
L’emendamento sulle preferenze non passa, caos nel centrodestra
Dopo che il centrodestra ha trovato faticosamente l’accordo sulla Legge Elettorale, ieri in Aula durante l’esame, è arrivato uno scossone. Lunedì è cominciato l’esame del testo della riforma alla Camera, che continuerà in questi giorni.
Prima dell’inizio dei lavori dall’opposizione era stato chiesto il voto segreto sull’emendamento, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel pomeriggio aveva sfidato l’opposizione a non chiedere il voto segreto, incoraggiando i deputati a prendersi le responsabilità del proprio voto. Responsabilità che non sono emerse, dato che per un solo voto, 188 a 187, la Camera ha bocciato l’emendamento (tramite voto segreto) più dibattuto: quello che prevedeva la reintroduzione delle preferenze nella legge elettorale. Ma a votare contro non è stata solo l’opposizione: anche trenta deputati del centrodestra, che hanno provocato così una frattura interna alla maggioranza.
L’esultanza dell’opposizione e la crisi nel centrodestra
Non sono mancati i festeggiamenti da parte delle opposizioni, che subito dopo l’annuncio del voto sono esplosi esultando. Si sono sollevati immediatamente cori che chiedevano dimissioni ed elezioni anticipate, accompagnate dalla richiesta più scontata di questi mesi “Meloni ora salga al Colle e rimetta il mandato, non ha più una maggioranza”. Dopo aver vissuto in fibrillazione tutto il pomeriggio, con riunioni tra Lega e Fratelli d’Italia che avevano dato il mandato a votare sì, con minacce velate: “Niente scherzi, qui si parla della tenuta del governo”, la stangata all’emendamento ha provocato non pochi scossoni nella maggioranza.
“Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude”, scrive Meloni sui social dopo la bocciatura delle preferenze, “il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione”.
Subito dopo la votazione si cerca di ricostruire cosa è accaduto, andando a vedere i tabulati dei voti precedenti per capire chi e quando ha votato contro. Ed emerge il quadro: l’opposizione è arrivata da tutti e tre i partiti di cdx per motivi diversi.
Un po’ di contesto
Tra FdI le donne erano restie, convinte di venire penalizzate dalla mancanza di alternanza di genere. All’interno della Lega, invece, il sistema delle preferenze non era mai piaciuto. Ci sono dei casi curiosi, come quello del sottosegretario Federico Freni: essendo in missione era assente giustificato, ma è entrato in aula e non ha votato. Un caso analogo è quello su Vania Gava, che risultava assente ma invece era presente.
La polemica arriva invece per i deputati di Futuro Nazionale che, durante il voto segreto, si sono ripresi per far vedere che votavano a favore, andando così contro il regolamento. “Ieri hanno vinto quelli che io chiamo gli infami della poltrona“, commenta Roberto Vannacci, il leader di FNV durante un incontro a Vasto. “I badogliani del centrodestra hanno potuto sparare alla schiena del loro stesso schieramento – ha aggiunto – ma grazie alle munizioni che gli ha fornito il PD, la sinistra. Perché è la sinistra che ha chiesto il voto segreto. Nessuno vuole queste preferenze, né la sinistra né i badogliani della destra. Futuro Nazionale è l’unico partito che da subito ha detto che dobbiamo ridare la sovranità al popolo. Dobbiamo consentire agli italiani di scegliere i propri rappresentanti presso il Parlamento”.
Ma cosa prevedeva l’emendamento?
La proposta della nuova Legge Elettorale prevede un’assegnazione di un premio di maggioranza per chi ottiene almeno il 42% dei voti, eliminando così il sistema attualmente in vigore. Il nuovo meccanismo sarebbe proporzionale, con un premio di maggioranza pari al 55% per chi supera la soglia del 42% dei voti, con l’obbligo di indicare il potenziale premier.
La riforma avrebbe previsto un ritorno alle preferenze. Attualmente i cittadini sono chiamati a esprimere preferenze su liste bloccate di candidati; il testo, invece, prevedeva l’introduzione di un sistema misto: capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a un massimo di tre preferenze per i candidati di una lista composta da 7 candidati (nei collegi plurinominali).
Nel caso in cui un cittadino avesse deciso di esprimere più preferenze, sarebbe stato introdotto un sistema simile a quello previsto dalla legge elettorale per le elezioni europee: l’obbligo di scegliere candidati di sesso diverso. Nel caso in cui venivano espresse tre preferenze, almeno una sarebbe dovuta andare a un candidato di sesso diverso rispetto agli altri due, pena l’annullamento delle altre due preferenze. Ed è proprio questa peculiarità che ha fatto storcere il naso all’interno del partito di Giorgia Meloni.
Nei prossimi giorni continuerà la votazione sugli altri emendamenti, e verranno ripresentate altre versioni dell’emendamento sulle preferenze. Il testo dovrà poi essere votato nella sua interezza.





