
Ex Ilva, la Corte d’appello respinge la richiesta di sospensione della chiusura dell’area a caldo
Lo stabilimento dell’Ex Ilva resta al centro del dibattito. La Corte d’appello di Milano, nella mattinata dell’11 settembre, ha respinto la richiesta di Acciaierie d’Italia di sospendere la chiusura dell’area a caldo. Questo significa che il procedimento va avanti: l’ex Ilva dovrà chiudere entro il 28 ottobre come stabilito dalla Corte. Questo perché senza l’area a caldo, la parte più importante dell’impianto, lo stabilimento non può produrre niente.
Dopo la decisione della Corte d’appello, le segreterie dei sindacati FIM, FIOM, UILM e USB hanno proclamato uno sciopero di 24 ore, fino alle 7:00 del 15 settembre. Il rischio di 2500 licenziamenti è una delle ragioni che hanno spinto a proclamare lo sciopero.
Blocco dei licenziamenti
“Sia chiaro, non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori”, ha annunciato il comunicato firmato dalle organizzazioni dei lavoratori. Per protesta, i lavoratori hanno deciso di occupare la strada provinciale per Statte e annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari.
Michele De Palma, segretario generale della FIOM CGIL, ha lanciato un appello al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in cui chiede un provvedimento d’urgenza: “Blocco dei licenziamenti ora. La nostra Costituzione riconosce il fondamento del lavoro, la salute e l’ambiente: i lavoratori tutti, dall’indotto all’ex Ilva, non possano essere licenziati o messi in cassa integrazione a zero ore”.
“I lavoratori stanno scioperando per chiedere il blocco dei licenziamenti, non contro la decisione dei giudici di Milano – ha dichiarato il segretario generale FIOM-CGIL Taranto, Francesco Brigati, nella manifestazione sotto Palazzo di città – Chiediamo al governo una convocazione che ancora non è arrivata e il blocco dei licenziamenti. Bisogna ritirare i licenziamenti per avviare una discussione o continueremo con la mobilitazione. Abbiamo bisogno di confrontarci con Palazzo Chigi per dare risposta a più di 15mila lavoratori che non hanno alcuna prospettiva. Siamo di fronte a un disastro sociale annunciato e le risposte non possono essere quelle che il governo ci ha dato”.
Lo stop
L’ex Ilva è il polo siderurgico più grande d’Italia e già nel 2012 sono state prese decisioni giudiziarie che ne hanno ordinato la chiusura, a causa dell’impatto ambientale. Da quel momento in poi si sono innescate crisi industriali e occupazionali. Nell’area a caldo le materie prime vengono fuse negli altiforni e trasformate nell’acciaio, per poi essere trasferite e lavorate negli stabilimenti del Nord Italia. In totale gli altiforni dell’Ilva sono quattro, di cui solo uno è rimasto attivo. Il 16 settembre, secondo quanto riporta l’ANSA, inizieranno le operazioni di spegnimento in modo da essere completate entro la fine di ottobre.
La Corte d’appello già verso la fine di luglio aveva disposto la sospensione delle attività dell’area a caldo entro 90 giorni (entro fine ottobre). Lo stop previsto dal provvedimento resterà in vigore fino a che l’azienda non avrà rimosso tutto l’amianto presente e trovato il modo di portare le emissioni di polveri sottili entro i livelli standard di sicurezza.
