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Il governo vara i decreti sull’intelligenza artificiale. L’Italia prima in Europa
© Imagoeconomica
11 Giugno 2026

Il governo vara i decreti sull’intelligenza artificiale. L’Italia prima in Europa

Il Consiglio dei ministri ha approvato il 10 giugno i primi due decreti attuativi della legge 132/2025 sull’IA. Riconoscimento facciale, lavoro, scuola e governance: le regole e le polemiche.

Il Consiglio dei ministri riunito il 10 giugno 2026 a Palazzo Chigi ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi attuativi della legge 132 del 2025 sull’intelligenza artificiale. Si tratta del primo quadro normativo nazionale organico in materia, che colloca l’Italia tra i primi paesi europei ad aver tradotto nella propria legislazione interna le disposizioni dell’AI Act europeo, il Regolamento UE 2024/1689. Il provvedimento non introduce una disciplina alternativa a quella comunitaria ma ne assicura, secondo Palazzo Chigi, la piena attuazione nell’ordinamento nazionale. Il filo conduttore dichiarato dall’esecutivo è la cosiddetta cornice “antropocentrica”: l’intelligenza artificiale può sostenere decisioni, servizi, formazione e competitività, ma non deve sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali. Prima di entrare in vigore, entrambi gli schemi di decreto dovranno passare al vaglio delle Commissioni parlamentari, della Conferenza delle Regioni e delle Authority competenti. La governance del sistema sarà affidata congiuntamente all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che fungerà da autorità di notifica, e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che avrà il ruolo di autorità di vigilanza del mercato.

Le regole per le forze di polizia tra prevenzione e garanzie

Il capitolo più controverso dei decreti riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine. Il testo disciplina due modalità distinte. La prima, quella preventiva e in tempo reale, consente l’identificazione biometrica remota nei luoghi pubblici esclusivamente in casi eccezionali: minacce terroristiche, reati di particolare allarme sociale, ricerca di persone scomparse o vittime di tratta, sequestro e sfruttamento sessuale. In questi casi è richiesta la previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria, la richiesta deve specificare finalità, durata, area territoriale e tecnologie impiegate, e l’autorizzazione ha una validità massima di quindici giorni, prorogabile con motivazione. Solo in caso di urgenza le forze di polizia possono procedere senza autorizzazione preventiva, con successiva convalida da parte del giudice entro tre giorni. La seconda modalità, quella a posteriori, consente invece di integrare sistemi di videosorveglianza già esistenti con componenti di riconoscimento facciale, ma soltanto dopo la commissione di un reato, anche tentato, e per identificare persone già indiziate sulla base di documentazione video-fotografica e di elementi oggettivi e verificabili. I dati biometrici raccolti durante eventi pubblici possono essere conservati localmente per sette giorni, mentre i log delle operazioni vengono mantenuti per cinque anni per consentire controlli e verifiche. È vietato costituire banche dati biometriche attraverso la raccolta massiva e indiscriminata di immagini dal web o da sistemi di videosorveglianza, pratica nota come scraping. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa, e che l’IA rimarrà uno strumento di supporto all’azione di polizia senza mai sostituire la decisione umana. Le opposizioni, in particolare il Partito Democratico, hanno tuttavia sollevato dubbi, parlando di un approccio che ricorda la fantapolitica di Minority Report e segnalando i rischi di distorsioni algoritmiche a danno di soggetti migranti o vulnerabili.

