Passa al contenuto principale
Seguici su:
Tieniti aggiornato:
Facciamo il punto
Appalti UE, la Commissione europea approva la proposta della riforma
© Imagoeconomica
13 Settembre 2026

Appalti UE, la Commissione europea approva la proposta della riforma

È stata approvata la proposta della riforma che ha lo scopo di semplificare le procedure dei contratti pubblici e delle concessioni nell’Unione europea.

Un unico regolamento applicabile direttamente al posto delle tre direttive europee attualmente in vigore. Questa è la proposta della Commissione europea per il Regolamento sui contratti pubblici e sulle concessioni adottata il 9 settembre 2026. L’obiettivo del testo è quello di semplificare le gare, ridurre gli oneri amministrativi e limitare le differenze generate dai recepimenti nazionali. Inoltre, punta a valorizzare il rapporto qualità-prezzo.

Il Regolamento unico

La proposta è quella di sostituire le tre direttive europee: 2014/23/UE sulle concessioni, 2014/24/UE sugli appalti ordinari e 2015/25/UE sugli affidamenti in un unico Regolamento direttamente applicabile negli Stati membri. Dovrebbero poi confluire in questo testo anche tutte le altre disposizioni sugli appalti oggi distribuite tramite diversi atti legislativi europei. Lo scopo di queste modifiche è quella di creare un quadro più coerente e prevedibile, riducendo le differenze dovute a ciò che ogni Nazione sceglie dopo che ha recepito l’atto.

Il testo poi ridurrebbe da cinque a tre le procedure di gara e concederebbe agli acquirenti pubblici una maggiore flessibilità, ampliando così la possibilità di negoziare con gli operatori economici durante gli affidamenti. Inoltre, incentiva il ricorso alle consultazioni preliminari di mercato, tramite le quali le amministrazioni possono conoscere le soluzioni disponibili prima di definire la gara. Viene prevista anche una procedura dedicata all’innovazione, utilizzabile per sviluppare e acquistare quelle soluzioni che non sono ancora disponibili sul mercato. Una delle conseguenze della semplificazione dovrebbe essere quella di ridurre gli adempimenti per amministrazioni e imprese. In particolare, la CE stima che i risparmi amministrativi annuali siano pari a 650 milioni di euro, di cui 80 milioni per gli acquirenti pubblici e i restanti per gli operatori economici. La proposta conferma ciò che era emerso dalla bozza informale circolata a luglio. Una volta approvato verrà applicato direttamente e inciderà sulla disciplina europea degli appalti, richiedendo così il coordinamento con il Codice italiano dei contratti pubblici.

Qualità al 30% e piattaforme interconnesse

Il criterio di aggiudicazione diventerebbe “il miglior rapporto qualità-prezzo”: i criteri qualitativi andrebbero a rappresentare almeno il 30% della valutazione complessiva e il 50% nei contratti ad alta intensità di manodopera. Queste, spiega la CE, non sono percentuali inderogabili: la proposta, infatti, applica il principio “comply or explain”. In questo modo le stazioni appaltanti potrebbero discostarsi dalle soglie se motivano come verrà garantita la qualità (es. tramite requisiti minimi o specifiche tecniche adeguate). Un’altra proposta è la creazione di un mercato digitale integrato degli appalti, formato da piattaforme di e-procurement degli stati membri che vengono interconnesse e fatte diventare interoperabili. L’idea non è quella di sostituire i sistemi nazionali con un solo portale, ma quella di partecipare alle procedure e presentare offerte in tutta l’UE tramite qualsiasi piattaforma digitale. Il cosiddetto principio “once only” avrebbe lo scopo di evitare agli operatori e ai professionisti l’obbligo di presentare più volte documenti e informazioni già disponibili presso le amministrazioni. Il sistema dovrebbe consentire la verifica automatizzata delle cause di esclusione.

Inoltre, la riforma mira a utilizzare gli appalti pubblici per sostenere gli obiettivi ambientali, sociali e di innovazione stabiliti dall’UE. Quando le stazioni appaltanti si ritrovano a scegliere l’offerta non devono considerare solo il prezzo, ma anche altri fattori tra cui: aspetti ambientali, sociali, innovativi, di sicurezza e di resilienza. Questi criteri non devono essere ineriti contemporaneamente in ogni gara, ma le amministrazioni hanno la facoltà di scegliere quelli più pertinenti alla natura del loro contratto, motivando le scelte. Prima di entrare in vigore la proposta dovrà essere esaminata e negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio UE. Durante l’iter le singole disposizioni, i tempi e le modalità di applicazione potranno cambiare.

Facciamo il punto