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Le emissioni italiane tornano a salire, Panetta avverte sui costi del cambiamento climatico
© Imagoeconomica
19 Ottobre 2026

Le emissioni italiane tornano a salire, Panetta avverte sui costi del cambiamento climatico

Secondo il rapporto annuale di ECCO sul Piano nazionale energia e clima, nel 2025 le emissioni italiane sono tornate a salire e il Paese rischia di pagare fino a 5,7 miliardi. Da Manila, il governatore di Bankitalia Panetta avverte che gli shock climatici minacciano economia e finanza.

L’Italia rallenta sulla transizione energetica proprio mentre i costi economici del cambiamento climatico diventano sempre più evidenti. Lo dicono due interventi arrivati nella stessa giornata. Il think tank ECCO ha presentato il suo rapporto annuale sull’attuazione del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, il PNIEC, secondo cui nel 2025 le emissioni di gas serra del paese sono tornate a crescere di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto all’anno precedente. Quasi in contemporanea il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, aprendo a Manila la quinta edizione della Green Swan Conference, ha ricordato che nel 2025 gli eventi meteorologici estremi hanno causato nel mondo danni diretti per oltre 200 miliardi di dollari.

Il conto del ritardo

Per rispettare gli impegni europei al 2030, secondo ECCO, l’Italia deve ancora tagliare circa 95 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente rispetto ai livelli del 2025, cioè un quarto delle emissioni nazionali in cinque anni. Il rischio maggiore riguarda i settori esclusi dal mercato europeo del carbonio, come trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti, per i quali gli obiettivi sono vincolanti. In base alle proiezioni dell’ISPRA, tra il 2021 e il 2025 il Paese ha già superato i limiti per circa 30 milioni di tonnellate, che potrebbero salire a 39 entro il 2030, con una spesa stimata tra 3,8 e 5,7 miliardi di euro per acquistare diritti di emissione. “Il ritardo nella transizione lo paghiamo due volte: in bolletta e nei conti pubblici, fino a 5,7 miliardi per compensare le emissioni in eccesso”, ha detto Chiara Di Mambro, direttrice Strategia Italia e Europa di ECCO. Il rapporto segnala anche che il PNRR si chiude con il 45% dei fondi per la transizione effettivamente spesi e che dei 18,2 miliardi incassati con le aste ETS tra il 2012 e il 2024 solo il 9% è andato a misure per il clima.

Trasporti ed edifici i settori più indietro

I trasporti, responsabili di oltre il 30% delle emissioni nazionali, restano il punto più debole. Il PNIEC prevede 4,3 milioni di auto elettriche entro il 2030, ma ad agosto ne circolavano 445mila, circa un decimo. Con gli incentivi la quota di immatricolazioni elettriche era salita al 9%, contro il 22% della media europea, ma dopo la fine dei fondi a giugno il mercato è tornato ai livelli precedenti. Nel settore degli edifici la quota di rinnovabili termiche è ferma da cinque anni e la direttiva europea Case Green non è ancora stata recepita. Il Conto Termico ha esaurito i fondi annuali in un mese, mentre del Fondo nazionale per l’efficienza energetica sono stati usati solo 18 milioni di euro su 284. Sul gas ECCO rileva che la domanda resta di 11,2 miliardi di metri cubi sotto il livello del 2019, nonostante un aumento del 2,1% nel 2025, ma lamenta l’assenza di una strategia di uscita.

Rinnovabili in crescita, bollette no

Il segnale positivo arriva dalle rinnovabili, con circa 7 gigawatt installati nel 2025, poco meno dei 10 all’anno necessari per l’obiettivo al 2030. Tempi lunghi per le autorizzazioni e congestione delle reti frenano lo sviluppo, tanto che l’energia rinnovabile prodotta e non immessa in rete è salita a circa 802 gigawattora, più del doppio del 2024. Secondo il rapporto i benefici non arrivano ancora in bolletta, perché il prezzo dell’elettricità dipende in larga parte dal gas e tasse e oneri pesano più sulla bolletta elettrica che su quella del gas. Anche per questo l‘elettrificazione dei consumi è ferma al 23%. ECCO chiede di usare la legge di bilancio per riequilibrare questi oneri e di anticipare il Piano sociale per il clima, che vale oltre 9 miliardi ma non sarà operativo prima del 2027.

L’avvertimento di Panetta

Dal palco di Manila, dove la Banca d’Italia ha organizzato la conferenza con la Banca dei regolamenti internazionali, la banca centrale delle Filippine e il Network for Greening the Financial System, Panetta ha spiegato che il cambiamento climatico “riduce la produttività, distrugge capitale fisico e mette sotto pressione le finanze pubbliche“. I danni del 2025 sono “più del doppio rispetto ai livelli registrati nei primi anni Duemila” e gli shock climatici “possono inoltre incidere sull’inflazione”. Per il governatore la mitigazione “resta indispensabile, ma non può eliminare il rischio fisico legato al clima, e alcuni danni connessi al cambiamento climatico sono ormai inevitabili”. Da qui la necessità di investire nella resilienza e di estendere le coperture assicurative, come ha fatto l’Italia rendendo obbligatoria per le imprese la polizza contro alluvioni, terremoti e frane. “Nessuna singola istituzione può conseguire questi obiettivi da sola”, ha avvertito Panetta, chiedendo cooperazione tra governi, intermediari, assicurazioni e banche centrali.

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