Passa al contenuto principale
Seguici su:
Tieniti aggiornato:
Facciamo il punto
Al MAXXI il nodo della casa, l’ANCE chiede regole nuove e chiarezza sui fondi del Piano casa
© PPN ADI
1 Ottobre 2026

Al MAXXI il nodo della casa, l’ANCE chiede regole nuove e chiarezza sui fondi del Piano casa

Prosegue al MAXXI la seconda edizione di Città nel Futuro 2030-2050. Ciò che ha accumunato tutti i panel è stato il tema della casa sotto diversi aspetti: dall’emergenza abitativa alla sostenibilità, ma anche l’efficientamento e la rigenerazione urbana.

La seconda giornata del convegno “Città nel Futuro 2030-2050” entra nel vivo della discussione al MAXXI. I temi trattati sono stati numerosi e molteplici, e altrettanti sono stati gli interventi, ma al centro di tutti i discorsi troviamo: la casa e l’abitare. L’appuntamento si svolge alla vigilia della legge di Bilancio e nel corso della giornata il tema è stato affrontato più volte, insieme al Piano Casa.

Il diritto ad abitare

Uno dei problemi emersi durante la giornata è quello del fabbisogno abitativo. In Italia 300mila famiglie sono ancora in lista d’attesa per un’abitazione pubblica. Circa il 3,5% delle famiglie vive in una casa popolare, negli altri paesi europei la quota è molto più elevata: nei Paesi Bassi il 29% delle famiglie abita in una casa popolare. Per far fronte a questo problema, il presidente di ANCE, Antonio Ciucci, spiega che il ragionamento da utilizzare è quello di “riqualificare”. “Dobbiamo però capire come farlo. Rigenerare è una bella parola. Però per rigenerare servono innanzitutto regole, ora le norme urbanistiche che regolano il paese sono datate. Sapete che l’urbanistica è una materia delegata, quindi ci sono parti nazionali, c’è la parte regionale, poi c’è la pianificazione dei comuni. È comunque molto, molto datata. Stiamo parlando del dopoguerra, degli anni 60, quindi è evidente che non ci sono strumenti adeguati alla rigenerazione come la intendiamo noi, alla riqualificazione, ma a una nazione, a un paese che si espandeva, che voleva costruire” ha continuato a spiegare, ponendo l’attenzione su un aspetto cruciale: c’è la necessità di leggi aggiornate sull’urbanistica. In risposta a questo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini spiega che il governo “sta lavorando per sburocratizzare il testo unico delle edilizie e delle costruzioni, il nuovo codice degli appalti che sta facendo risparmiare mesi di tempo in progettazione, il salva-casa, per liberare una quantità notevole di immobili fermi per piccole deformità interne”.

Sul Piano Casa

Un tema affrontato nello specifico è il Piano Casa, in particolare dal lato di ANCE. La vicepresidente ANCE economico fiscale tributario, Vanessa Pesenti, ha avanzato la riflessione sui vari pilastri del Piano Casa: “si parla di 10 miliardi a disposizione, ma quanti sono per il primo pilastro e quanti per il secondo?”. E sul secondo pilastro parla del fondo che viene previsto e porta alla luce una problematica, sarà un fondo che riuscirà a mettere a disposizione delle risorse alternative per fare nuovi investimenti o sarà un collettore di risorse che già la regione territoriale ha a disposizione per il programma di coesione?

Il sindaco di Roma, nel suo intervento, cerca di dare una “soluzione” alla problematica degli affitti. Secondo Gualtieri, bisognerebbe alleggerire il costo della vita delle persone, rendendolo il 25-30% dello stipendio, abbattendo anche i costi di trasporto pubblico “piuttosto che monetizzare quegli stessi soldi in uno sgravio fiscale, in una mancia elettorale, perché quei soldi se monetizzati sono quattro spiccioli”. “L’affitto deve costare il 30% del reddito di uno che guadagna da 20mila a 50mila. Per noi la legge è 30-30-30. Il 30% del reddito, ne servono 30mila a Roma, è la nostra stima, e questo vuol dire che c’è un delta rispetto al costo di mercato del 30%” aggiunge il sindaco.

Le soluzioni di ANCE

Una soluzione proposta da ANCE è incentivare il riuso degli edifici dismessi, favorendo il cambio di destinazione d’uso: il 68,3% delle abitazioni sono state costruite prima del 1980. Anche sul fronte energetico troviamo un dato che invita a riflettere: il 52% delle abitazioni in Italia utilizzano la classe energetica F o G, che consumano circa 300 kWh/mq anno a fronte dei 122 kWh/mq anno della classe B. Quale soluzione viene proposta? Prevedere incentivi stabili, con obiettivi misurabili e di lungo periodo per riqualificare gli edifici energivori; favorire l’economia circolare riducendo il ricorso alla discarica; prevedere parametri di sicurezza sismica nei territori ad alto rischio e rafforzare l’utilizzo del Conto dermico per gli edifici popolari e per gli alloggi delle fasce più deboli.

Leggi anche…

Facciamo il punto