
Città nel Futuro 2030-2050, tra emergenza idrica ed energetica e scenari post PNRR
I tre giorni di confronto del Convegno “Città nel futuro 2030-2050”, promosso da ANCE, con la direzione di Francesco Rutelli, sono giunti al termine con panel che hanno trattato i temi delle infrastrutture idriche ed energetiche e gli investimenti del futuro post PNRR.
La crisi idrica ed energetica
Il primo panel ha trattato approfonditamente il tema della crisi idrica ed energetica. Nel Mezzogiorno la crisi idrica è grave: si parla di una dispersione, in alcuni casi, del 42% dell’acqua messa a disposizione dei comuni. In numeri si traduce con una dispersione di 157 litri al giorno per abitante. È qui che Francesco Tuccillo, vicepresidente ANCE Opere Pubbliche, durante il suo intervento, chiede di mettere in “campo delle azioni imminenti per ammodernare la rete innanzitutto e poi per puntare sui sistemi di depurazione delle acque. Occorre intervenire con interventi mirati a riconfigurare tutta la rete di approvvigionamento del Paese, perché sull’idrico e sull’energetico si giocherà la partita del futuro”. È anche vero però, che, negli ultimi anni gli investimenti nel settore hanno registrato un incremento notevole: pari al 74% sostenuto anche dall’apporto delle risorse del PNRR. Federico Ghella, vicepresidente ANCE Grandi Infrastrutture, fa una panoramica sull’ammissione delle infrastrutture primarie per la sicurezza idrica. E su queste spiega che è stata rendicontata una spesa “di più di un miliardo con interventi su più di 100 opere. Questo ha avuto un impatto positivo anche su opere che inizialmente rientravano nel PNRR, ma poi ne sono uscite perché non compatibili con i tempi del 30 giugno 2026”. Come ad esempio il completamento dell’invaso di Campolattaro, i cui lavori erano iniziati nel 1987, e l’acquedotto del Peschiera a Roma, che è in fase di avvio.
Anche sul fronte energetico si trovano dati che invitano alla riflessione soprattutto perché c’è una differenza elevata dei costi energetici rispetto ai partner europei. Nello specifico, in Italia il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso è di 180 €/MWh, contro i 125,66 €/MWh della Francia, i 126,14 €/MWh della Germania e i 119,03 €/MWh della Spagna. Una delle soluzioni che ANCE propone è quella di accompagnare lo sviluppo delle rinnovabili con un mix energetico diversificato, dove far trovare spazio anche al nucleare. Ciò che concretamente servirebbe, spiega Ghella, è “un quadro di regole chiare, stabili, procedure che funzionano e una capacità di sblocco nell’energetico”.
Pensare al dopo PNRR
Negli ultimi anni gli investimenti nel settore delle costruzioni sono stati sempre più crescenti, si parla di oltre 200 miliardi di euro di investimenti, pari a circa il 12% del PIL. E il PNRR ha certamente determinato questo cambio di paradigma nella programmazione, attuazione e nel monitoraggio di opere pubbliche. Ciò che ha consentito di accelerare nella realizzazione degli interventi sono stati obiettivi misurabili, tempi definiti, strumenti di monitoraggio e coordinamento a livello nazionale ed europeo. A luglio 2026 su 18.100 cantieri PNRR, l’85% è in fase avanzata o è stato completato. Le imprese di costruzione hanno saputo fronteggiare la sfida del PNRR, dimostrando di possedere le competenze tecniche. Tuttavia, il rischio è che si vada incontro a una contrazione negli investimenti. L’andamento dei bandi pubblicati dei principali soggetti attuatori, come RFI e ANAS, hanno registrato nel 2025 una contrazione che supera, rispettivamente, il 90% per RFI e si attesta al -30% per la società di Gemme. E per evitare questa caduta negli investimenti, occorre trovare una adeguata provvista finanziaria, spiega ANCE. In merito al post PNRR, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato di risparmi privati: “Abbiamo 2.000 miliardi di risparmio privato. Una parte di questo risparmio è già nelle casse previdenziali. Perché non fare investire in Italia, invece che all’estero, i privati?”. Il focus su cui si è concentrato il ministro è la necessità di infrastrutture, al fine di essere più competitivi in ambito europeo e internazionale. Coinvolgere i privati negli investimenti in Italia, significa, per il ministro, riportare la fiducia verso il sistema Italia, contribuendo ad aiutare lo Stato a ridurre la pressione fiscale.



