
Rinnovabili, il nodo sta nell’autorizzazione
La decarbonizzazione è al centro dell’agenda mondiale ed europea. Decarbonizzare significa passare a fonti di energia sostenibile e rinnovabile, e per farlo sono necessarie infrastrutture energetiche come parchi eolici e pannelli fotovoltaici. Ma a che punto è la potenza rinnovabile totale in Italia? Ad agosto, secondo quanto riporta Terna, sono stati installati nel 2026 4,5 Gw di potenza green, per un totale di circa 98mila impianti. La maggior parte di questi legati al fotovoltaico, che sfruttano la radiazione solare per generare energia elettrica. Sui 4,5Gw di potenza green, 4,17 Gw sono prodotti dal fotovoltaico. Il restante, 0,4 Gw, provengono dall’eolico. Il divario fra le due rinnovabili è elevato e sta tutto nel processo di autorizzazione.
Il nodo burocratico
A frenare le rinnovabili in Italia non sono la mancanza di richieste o di presentazione di progetti, ma l’iter burocratico che ogni singola fonte rinnovabile deve attraversare. Per un parco eolico ci vogliono circa 5 anni per ottenere un’autorizzazione, mentre per un impianto fotovoltaico circa 3 anni e mezzo. Un esempio concreto è a Taranto, il primo parco eolico marino del Mediterraneo ha ottenuto l’autorizzazione dopo ben 14 anni di iter e contenziosi. Il problema principale è l’inefficienza burocratica, dovuta ai troppi attori coinvolti che rallentano i processi di autorizzazione. Gli aspetti da considerare per autorizzare un agri-voltaico, un eolico o un fotovoltaico sono diversi: le conseguenze sull’assetto urbanistico, sul paesaggio, sulla biodiversità, ma anche motivi di sicurezza e legati ai beni culturali. Il controllo di questi aspetti coinvolge diversi attori creando una grande macchina amministrativa.
Sulla carta il processo è lineare: a semplificare l’iter c’è il D.Lgs. 190/2024, che fissa il termine massimo per il rilascio dell’Autorizzazione Unica a 120 giorni dall’avvio del procedimento, con la Conferenza dei Servizi obbligata a chiudersi entro 90 giorni. Resta inteso che, qualora l’impianto richieda una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), le tempistiche ambientali integrano e ridefiniscono i termini della procedura. L’intoppo si trova nell’alta quantità di richieste presentate durante gli anni. Secondo i dati forniti da Legambiente, a gennaio 2026, c’erano 1781 progetti per fonti rinnovabili in fase di valutazione, di cui 1234 fermi nella fase istruttoria tecnica. Di questi fermi, ce n’erano 17 che aspettavano da prima del 2021.
Il collo di bottiglia si sta spostando, nel 2025 le nuove richieste di Valutazione Ambientali sono crollate del 75% e questo ha spostato il focus sullo smaltire le vecchie procedure.
Il nodo dell’eolico onshore
Nel 2024 dai pareri emessi dalla Commissione, i giudizi negativi per l’eolico onshore sono stati il 21,8%. Molti progetti vengono respinti per motivi legati alla deturpazione visiva del patrimonio culturale. Un esempio concreto è stata la richiesta di costruire 18 torri, alte 236 metri ciascuna, nella provincia di Viterbo, che è stata respinta in quanto aveva un impatto considerevole sul paesaggio. Inoltre, Viterbo ospita il 90% degli impianti eolici del Lazio. D’altra parte invece, nel Mugello, sull’appennino toscano, si sta costruendo il parco eolico sul Monte Giogo di Villore, che prevede l’installazione di 7 aerogeneratori. Ciò che pesa è anche il parere del Ministero della Cultura, che ha la facoltà di bloccare i progetti se le soprintendenze all’archeologia e al paesaggio mettono il veto.
Per rispettare gli obiettivi fissati dal PNIEC, il Piano Nazionale Integrato per il Clima e l’Energia, l’Italia dovrebbe rispettare una tabella di marcia di installazioni pari a circa 11-12 GW all’anno, ben lontana dagli attuali target di installazione.