Lavoro, giustizia e responsabilità civile

Sul fronte del lavoro, i decreti introducono il divieto esplicito di adottare decisioni automatizzate che incidano sul rapporto di lavoro (assunzioni, modifiche contrattuali, licenziamenti, sanzioni disciplinari) affidate esclusivamente a sistemi di intelligenza artificiale. La decisione finale deve sempre restare in capo a una persona fisica: in caso contrario il provvedimento è nullo, e i lavoratori hanno diritto a una motivazione intelligibile delle scelte che li riguardano. Le aziende saranno inoltre tenute a indicare l’incidenza dei sistemi di IA nei propri processi decisionali. Nel settore della giustizia, i magistrati riceveranno formazione specifica sulle competenze tecniche, giuridiche ed etiche necessarie per valutare e utilizzare strumenti basati sull’IA, con percorsi affidati alla Scuola Superiore della Magistratura. I decreti introducono anche una nuova fattispecie penale: il reato di chi progetta, realizza o omette le necessarie misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, quando tale condotta determini un concreto pericolo per l’incolumità delle persone o per la sicurezza dello Stato. Le pene previste vanno da uno a cinque anni, fino a otto se viene messa a rischio l’incolumità pubblica. Sul versante civile, viene rafforzata la tutela di chi subisce danni da un sistema di IA: il soggetto leso potrà chiedere al giudice l’accesso ai registri e alla documentazione tecnica del sistema, e in caso di violazione degli obblighi del regolamento europeo il nesso causale si presume fino a prova contraria.

Scuola, pubblica amministrazione e investimenti

I decreti intervengono anche sulla formazione, a partire dalla scuola primaria. Fin dalle elementari saranno introdotte nozioni fondamentali sul linguaggio dell’IA e sugli algoritmi, mentre nei licei l’intelligenza artificiale entrerà nel curriculum formativo in modo esplicito, integrata nel programma di educazione civica e accompagnata da una riforma dell’insegnamento della matematica. Il governo ha stanziato complessivamente 300 milioni di euro per la formazione dei docenti, con la costituzione di comitati tecnico-etici territoriali e percorsi di aggiornamento affidati alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione per il personale della pubblica amministrazione. Ulteriori 100 milioni sono destinati alla formazione universitaria, con un ruolo centrale attribuito agli ITS Academy per tradurre l’evoluzione tecnologica in competenze professionali richieste dalle imprese. Anche i professionisti (avvocati, medici, ingegneri) dovranno seguire percorsi formativi promossi dai rispettivi ordini. Per la governance complessiva del sistema IA nazionale è previsto un investimento di un miliardo di euro, già stanziato dalla legge 132 del 2025. Un comitato di tredici esperti, nominato contestualmente all’approvazione dei decreti e coordinato da Gianluigi Greco, è incaricato di aggiornare la Strategia nazionale sull’IA per il periodo 2026-2028.

Il nodo dei dati biometrici e le critiche aperte

Uno dei punti più dibattuti resta la gestione concreta dei dati biometrici. Il decreto vieta espressamente l’utilizzo di grandi banche dati biometriche, ma non fornisce ancora una definizione precisa di cosa si intenda per “grandi” banche dati. Secondo le informazioni ottenute da IrpiMedia, la banca dati biometrica Afis in uso alle forze di polizia italiane conteneva nel 2022 dati di oltre 18 milioni di persone, di cui circa il 73 per cento di provenienza extra-europea: una dimensione che rende il confine tra sistema consentito e sistema vietato tutt’altro che nitido. Un ulteriore elemento critico segnalato dagli esperti riguarda l’affidamento dei software di riconoscimento facciale a soggetti privati: il sottosegretario Alfredo Mantovano ha confermato che alle gare potranno partecipare sia soggetti pubblici che privati, con requisiti che dovranno rispettare il regolamento europeo. Il presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato Atlantico italiano, Stefano Mele, ha osservato che in presenza di dati così strategici come quelli biometrici e facciali sarebbe preferibile coinvolgere attori pubblici nazionali per la gestione di questi software. Il senatore del Partito Democratico Filippo Sensi ha definito il provvedimento uno “Stato di Polizia distopico” armato di manganello elettronico, mentre avvocati esperti di informatica giuridica come Francesco Paolo Micozzi hanno sottolineato come questa normativa disciplini qualcosa che nella pratica viene già applicato, mettendo a terra garanzie che l’Unione europea richiedeva all’Italia da anni. I decreti devono ora completare il proprio iter parlamentare prima di acquistare forza di legge definitiva.

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