
Stablecoin in euro, il test delle banche comincia adesso
Il 14 ottobre la banca centrale olandese ha autorizzato Qivalis come istituto di moneta elettronica. La società riunisce 37 banche di 15 Paesi europei e punta a emettere una stablecoin legata all’euro. Sei giorni prima, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, aveva illustrato i prossimi passi verso l’euro digitale, con i primi test previsti nel 2027. Le due iniziative avanzano su percorsi diversi. Qivalis è un progetto privato, sostenuto da un consorzio bancario. L’euro digitale è invece una forma di moneta pubblica, emessa dalla banca centrale e pensata per affiancare il contante nei pagamenti quotidiani. Entrambe sollevano però una questione che riguarda direttamente le banche: che cosa succede quando cittadini e imprese iniziano a utilizzare nuovi strumenti per conservare e trasferire denaro?
Il limite agli euro digitali e le riserve delle stablecoin
Per l’euro digitale, una parte della risposta è già nelle regole proposte. Il progetto prevede un limite alla quantità di euro digitali che ogni persona potrà detenere, senza interessi. L’obiettivo è evitare che, soprattutto nei momenti di incertezza, famiglie e imprese trasferiscano in massa i propri soldi dai conti bancari alla moneta digitale della BCE. Sul limite, tuttavia, Parlamento e Consiglio hanno ancora posizioni diverse su chi debba stabilirlo e su come aggiornarlo, e il negoziato sul regolamento resta un passaggio decisivo.
Anche le stablecoin sono soggette a regole precise. Il regolamento europeo MiCA stabilisce che i token di moneta elettronica non possano riconoscere interessi ai loro possessori e impone agli emittenti di mantenere riserve a copertura dei token. Una parte di queste riserve deve essere depositata presso banche: almeno il 30% per gli emittenti ordinari, con una soglia del 60% per quelli classificati come significativi.
Cosa rischiano depositi, credito e debito pubblico
Queste regole proteggono chi utilizza le stablecoin e garantiscono che i token possano essere rimborsati. Restano però possibili effetti sul sistema bancario. Se una parte consistente dei clienti trasferisse denaro dai conti correnti alle stablecoin, alcune banche potrebbero perdere depositi e avere meno risorse da destinare ai prestiti. Una parte dei fondi resterebbe nel sistema bancario attraverso le riserve degli emittenti, ma la distribuzione della liquidità potrebbe cambiare.
L’effetto dipenderà soprattutto da dove arriveranno i soldi. Una stablecoin utilizzata per pagare acquisti o trasferire fondi tra Paesi potrebbe intercettare nuovi flussi di denaro. Una stablecoin acquistata spostando i risparmi da un conto corrente avrebbe invece conseguenze diverse. È questa distinzione a rendere difficile prevedere quanto il fenomeno potrà incidere sul credito.
La questione riguarda anche i mercati finanziari. Le riserve delle stablecoin possono essere investite, entro i limiti previsti dalla normativa, in attività liquide e a basso rischio, compresi titoli di Stato. Se il mercato crescesse sensibilmente, aumenterebbe il legame tra questi strumenti digitali e il debito pubblico europeo. La BCE ha richiamato l’attenzione su questi possibili effetti, oggi limitati dalle dimensioni ancora contenute del mercato.
Un dibattito aperto, anche per l’Italia
Sul modo migliore di sviluppare le stablecoin in euro il dibattito è aperto. In primavera Bruegel, centro studi economico con sede a Bruxelles, ha sostenuto la necessità di condizioni più favorevoli alla loro diffusione, anche per competere con gli strumenti denominati in dollari, che oggi dominano il mercato globale. Tra le proposte discusse figurano una maggiore flessibilità per gli emittenti e la possibilità di remunerare i token. La BCE ha espresso riserve su questa impostazione, sottolineando che le stablecoin non sono un modo efficace per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro. Per le banche la trasformazione presenta opportunità e rischi. Un consorzio come Qivalis permette agli istituti partecipanti di sviluppare un nuovo strumento di pagamento e di presidiare un mercato in crescita. Allo stesso tempo, una stablecoin potrebbe modificare il modo in cui i clienti utilizzano i propri conti e il modo in cui le risorse vengono distribuite tra gli intermediari, anche senza tradursi in una perdita netta di depositi per il sistema nel suo complesso. Anche l’Italia è coinvolta. Alcuni operatori italiani partecipano al progetto pilota dell’euro digitale e gruppi bancari nazionali sono presenti nel consorzio Qivalis. Le scelte dei prossimi anni riguarderanno quindi anche il sistema italiano, dai servizi offerti a famiglie e imprese fino alle condizioni con cui le banche finanziano il credito.
L’euro digitale e la stablecoin bancaria seguiranno calendari diversi, ma pongono la stessa domanda: come innovare i pagamenti senza indebolire il finanziamento dell’economia. La risposta dipenderà da chi utilizzerà questi strumenti, da dove arriveranno i fondi e da come saranno gestite le riserve, e quindi dalle regole che definiranno il rapporto tra moneta digitale, banche e credito.



