinato il prezzo marginale dell’elettricità. L’Italia in questo quadro si colloca in una posizione particolare: nessuna produzione di nucleare, una quota di rinnovabili che secondo il GSE nel 2025 ha raggiunto il 49,38% dell’energia elettrica immessa in rete e il gas naturale che resta la fonte singola più rilevante per garantire la produzione nelle ore in cui il sole e il vengo scarseggiano.

Il nodo economico

I dati di Eurostat relativi alla prima metà del 2025, comprensivi di tassi e oneri, evidenziavano che il costo dell’elettricità per famiglia andava dai 10€ per 100 kWh dell’Ungheria ai 38 della Germania, con Belgio (36 euro), Danimarca (35 euro) e Italia (32,9 euro) tra i mercati più costosi. Il motivo di un prezzo così elevato va cercato nel meccanismo di formazione del prezzo: in Italia il gas naturale determina il prezzo marginale dell’elettricità per oltre il 70% delle ore dell’anno, questo significa che risente di ogni tensione internazionale. il confronto con un paese come la Spagna viene automaticamente: nella prima parte del 2026, il gas ha determinato il prezzo marginale solo nel 9% delle ore, contro il 52% del 2021.

Quanto si risparmierebbe?

Le stime disponibili offrono un quadro parziale, ma utile. Una simulazione di EY sugli Small Modular Reactors ha indicato che il costo medio di produzione si aggiri attorno ai 107€ per MWh, a fronte di un investimento di 610 milioni di euro per impianto. Per contestualizzare, nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità italiana si aggira attorno ai 115€/MWh. Sul fronte opposto Terna ha indicato che il costo dell’energia da fotovoltaico ed eolico è inferiore di almeno il 20% rispetto al prezzo medio di rete. Per le proiezioni direttamente sulla bolletta, le stime più recenti parlano di una stabilità più che di un crollo dei costi: attualmente la bolletta elettrica annua per famiglia è all’incirca di 756 euro, nel 2030 si scenderebbe a 729 euro, un risparmio di 27 euro annui. Terna spiega che questo è dovuto principalmente al fatto che il calo del prezzo all’ingrosso legato alle rinnovabili viene compensato dall’aumento dei costi di rete.

Sugli scenari di lungo periodo, le stime disponibili sono diverse a seconda di chi le produce. Secondo l’Agenzia Italiana Nucleare (AIN), l’introduzione di nuovo nucleare nel mix energetico italiano porterebbe un risparmio di oltre 400 miliardi di euro entro il 2050 rispetto a uno scenario basato solo su rinnovabili e accumuli. Un’analisi del Politecnico di Milano è arrivata a una conclusione simile nella direzione, indicando che un mix con una quota di nucleare programmabile ridurrebbe il costo attualizzato complessivo del sistema a 650-750 miliardi di euro, circa la metà rispetto a uno scenario basato esclusivamente su rinnovabili, portando il costo dell’energia prodotta a 65-80 euro per MWh e riducendo di oltre un ordine di grandezza la capacità di accumulo necessaria (fino a circa 200 GWh).

Sul fronte italiano, il 2026 è l’anno in cui il governo prova a dare forma concreta al rilancio del nucleare. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin fa il punto della situazione sulla legge delega del nucleare, spiegando che dovrebbe ottenere il via libero definitivo entro metà settembre. Il tassello ancora mancante è quello della politica energetica nostrana. È dopo l’approvazione che partirà il lavoro sui decreti attuativi.

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