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Famiglie in difficoltà, istituzioni sfiduciate e nessuna visione comune: cosa dice il Rapporto Eurispes 2026
Gian Maria Fara, presidente Eurispes
© Imagoeconomica
28 Maggio 2026

Famiglie in difficoltà, istituzioni sfiduciate e nessuna visione comune: cosa dice il Rapporto Eurispes 2026

Il 38° Rapporto Italia dell’Eurispes fotografa un paese spaccato in due: ceto medio in erosione, cure sanitarie a cui si rinuncia, fiducia istituzionale che regge solo sul Quirinale. L’intelligenza artificiale affascina ma spaventa. E manca ancora una visione collettiva del futuro.

Quarantaquattro anni di osservazione della società italiana, sessanta schede tematiche, sei dicotomie come bussola interpretativa del presente. Il 38° Rapporto Italia dell’Eurispes, presentato il 27 maggio 2026, porta con sé un’immagine più netta e più preoccupante di quella degli anni scorsi: quella di un paese spaccato a metà, come il Visconte Dimezzato di Calvino, con le due parti che tirano in direzioni opposte senza trovare accordo. Il titolo scelto dal presidente dell’istituto, Gian Maria Fara, dice già tutto: “Un paese dimezzato. Rigenerare lo spirito di comunità e il senso dello Stato.”

Le sei dicotomie che strutturano il rapporto di quest’anno, Opes/Inopiae, Democrazia/Autoritarismo, Pace/Guerra, Omologazione/Identità, Distopia/Utopia, Presente/Futuro, non sono scelte retoriche. Sono la radiografia di un paese che convive con tensioni strutturali irrisolte, alcune delle quali si erano già manifestate nel Rapporto 2025, dove il filo conduttore era la crisi del “pensiero essenziale” e la difficoltà di immaginare un futuro collettivo degno di essere costruito.

Il ceto medio che scompare e le famiglie in difficoltà

Il dato economico che emerge con più forza è la progressiva erosione del ceto medio italiano. Secondo l’OCSE, il suo potere d’acquisto è sceso di circa il 7,5% dal 2021. Nel 2025 il reddito reale delle famiglie si è ulteriormente contratto dell’1,6%, mentre i beni essenziali, utenze, cibo e medicine, hanno continuato a crescere oltre il tasso di inflazione. La forbice si allarga: il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne controlla appena il 7,4%. Nel 2025 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61 miliardi di euro, circa 166 milioni al giorno.

Le conseguenze pratiche di questa pressione emergono chiaramente dai sondaggi campionari. Quasi la metà degli italiani (47,8%) prevede un peggioramento della situazione economica del paese nei prossimi dodici mesi, dato in crescita di oltre dieci punti rispetto all’anno precedente. Il 62,1% arriva a fine mese ma con difficoltà, e un terzo è costretto ad attingere ai risparmi. L’affitto rimane la voce più problematica per le famiglie, che pesa sul 45,6% di chi deve sostenere questa spesa.

Anche sul versante dei consumi le strategie difensive si moltiplicano. Sei italiani su dieci rinviano acquisti considerati necessari, il 54% taglia le uscite fuori casa, il 52% ridimensiona vacanze e viaggi. Il 38% paga in nero servizi domestici, ripetizioni o piccole riparazioni. La rinuncia alle cure sanitarie, peraltro già presente nel rapporto 2025, si aggrava ulteriormente: il 34,6% rinuncia ai controlli medici periodici (erano il 27,2% l’anno scorso), il 32,1% alle cure odontoiatriche (28,2% nel 2025).

Il sistema pensionistico contribuisce a questo quadro. Le nascite sono calate del 34% in vent’anni, la base contributiva si restringe, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Le proiezioni ottimistiche che prefigurano un miglioramento dopo il 2040 poggiano su ipotesi, una crescita della produttività all’1,3% annuo, un’inversione della natalità, un saldo migratorio positivo, che i dati attuali faticano a sostenere.

Le istituzioni e la fiducia che non trova casa

Il Presidente della Repubblica è l’unica figura istituzionale a raccogliere la piena fiducia dei cittadini, con il 61,8% di giudizi positivi. Il dato è coerente con quanto già rilevato nel 2024, quando Mattarella aveva toccato il 63,6% ed era risultato l’unica ancora di legittimità percepita in un sistema in crisi di rappresentanza. Parlamento e governo restano distanti: il primo si ferma al 26,1% di fiduciosi, il secondo al 32,1%. La sfiducia verso la politica e i partiti rimane radicata, anche se questi ultimi mostrano una lieve risalita, dal 21,1% al 25,7%.

