Passa al contenuto principale
Seguici su:
Tieniti aggiornato:
Facciamo il punto
Ex Ilva, il 9 settembre a Milano l’udienza per lo stop dell’area a caldo
© Imagoeconomica
3 Settembre 2026

Ex Ilva, il 9 settembre a Milano l’udienza per lo stop dell’area a caldo

I commissari del polo siderurgico chiedono alla Corte d’appello di Milano di sospendere il fermo dell’area a caldo. Lo stop imposto dai giudici scatterebbe in autunno, provocando danni per 2 miliardi e rischiando di travolgere 15mila famiglie.

L’appuntamento è fissato al 9 settembre. Il futuro industriale dell’ex Ilva di Taranto dipende dall’esito che uscirà dall’aula della Corte d’appello di Milano, luogo in cui si terrà l’udienza per discutere le istanze di sospensiva che sono state presentate dai commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in AS. L’obiettivo dichiarato è uno: scongiurare il fermo dell’area a caldo dello stabilimento pugliese, la cui chiusura era stata deliberata dal Tribunale di Milano lo scorso 27 luglio, con un termine perentorio fissato a 90 giorni.

La decisione del collegio milanese aveva motivato lo stop per motivi legati alla sicurezza ambientale e sanitaria, citando in particolare i rischi connessi alla presenza di amianto e alle emissioni di polveri sottili. Un provvedimento drastico che impone un piano di spegnimento graduale dei sistemi produttivi primari, compresi gli altoforni e le cokerie, pilastri portanti della catena di fabbricazione dell’acciaio a Taranto.

I ricorsi

I commissari straordinari, attraverso due ricorsi distinti ma paralleli nella linea difensiva, chiedono di bloccare temporaneamente l’ufficialità del provvedimento in attesa del giudizio di merito. La tesi sostenuta dalle gestioni commissariali poggia su tre direttrici fondamentali: integrità degli impianti, impatto occupazionale e competitività del settore manifatturiero italiano.

Per quanto riguarda l‘integrità degli impianti, fermare improvvisamente l’area a caldo causerebbe la compromissione irreversibile degli altoforni, generandone il deterioramento tecnico, con un danno economico stimato intorno ad almeno 2 miliardi di euro. Sull’impatto occupazionale invece, lo spegnimento della parte primaria travolgerebbe a cascata l’intero indotto industriale e le attività di finitura, mettendo a rischio il posto di lavoro di circa 15.000 famiglie tra dipendenti diretti e lavoratori dell’indotto. Sulla competitività del settore manifatturiero nazionale la cessazione delle forniture di acciaio primario avrebbe conseguenze sistemiche sull’intera filiera industriale italiana, impoverendo il settore manifatturiero e strategico del Paese.

La data fatidica del 9 settembre

L’udienza del 9 settembre si preannuncia come uno snodo cruciale. A valutare le istanze sarà un nuovo collegio di magistrati appartenenti alla Sezione Crisi d’Impresa della Corte d’appello di Milano, chiamato a bilanciare l’esigenza di tutela della salute pubblica e dell’ambiente con la sostenibilità economica e sociale del sito siderurgico.

Sul fondo resta aperta la complessa partita della de-carbonizzazione e della riconversione verde dello stabilimento, oltre alla ricerca di nuovi investitori internazionali per il rilancio industriale dell’ex Ilva. Tuttavia, un’eventuale conferma dello stop da parte dei giudici milanesi rischierebbe di ipotecare qualsiasi prospettiva futura di vendita o rilancio, avviando la fabbrica verso uno spegnimento irreversibile prima ancora che le alternative tecnologiche possano essere messe in campo.

Leggi anche…

Facciamo il punto