Le forze dell’ordine e le forze armate restano invece ampiamente apprezzate, con la Guardia di Finanza al 71,7% e l’Aeronautica Militare al 74%. L’Intelligence si conferma sopra il 63%. I Vigili del Fuoco raggiungono l’85,8%.

Il dato più interessante riguarda la percezione della democrazia. Il 50,3% degli italiani vorrebbe che il Presidente della Repubblica avesse più poteri, per rendere il sistema “più moderno ed efficiente”. Una quota significativa (22,9%) punta invece sul Presidente del Consiglio. Dietro queste preferenze si legge un desiderio diffuso di autorevolezza istituzionale che il sistema attuale non riesce a garantire.

L’Italia e il mondo: tra guerre, dazi e un’Europa che non convince

Il 38° Rapporto si confronta con uno scenario internazionale che già il Rapporto precedente aveva descritto come frammentato e pericoloso. Tre quarti degli italiani (75,6%) giudicano ingiustificabile l’invasione russa dell’Ucraina, ma il 52% ritiene che sia il preludio di un espansionismo russo su altri territori. Sull’ipotesi di una spartizione del mondo in sfere di influenza tra le superpotenze, la maggioranza degli italiani (54,9%) esprime una valutazione negativa, pur con un quarto del campione che non sa come giudicarla.

Sul fronte militare, gli italiani si mostrano tutt’altro che bellicisti. Il 69,8% è contrario a un incremento della spesa militare, il 63,2% si oppone al ripristino del servizio di leva, il 52,6% ritiene che l’Italia dovrebbe restare neutrale anche in caso di attacco a un paese alleato NATO. Un risultato in netta controtendenza rispetto all’onda di riarmo che percorre l’Europa.

Il giudizio sull’Unione Europea è impietoso. Il 67,8% degli italiani la considera priva di unità politica, il 65,2% vede la stessa mancanza sul piano economico, il 64,4% su quello della difesa. Solo il commercio regge, ma anche lì la maggioranza (57,9%) non percepisce coesione. È il ritratto di un gigante immobile, per usare la metafora di Fara, imbrigliato dalle logiche nazionali dei suoi membri.

Intelligenza artificiale tra promesse e diffidenza

Se il 37° Rapporto aveva dedicato ampio spazio al tema dell’IA come fenomeno emergente e divisivo, il 38° ne registra l’ulteriore espansione nella vita quotidiana. Oggi il 51,8% degli italiani la utilizza, ma a farlo in modo abituale è solo il 14,4%. Si usa soprattutto per richiedere informazioni pratiche (81,3%), per lavoro e studio (60,5%), per svago (54%). Il 41,2% la utilizza anche per indicazioni di carattere sanitario.

L’atteggiamento degli italiani verso questa tecnologia resta ambivalente. Il 62,7% la considera utile e altrettanti (62,5%) chiedono una regolamentazione. Ma la fiducia nei sistemi di IA si fa molto selettiva: funziona per la generazione di testi (54%), crolla per le diagnosi mediche a distanza (71,1% di sfiduciosi), la selezione del personale (77,3%) e le decisioni finanziarie (65,9%). Fara nel rapporto introduce anche il concetto di “Ignoranza Artificiale”, l’effetto collaterale dell’IA sull’impoverimento del pensiero critico e sulla diffusione del “pensiero corto”, come rischio sistemico che si intreccia con quello delle opportunità.

Il cyberstalking intanto è diventato il reato digitale più diffuso: ne ha subito almeno un episodio il 28,2% degli italiani che usano il digitale, contro il 14% del 2024. Un incremento di quattordici punti in due anni.

La società e i suoi segnali deboli

Quello che emerge è un paese che si trova in un momento di transizione difficile, consapevole dei propri problemi ma privo di una visione condivisa per affrontarli. La frattura tra chi ha e chi non ha si allarga. La fiducia nelle istituzioni si concentra su poche figure e si disperde sul resto. Il futuro spaventa più che attrarre. “Siamo sempre più consapevoli del fatto che oggi quella visione manca”, scrive Fara nelle considerazioni generali. E finché manca una visione, le due metà del paese continueranno a tirare dalla loro parte, come nel romanzo di Calvino, senza trovare la strada per ricongiungersi.

Facciamo il punto